Carmagnini su Orsato: "Sua gestione Var estremista. Vuol combattere i rigorini"
Così l'ex arbitro, Giancarlo Carmagnini, a Radio FirenzeViola durante "Palla al centro" sulle nuove regole di arbitraggio in Serie A e su quanto riferito nelle scorse ore dal designatore arbitrare Daniele Orsato:
Che impressione si è fatto della gestione di Daniele Orsato e del minor ricorso al VAR?
“Questa manovra che sta facendo mi sembra un po’ troppo estremista. Vuole probabilmente che gli arbitri si comportino come faceva lui in campo: se non ricordo male, un paio di volte fu richiamato al VAR per episodi abbastanza netti e rimase della propria idea. Gli arbitri che dovevano richiamarlo erano terrorizzati. Ci vorrebbe un pochino più di equilibrio: l’anno scorso, dopo cinque giornate, c’erano stati quattordici interventi del VAR, quest’anno uno solo. Gli episodi molto contestati sono sei o sette, quindi viene fuori una media quasi matematica. Il fallo nell’ultima giornata, in Atalanta-Juve, l’avrebbe visto anche mio padre che ha 82 anni. Mi sembra strano che al VAR non si accorgano di episodi così netti, chiari, evidenti, oserei dire eclatanti. O Daniele Orsato li ha tutti terrorizzati”.
Gli arbitri tendono a interpretare in maniera molto rigida le direttive di chi li guida. Potrebbe servire un po’ di tempo per trovare un equilibrio e calibrare meglio il messaggio di Orsato?
“Però mi sembra che in questi anni, salvo due o tre dei cosiddetti capogruppo, gli anziani come Doveri o Mariani, gli arbitri non abbiano personalità. Che cosa ti impedisce di richiamare l’arbitro al VAR su un fallo come quello di domenica oppure sulla trattenuta di Caracciolo a Pellegrino? Mi viene in mente anche il fallo di mano in Torino-Milan, con il giocatore che ha il braccio parallelo al terreno e il pallone che gli colpisce la mano, nel punto più lontano dal corpo. Questa è mancanza di personalità. Nessuno, nemmeno Orsato che può averti detto ‘Mi raccomando, meno VAR, meno rigori’, ti può dire niente se fischi una trattenuta come quella su Pellegrino o quella a Roma"
Il punto di partenza, anche con Rocchi, era combattere i cosiddetti “rigorini”, quelli che bisogna andare a cercare con il lanternino. È un principio giusto?
“Sicuramente. Va bene non eccedere con il VAR, ma passare da quattordici interventi a uno da un anno all’altro mi sembra troppo. Come dicevo prima, ci sono sei o sette episodi che stanno giusto nel mezzo, perché quelli ci sono stati. Secondo me gli arbitri al VAR hanno paura di richiamare il collega in campo. Io ci sono stato nel mezzo e, come dico sempre, l’arbitro su 360 gradi ne ha uno solo a disposizione: può essere impallato, può esserci un riflesso, può essere distratto da due giocatori che si stanno trattenendo. Al VAR, invece, sono in quattro e non devono fare altro che vedere quello che succede. Hanno tutti i 360 gradi a disposizione, non uno soltanto come l’arbitro in campo”.
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