Vanoli torna sulla sua salvezza: "Un capolavoro. Meritavo la conferma"

Vanoli torna sulla sua salvezza: "Un capolavoro. Meritavo la conferma"FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 15:45Primo Piano
di Redazione FV

Paolo Vanoli ha concesso oggi una lunga intervista al Corriere dello Sport-Stadio. Tra i tanti temi affrontati, l'ex allenatore della Fiorentina si è soffermato a lungo sulla scorsa stagione, togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa. Ecco le sue dichiarazioni:

Da 1 a 10, quanto le dispiace non essere ancora a Firenze?
"Tanto, direi 11. Perché me lo sono meritato. Volevo costruire una squadra a mia immagine, confrontarmi con il direttore ed ero convintissimo di poter portare la Fiorentina in alto, perché conoscevo bene l’ambiente. Ho lavorato sei mesi con una squadra che non avevo scelto io e il dispiacere sta proprio lì".

Che situazione ha trovato quando è arrivato alla Fiorentina?
"Sono entrato in società in un momento molto particolare. La settimana prima era andato via anche Pradè e ci siamo ritrovati praticamente io, Ferrari e Goretti. La squadra era stata costruita per altri obiettivi, ma si trovava ultima con quattro punti. Nello spogliatoio c’era anche gente spaventata e la cosa più difficile era riuscire a far reagire i giocatori".

È vero che praticamente viveva al Viola Park?
"I primi dieci giorni ero andato anche a vedere delle case, poi ho pensato che, se volevamo fare qualcosa di importante, dovevo fermarmi al Viola Park. Ho vissuto il Viola Park. In situazioni del genere devi togliere dalla testa dei giocatori l’idea che tanto ci si salverà facilmente. Quello era uno dei problemi più difficili da affrontare".

Quanto è orgoglioso della salvezza conquistata?
"L’obiettivo che mi aveva dato il presidente, quando ci siamo parlati, era sistemare la situazione e raggiungere la salvezza. Ci siamo riusciti. Oggi, vedendo i tifosi viola festeggiare il centenario, sono ancora più orgoglioso. Ho lasciato la Fiorentina in Serie A e ho dato la possibilità di costruire un sogno".

La considera un’impresa?
"Sì. Abbiamo preso una squadra con quattro punti e siamo riusciti a cambiare anche una statistica importante: nessuna squadra si era mai salvata dopo 14 partite senza vittorie. Nel girone di ritorno abbiamo conquistato 29 punti, gli stessi della Lazio e uno in più del Milan. Per me quella doveva essere la base da cui ripartire. Oggi, ripensandoci, credo sia stato un capolavoro".

Quanto ha inciso la scomparsa di Rocco Commisso?
"È stata un’ulteriore bastonata in una situazione che era già molto complicata, soprattutto per la famiglia Commisso, ma anche per tutti noi. Io continuo a ringraziare la famiglia perché mi ha dato l’opportunità di allenare una squadra importante come la Fiorentina e di realizzare qualcosa che avevo dentro da tanto tempo".

Perché ha accettato la Fiorentina in una situazione così difficile?
"Avevo una voglia enorme di allenare questa squadra perché ci avevo giocato, conoscevo Firenze e sapevo cosa rappresentasse il tifoso viola. Ho firmato un contratto, diciamo, unilaterale, dando praticamente tutto a favore della società. In quel momento avevo anche altre possibilità, ma sentivo forte la voglia di fare qualcosa di importante e poi provare a portarlo avanti".

Si aspettava di rimanere dopo la salvezza?
"Non mi chiedo mai perché succedano certe cose. Le decisioni spettano alla società. Forse quello che mi ha dato più fastidio, soprattutto dal punto di vista personale e umano, sono stati i tempi. Penso che certe cose si sapessero già prima e che si sarebbe potuto tranquillamente dire "grazie, arrivederci". Detto questo, credo che, per il lavoro fatto, sia stata anche una decisione difficile cambiare Vanoli".

Che rapporto ha avuto con Fabio Paratici?
"Considero il direttore una persona di valore, che capisce davvero di calcio, e ho avuto il piacere di lavorare con lui per sei mesi. Poi il calcio ormai è un’azienda e, quando cambiano determinate cose, rischi di cambiare anche tu. Quello che ho fatto sul campo, però, rimane tangibile".

Come giudica la Fiorentina costruita dopo il suo addio?
"Oggi, guardando il mercato che è stato fatto, penso che si possa costruire un sogno. Paratici ha praticamente azzerato quella squadra e ha scelto di ripartire in maniera diversa. Io ne sono orgoglioso, anche perché ho lasciato la Fiorentina in Serie A e ho dato al club la possibilità di costruire qualcosa di importante".

Qual è stata una delle decisioni più difficili che ha dovuto prendere durante quei mesi?
"Ci sono stati parecchi momenti complicati. Uno è stato decidere di cambiare capitano e affidare maggiori responsabilità a De Gea, perché in quel momento pensavo fosse la persona giusta per caricarsi sulle spalle una responsabilità enorme. Senza togliere nulla a Luca Ranieri: in una squadra ci sono più capitani".

Che giocatore è Moise Kean?
"È un giocatore forte. Abbiamo raggiunto la salvezza avendo a disposizione per poco tempo un calciatore che l’anno precedente aveva segnato 22 gol. Con me ha sempre cercato di dare tutto per la maglia, poi ha avuto alcuni problemi fisici. Penso che sia uno dei più forti attaccanti italiani e lo ha dimostrato anche con la Nazionale".

Quali giocatori sono cresciuti maggiormente sotto la sua gestione?
"Ndour è cresciuto tanto, Mandragora ha fatto un anno importante e Fagioli ha trovato una sua dimensione. Ma Parisi mi ha impressionato sotto tutti i punti di vista. Quando abbiamo cambiato sistema e non avevamo esterni, gli ho chiesto se fosse in grado di cambiare ruolo e lo ha fatto veramente bene".

E Fagioli?
"È un giocatore talentuoso. Ho scoperto un ragazzo intelligente dal punto di vista calcistico e dotato di grande personalità tecnica. Tutti pensavano che non potesse fare il play, ma quando uno è intelligente e si mette a disposizione può ricoprire qualsiasi ruolo. Con me lo ha fatto veramente bene. In quel momento ha sentito anche la fiducia e, a volte, la fiducia ti permette di dare qualcosa in più".

Cosa le è rimasto maggiormente del rapporto con i tifosi?
"Quando vedo la tifoseria di Firenze mi viene la pelle d’oca. Credo che la più grande soddisfazione per un allenatore sia stato il tributo ricevuto dai tifosi viola all’ultima giornata. Per me vale più di tutto". Alla battuta di Zazzaroni sulla possibilità di aver conservato quel momento come suoneria del cellulare, Vanoli risponde: "No, ce l’ho nel cuore".

Il pubblico di Firenze è presuntuoso?
"No. Ambizioso, ambizioso, ambizioso".