Kean dentro sullo 0-3 e altre inspiegabili scelte: per Grosso battesimo choc a Roma. Tra mercato e ingenuità serve più pazienza del previsto. Domani il corteo dei tifosi, l’importante è non perdere l’entusiasmo
Quattro schiaffi a Roma e un rientro sulla terra pieno di dubbi sulla gestione di Kean e della formazione. Cominciamo dalla fine: Moise entra al 63’ sullo 0-3 insieme a Oulai e Jimenez, la Fiorentina passa al 4-4-2 in una situazione obiettivamente disperata (almeno con Kean comincia a tirare in porta). Ma il disastro resta completo e il 4-0 di Pisilli fa già entrare Grosso in un vortice di dubbi e critiche. Aggravanti: il primo tempo giocato sotto ritmo con lo stesso centrocampo della scorsa stagione (perché fuori Oulai?), con Dodo in difesa riesumato per motivi che a caldo non sappiamo spiegare, più Pellegrino lasciato nelle grinfie di Ndicka in una situazione lontanissima dalla sua preferita (il gioco aereo). Ma chi gli avrebbe dovuto recapitare i cross? E perché Atta così defilato a sinistra, oltretutto arretrato in copertura? La Roma ha giocato con più ritmo e qualità, Dybala e Malen hanno sdraiato almeno due reparti viola con raccordi che la Fiorentina ancora si sogna. La gestione del caso-Kean ha probabilmente aggiunto tensione, ma non ci si aspettavano così tanti problemi collegati alla scelta di una formazione che ha sorpreso tutti all’inizio e deluso durante la partita, con il mistero dei cambi sullo 0-3.
La Fiorentina dunque è partita con il nuovo tatuaggio di Kean in panchina (Shiloh, cioè il Principe della pace o dono di Dio) e inevitabilmente anche il proprietario della scritta è rimasto fuori dai giochi. Molto se ne è parlato all’inizio, sembrava un segnale di mercato e Paratichi ha ringhiato un ‘Noi pensiamo alla partita’ che sa di melina in attesa del Como. Nel primo tempo il centrocampo viola è quello dello scorso anno e c’è più qualità e possesso della Roma (66 per cento), Pellegrino è abbastanza disperso fra le grinfie di Ndicka, Atta esterno a sinistra e troppo arretrato, Mastantuono attivo ma stramarcato e recuperato, difensori molli sul taglio centrale a lama di Dybala che innesca il gol di Malen, Ndour in difficoltà contro Kone. La Fiorentina ha lasciato tranquillo Svilar, mentre De Gea ha salvato un ragno deviando un destro di Mora diretto nell’angolo lontano. Tante proteste viola per il fallo di Hermoso su Mastantuono all’inizio dell’azione del gol e ancora una volta l’uniformità di giudizio degli arbitri è andata in vacanza.
Sul raddoppio di Malen, errori in serie: prima Joao Mario non stoppa il lancio di Hermoso per Dybala, poi Dragusin lascia troppo spazio a malen, che batte un sorpreso (troppo) De Gea. Il tris è nato con la Fiorentina ancora in bambola sulla premiata coppia Dybala-Malen, che poi per fortuna della Fiorentina è uscito.
E ora?
Sabato allo stadio ci sarà la festa viola, 100 anni portati si spera bene almeno contro il Frosinone, che si troverà immerso in una baraonda che rimbomba dal 1926 nei cuori di chi ama questa squadra. Fra le iniziative anche la mobilitazione pulsante dei tifosi, con il Corteo che partirà domani alle 19 da Santa Maria Novella e si spalmerà nel centro in direzione Palazzo Vecchio, prima di puntare i Lungarni per festeggiare la nascita della bambina-centenaria, a mezzanotte, con fuochi di artificio e droni di pace. Nessuno avrebbe mai immaginato un ko così rotondo a Roma.
Sulla data esatta del compleanno (26 o 29, da anni gli statistici si accapigliano, anche se il 29 stravince a suon di documenti). Possiamo di nascosto sorvolare: la passione non ha età e i tifosi hanno certamente scelto una data diversa da quella decisa dal club per un appuntamento svincolato dall’ufficialità.
Un Centenario che il presidente Joseph Commisso ha provato a ricomporre con Antognoni, il quale ha fatto una scelta che non mi permetto di giudicare: impossibile entrare nel vissuto del Capitano, che a Firenze resta una leggenda a prescindere da tutto e sempre sarà così, nonostante l’ondata sentimentale avversa. Certo chi non lo ha visto giocare e soprattutto non ha vissuto la storia - sono passati quasi 40 anni dall’ultima partita di Antognoni - ha della vicenda una visione parziale, orientata, sui social purtroppo rancorosa. E’ stata un’occasione persa, o la naturale conseguenze di 5 anni vissuti male? Insisto: nessun giudizio, ma solo rispetto per una decisione che per Antognoni non è stata indolore. Anzi.
Infine mini punto sul calendario, visto che la Fiorentina giocherà 4 delle prossime 5 partite al Franchi: Frosinone e Torino in campionato, Pisa in Coppa Italia, Napoli di nuovo in campionato. In mezzo, l’unica trasferta a Venezia. Dimezzato o no, il Franchi potrà spingere la giovane e cara centenaria, che ha un buon udito e certamente ascolterà l’amore declinato nei cori nonostante l’inizio così lontano dalle speranze.
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