Braschi e un sabato d'ansia (positiva): la scelta di Vanoli e le emozioni della punta. Ora altri due sogni
Non passerà certo alla storia come la gara più bella della sua (ce lo auguriamo) carriera da professionista - nel secondo tempo di Roma, per esempio, era andato meglio - eppure la gara disputata ieri da Riccardo Braschi è servita per capire di che pasta è fatto il centravanti della Fiorentina Primavera, che ieri contro il Genoa ha collezionato la sua terza presenza tra i professionisti dopo i 10' in Conference contro il Rakow e i 45' dell'Olimpico di settimana scorsa. Una notizia - quella della titolarità - che Paolo Vanoli ha comunicato al classe 2006 sabato pomeriggio, al termine della rifinitura (lui non si aspettava di giocare: credeva sarebbe toccato a Piccoli), e che Braschi ha vissuto da un lato con grande orgoglio ma dall'altro - racconta chi lo conosce bene - gli ha fatto passare un sabato sera di... ansia e nervosismo. Cose che capitano a 20 anni.
La notte, però, ha portato consiglio visto che poi il giocatore è entrato in campo più deciso che mai, raccogliendo i primi applausi dai 19mila del Franchi per qualche giocata di livello, tra cui un colpo di tacco a metà primo tempo. C'è un episodio però che ha colpito più di altri, ovvero il fatto che prima che tutta la squadra a gruppetti facesse ingresso in campo per valutare le condizioni del terreno di gioco (ancora in divisa di rappresentanza), Braschi si è presentato tutto solo sul manto erboso del Franchi e per almeno 10' con le cuffie alle orecchie ne ha percorso tutto il perimetro, molto pensieroso. L'ansia era passata ma... fino a un certo punto. Adesso però Braschi ha ancora due sogni da portare a termine: giocare una porzione di gara all'Allianz Stadium contro la Juventus e poi regalare lo scudetto alla Primavera, con la quale in questa stagione ha segnato 17 reti in 27 partite (oltre a 5 assist).
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