Il "doppio" Kean ormai è un caso. Rendimento deludente nella Fiorentina con un gol ogni 255', entusiasmante in Nazionale con una rete ogni 56': cederlo o confermarlo sperando nel ritorno del vecchio bomber?

Il "doppio" Kean ormai è un caso. Rendimento deludente nella Fiorentina con un gol ogni 255', entusiasmante in Nazionale con una rete ogni 56': cederlo o confermarlo sperando nel ritorno del vecchio bomber?FirenzeViola.it
sabato 9 maggio 2026, 11:30L'editoriale
di Alberto Polverosi

Alla vigilia di una partita che potrebbe/dovrebbe mettere fine a una delle stagioni più tormentate del secolo di storia viola, c’è/ci sarebbe la possibilità di tracciare un primo bilancio. Ce lo sconsiglia caldamente la stessa Fiorentina che, nella sua totale inaffidabilità, ci spinge verso altre riflessioni. Una di queste riguarda Moise Kean. Non sappiamo ancora se sarà in campo contro il Genoa. La tibia è ancora dolente, la condizione non è brillante. Il problema è che mezzo Kean come centravanti vale più di Piccoli e Gudmundsson. Già, mezzo Kean.

E’ quanto si è visto in questa terribile stagione. Vice capocannoniere nel campionato scorso alle spalle di Retegui con 19 gol e un totale di 25 coppe comprese, ora in Serie A è fermo a 8 a cui va aggiunto un solo gol in Conference League. C’è un “però” nell’annata del centravanti viola o forse sarebbe meglio dire del centravanti azzurro, visto che quando ha cambiato colore, passando dalla Fiorentina alla Nazionale, si è rivisto il Kean dell’anno precedente. Se in campionato con 26 presenze e 2.041 minuti in campo ha tenuto una media di una rete ogni 255 minuti, in Nazionale con 6 gol in 336’ la sua media è clamorosa ma in senso opposto: una rete ogni 56’. Non solo, nella fallimentare stagione azzurra Moise ha giocato 5 partite e ha sempre segnato, sia con Spalletti che con Gattuso.

Non è la prima volta che un giocatore rende di più in Nazionale che nel proprio club, ricordiamo per esempio Montolivo ma nel suo caso c’era una ragione non solo tecnica: il ct della Nazionale era Cesare Prandelli, ovvero il tecnico che a Firenze lo aveva portato a livelli notevoli. Il doppio Kean è più difficile da spiegare. Che ci tenga da morire alla maglia azzurra gli fa onore (e a chi scrive fa davvero piacere), però è troppa la differenza di rendimento. Il club del Parco Viola gli ha concesso tanto, soprattutto in fatto di permessi. Lo ha coccolato (troppo?), ben sapendo che dai suoi gol sarebbe dipeso l’obiettivo della salvezza. C’è soprattutto qualcosa che non torna nella gestione dell’infortunio. L’8 marzo per il problema alla caviglia ha saltato Fiorentina-Parma (0-0) ed è andato in panchina nella partita successiva a Cremona, quando Vanoli gli ha evitato anche i minuti finali visto il punteggio ampiamente a favore della Fiorentina (4-1).

Ci stavamo avvicinando ai mortificanti spareggi mondiali. Moise ha giocato un’ora in Conference contro il Rakow poi quasi tutta la partita contro l’Inter e subito dopo è stato convocato da Gattuso. In Nazionale volava, tant’è vero che una delle critiche rivolte al ct riguardava la sua sostituzione dopo 71 minuti contro la Bosnia: doveva lasciarlo in campo. Tornato a Firenze, ha giocato (meglio, è stato in campo senza incidere) a Verona. Era il 4 aprile, da allora è scomparso dai radar. Il caso-Kean avrà per forza delle ripercussioni anche sul mercato. L’anno scorso aveva una clausola rescissoria di 52 milioni di euro che in questa estate, dopo i 25 gol e con l’aumento di stipendio salito a 4 milioni e mezzo, è passata a 62 milioni. La questione si complica legando l’aspetto tecnico a quello economico. Arriverà una buona offerta? E se arriverà, meglio cederlo o confermarlo sperando nel ritorno del vecchio Kean? Del resto Paratici è venuto a Firenze per risolvere questo e tanti altri problemi. Buon lavoro.