Il VC Stelle Viola sulla crisi della Femminile: “La società non ci considera. Ma per le ragazze ci saremo sempre”
“I numeri non mentono. Già alla fine della scorsa stagione tutte le statistiche, se confrontate con i due anni precedenti, stagioni non certo vincenti, erano palesemente peggiori. All'allenatore scadeva il contratto ma la società ha deciso di rinnovarglielo per altre due stagioni parlando di "progetto". Ma qui di condiviso sembra esserci ben poco”. A seguito del comunicato emesso sui social e riportato integralmente anche dalla nostra testata, Firenzeviola ha contattato i dirigenti del Viola Club Stelle Viola – principale agglomerato di sostenitori della squadra femminile, nato nel 2018, poi rinominato nel 2022 e tutt’ora oggi in attività – per capire meglio. I risultati negativi di inizio stagione, in unione con una dirigenza troppo silente, hanno spinto il direttivo del club a esporre il proprio dissenso, pur mantenendo fiducia e sostegno nei confronti delle ragazze che vivono questo periodo non particolarmente felice sulla loro pelle. “Le domande sorgono molto spontanee: come mai, se la Fiorentina credeva in un percorso con questo allenatore, lo aveva messo sotto contratto solo per una stagione? Come mai, con un campionato pessimo, è stato rinnovato?”. Così rispondono Enrico Carcasci, responsabile social e delle relazioni esterne, e Jacopo Uccelli, presidente del club raggiunti telefonicamente da FirenzeViola.
Siete intenzionati a chiedere un confronto con la società o andrete avanti con la vostra protesta pacifica?
"È da luglio che chiediamo un confronto con la società per inizio stagione, come ci veniva concesso in passato; anche perché l'organizzazione di un viola club con oltre cento soci comporta molte attività e un dialogo che in passato c'era con Fiorentina. Da luglio nessuna risposta alle nostre e-mail, ai nostri messaggi e alle nostre richieste. Adesso andiamo avanti come sempre con la nostra passione ma un incontro ci servirebbe a poco".
Avete una strategia in mente qualora dalla società non giungesse alcun segnale di ascolto o di confronto nei vostri riguardi?
"Siamo sempre stati e saremo ancora a fianco delle ragazze. In casa e in trasferta, con sacrifici di tempo ed economici, per i colori viola. Saremo presenti nelle partite casalinghe. Le trasferte le faremo solo in maniera autonoma, chi le vorrà fare, senza organizzare macchine o pullman. Vede, alla Fiorentina fa poca differenza, però poi parlano tanto di portare persone al Viola Park per le partite della femminile: noi vendiamo, tramite il nostro club e per i nostri soci, una cinquantina di biglietti a partita. Non sono molti ma se guarda le presenze sugli spalti e toglie le squadre invitate di altre società del territorio, i famigliari delle calciatrici, anche straniere e la presenza della Primavera Femminile, vedrà che almeno cinquanta anime che si mobilitano per passione a ogni partita, non sono così poche. Ma ovviamente la società continua a non considerarci per niente. Eppure siamo noi i primi che investiamo tempo e soldi per la Fiorentina stessa e lo facciamo con grande passione. Potrebbero mostrare un minimo di rispetto come noi rispettiamo il loro lavoro e le ragazze che scendono in campo".
Presidente Uccelli, lei cosa si aspetta dalla società da qui in avanti?
"Ma guardi io sulla società ho delle idee personali che mi auguro siano sbagliate. Come ha dichiarato dal DG Alessandro Ferrari nella conferenza stampa di fine stagione scorsa riguardo al comparto femminile, secondo me le risposte stanno tutte lì. Ha parlato giustamente di un reparto che non crea introiti ma soltanto perdite, - ma questo vale per tutti i club -, e la differenza in termini di budget tra le società che nelle ultime sei stagioni (Juventus e Roma) si sono divise i venti trofei nazionali (dodici la Juve e otto Roma ndr) è soltanto del 25% in più rispetto a noi. Quindi in parole povere stanziano una somma, più o meno uguale, per ogni anno e la danno in mano a chi gestisce il comparto e “icchè viene viene” come si dice a Firenze. Senza guardare alla storia ed al reale valore di una società che è stata la prima ad “investire” nel femminile e che poteva arricchire maggiormente la propria bacheca. Abbiamo cambiato, dopo il longevo periodo della gestione Cincotta nel suo quinquennio, sessantadue calciatrici, tre allenatori e tutti gli anni si parla di progetto di crescita. I soli rimasti al loro posto sono i dirigenti, tutte brave persone per carità. Quindi vuol dire che meritano la fiducia della società o non importa chiunque sia a dirigere il settore femminile visto che i paletti sono quelli. Cioè “icche viene viene”? Io davvero spero di aver esagerato ma rimane un pensiero che vaga per la mia testa, ed i risultati che non arrivano dal lontano 2018 parlano chiaro".
Avete specificato che la fiducia nelle ragazze non viene meno. Quindi il problema secondo voi non sono loro?
"Il tifoso da sempre sostiene la squadra, e nel calcio femminile, che ancora rimane uno sport pulito ,speriamo a lungo, è ormai acclarato che il gruppo dà sempre tutto e non lesina mai l’impegno, seguendo i dettami e le linee guide che le dà lo staff tecnico. Quello che possiamo vedere e/o sentire con le nostre orecchie, è che questo staff tecnico non predilige o non reputa all’altezza le calciatrici italiane, mentre essendo in casa nostra dovrebbe altresì adattarsi al nostro campionato. Parlando con vari addetti ai lavori – allenatori, ex calciatrici ecc. - a detta loro questa rosa vale il vertice, ed invece qui, dopo appena cinque giornate, siamo già otto punti sotto rispetto allo scorso anno; ma ciò che mi spaventa davvero sono le dichiarazioni che vengono rilasciate dopo le gare, dove si evince sempre o quasi che il brutto risultato è dovuto sempre ad altro: Con l’Inter si è parlato di episodi mentre i dati parlavano di oltre venti tiri nerazzurri a fronte di soli due delle nostre. A Meda il Como Women ha pareggiato mettendoci in crisi più volte. Così come a Parma, dove abbiamo vinto 1-2, ma che se l’arbitro non avesse tolto il rigore su Correia – inesistente – e il Parma avesse segnato, non l’avremmo mai ribaltata. Solo col Sassuolo al Viola Park ho visto la vera Fiorentina che vorrei vedere tutte le settimane. Della gara con la Juventus preferisco non parlare. Fa ancora male!"
Come si è arrivati a questo secondo lei?
"Questa è una domanda difficile. A volte mi viene da pensare che noi tifosi ultimamente invece che una risorsa – vedendo i numeri – siamo d’intralcio. Non alle ragazze, ci tengo a specificarlo, che per noi hanno sempre avuto il massimo rispetto e hanno dei doveri nei confronti della Fiorentina, ma tutto ciò che proviamo a fare per loro rimane in un bolla. Da quando la Dott.ssa Elena Turra che era la Responsabile della squadra femminile fino a qualche anno fa, sono cambiate troppe cose. I rapporti con noi supporters ora sono curati dallo SLO (Simone Francini, il responsabile per i rapporti tra tifosi e club ndr) che è già oberato dal suo compito e non conosce bene le dinamiche del femminile probabilmente. Quindi necessita di consultarsi con il Team Manager, poi col Capo Struttura e infine con noi. Per avere una qualche risposta di ogni genere a volte passano giorni o come ha già sottolineato Enrico (Carcasci, l’altro intervistato ndr) a volte anche mesi. Noi tifosi abbiamo bisogno di spazi, per far interagire quanta più gente possibile con questo mondo, creando eventi in collaborazione con loro come sempre fatto fino ad ora, tenendo presente che tutti noi dedichiamo forze e risorse extra famigliari e lavorative per non far mai mancare il nostro sostegno. Ma da un po’ di tempo a questa parte la società ci ignora. Ed è una cosa che ci ferisce tutti".
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