STADIO, I messaggi subliminali dei Della Valle

26.04.2012 16:05 di  Redazione FV   vedi letture
Fonte: Calciomercato.com
STADIO, I messaggi subliminali dei Della Valle
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© foto di Francesco Scopece/TuttoLegaPro.com

Se fosse stato per Diego Della Valle, la sua storia con Firenze e con il club calcistico di cui è proprietario già da un pezzo si sarebbe interrotta. Troppo grande la sua amarezza per il mancato mantenimento di quelle promesse, magari indirette, che gli erano state fatte al momento dell'acquisizione della società, e che prevedevano la costruzione di vari impianti edilizi in una zona precisa di Firenze (quella di Castello), cui si era aggiunta quella 'macchia' di Calciopoli. Di essere paragonato ad un Moggi qualsiasi, non se lo sarebbe mai immaginato in vita sua, soprattutto per aver difeso la sua squadra dai sopprusi nel corso di tutto un campionato, quello 2004-2005, 'nella regolarità e alla luce del sole'. A dare il colpo di grazia poi, la voce (in realtà messa in giro con il solo scopo di destabilizzare l'ambiente) raccontatagli dall'amico Andrea Agnelli: quella di un Cesare Prandelli, allenatore della prima  Fiorentina vincente, che si sarebbe offerto alla Juventus, nel tardo autunno del 2009.

A ricucire lo strappo prima che fosse definitivo è intervenuto un po' l'orgoglio del fratello Andrea - divenuto primo tifoso, lui sì, della Fiorentina -, che non ci stava a chiudere da sconfitto, e soprattutto la saggezza del sindaco Matteo Renzi, che consapevole dello straordinario valore d'immagine ed economico della famiglia marchigiana è riuscito, in maniera assolutamente lecita, a tessere le fila di una strategia di riavvicinamento fra il proprietario del club e la gente di Firenze. Sullo sfondo la mancanza di alternative per un club che in realtà, sotto il regime di autofinanziamento rigido deciso dai vertici del club (ma mai attuato fino in fondo), è tutt'ora informalmente in vendita. Si diceva della strategia del primo cittadino di Firenze: contatti diretti e rispettosi con Diego Della Valle; valutazione della possibilità di costruire un nuovo stadio in una zona diversa da quella di Castello, con delle agevolazioni; aiuti (legali) per far sì che chi si assumesse la responsabilità di creare lo stadio potesse anche pensare di metter su in quella stessa zona uffici e attività commerciali.



Una trattativa 'sotterranea', quella fra Diego Della Valle e Renzi, non senza veleni, colpi di scena e soprattutto punzecchiature, più dalle Marche verso Firenze che non viceversa. Il grande sogno del sindaco 'rottamatore' del resto è anche quello di trovare in Della Valle una sponda politica importante, a livello nazionale, per il futuro. Secondo gli ultimi segnali fatti trapelare da Palazzo Vecchio, i proprietari della Fiorentina, al momento del varo del project finanzing sull'area Mercafir, vorrebbero parteciparvici in maniera concreta. E allora perché quelle voci negative, arrivate in primis dalle dichiarazioni di Eugenio Giani (fra le persone che hanno lavorato per portare gli imprenditori marchigiani a Firenze dieci anni fa), secondo cui i Della Valle non trarrebbero beneficio economico dalla costruzione del nuovo stadio, e quindi non sarebbero del tutto convinti dell'operazione?

Facile: perché l'idea che deve passare a Firenze è che i Della Valle ci hanno rimesso, ci rimettono e ci rimetteranno sempre come azionisti di maggioranza del club gigliato, e quindi, qualora facessero 'la grazia' di voler realizzare il nuovo stadio, ciò avverrebbe solo per fare un favore alla città, e non anche per meri interessi economici. Una favoletta utile a disegnare i fratelli Tod's come dei benefattori, e garantirsi la gratitudine eterna da parte dei tifosi viola. In sottofondo, la minaccia di sempre: 'Non provate a contestarci o a metterci in dubbio, altrimenti chi viene al posto nostro?'. Il ritorno di Diego Della Valle al fianco della squadra, alla vigilia del match sul Milan, è stato un segnale chiaro, più di qualsiasi altra parola. Guadagnandoci o no, i proprietari del marchio Fiorentina contribuiranno a fare il nuovo stadio. Ma non parlategli poi di rilancio, o potrebbero sempre darvi del rosicone, qualora non mostraste loro la gratitudine imperitura che si aspettano.