PUERTA, Donati gli organi, ma non doveva giocare

30.08.2007 09:11 di  Redazione FV   vedi letture
Fonte: La Nazione

Venticinquemila persone, compresi giocatori, dirigenti e molti tifosi del club rivale (il Betis) hanno dato l’ultimo saluto ad Antonio Puerta, il giocatore 22enne del Siviglia morto martedì in seguito a una serie di arresti cardio-respiratori durante e dopo la partita di sabato scorso con il Getafe. I familiari hanno deciso di donare gli organi del giovane atleta, poi cremato, che lascia una compagna al settimo mese di gravidanza. La bara è stata portata a spalla dai compagni di squadra ancora increduli. E choccati forse dalla decisione dell’Uefa di non rimandare la finale della Supercoppa contro il Milan, in programma domani sera a Montecarlo (ore 20,45 su Raiuno). Ma l’Uefa ha spiegato che è stato lo stesso Siviglia a dare l’ok per onorare la memoria di Puerta. Anche il club rossonero ha partecipato al funerale con l’amministratore delegato Adriano Galliani e il direttore sportivo Ariedo Braida.
A scuotere il mondo del calcio, funestato ieri da un nuovo lutto con la scomparsa di Chaswe Nsofwa, attaccante nato nello Zambia in forza all’Hapoel Beersheva (club di seconda divisione israeliana) e morto dopo un malore durante l’allenamento, è stato un medico sportivo. «In Italia Puerta probabilmente non sarebbe stato idoneo alla pratica sportiva, nemmeno a livello amatoriale». Il dottor Piero Volpi, consulente dell’Assocalciatori, quando era medico sociale dell’Inter salvò la vita non solo sportiva al nigeriano Kanu, affetto da una grave malformazione cardiaca. E oggi si ribella alla visione fatalistica della fine di Puerta. Più che sulla tempestività dei soccorsi — il giocatore spagnolo è uscito dal campo camminando accanto al medico sociale del Siviglia — Volpi punta l’indice sui controlli preventivi. «Anche se l’anomalia genetica di cui si parla era molto celata, esistono esami sofisticati per giungere alla diagnosi. In ogni caso gli episodi costituivano dei precedenti molto preoccupanti». Puerta infatti aveva avuto un altro malore in allenamento, poche settimane fa, e addirittura due collassi un anno fa.



VOLPI HA RICORDATO che su Kanu, acquistato dall’Ajax, non c’erano cartelle cliniche relative al cuore. Mentre nel caso di Fadiga, giocatore senegalese arrivato dall’Auxerre e poi respinto dall’Inter, «non gli venne concessa l’idoneità, una realtà diversa rispetto a quella di Francia e Inghilterra dove poteva giocare». Anche Lionello Manfredonia, colpito da infarto in Bologna-Roma il 30 dicembre 1989, punta il dito sui mancati controlli. «Io fui salvato grazie al defibrillatore, ma quel ragazzo perché non era stato fermato dopo i precedenti malori?».
Di dramma in dramma, ci spostiamo in Inghilterra. Clive Clarke, difensore 27enne del Leicester City, ha avuto due collassi nell’intervallo del match di Coppa di Lega con il Nottingham Forest. L’incontro è stato sospeso, le condizioni del giocatore per fortuna sono rassicuranti.