Arteta ce l'ha fatta: dopo 22 anni l'Arsenal torna a vincere la Premier. E festeggia anche un ex viola
Sono le ore 21.44 di martedì 19 maggio 2026 in Inghilterra e finalmente è successo: l'Arsenal torna a vincere la Premier League a più di vent'anni dall'ultima volta. Allora, nel 2004, furono gli invincibili di Wenger, Vieira ed Henry, stavolta i protagonisti sono Mikel Arteta, Declan Rice e Bukayo Saka. Tutti finiti sui libri di storia ieri sera, poco prima delle 23 (ore italiane), quando al triplice fischio di Bournemouth-Manchester City è stato decretato di riflesso il successo dei Gunners. L'1-1 del Vitality Stadium ha reso matematico il titolo per il club del Nord di Londra, per cui sarà ininfluente l'ultima gara di campionato in programma domenica alle ore 17 italiane a Selhurst Park contro il Crystal Palace- che tre giorni dopo si giocherà la finale di Conference League contro il Rayo Vallecano.
Quella dell'Arsenal è stata una cavalcata emozionante, non troppo esaltante, fatta di vittorie di misura frutto di una solidità difensiva esaltata dai singoli (il portiere Raya diventa potenzialmente l'Mvp grazie a una parata che vale mezzo titolo fatta nella penultima contro il West Ham) e da un cinismo degno delle nostre latitudini, al centro di tutto c'è il sacro Graal portato in dote da Nicolas Jover, collaboratore di Arteta e responsabile delle palle inattive: l'Arsenal ha costruito gran parte delle sue fortune su punizioni e corner elaboratissimi, che giocano sulle zone grigie del regolamento e hanno causato spesso proteste per i blocchi fatti su difensori e portieri avversari; è poi la vittoria anche di Mikel Arteta (l'unico nell'epopea del Manchester City di Guardiola ad aver battuto il suo ex maestro Pep in una volata testa a testa) e di un progetto che dura da più di sette anni - pensiamo a quante probabilità ci possano essere di replicarlo in Italia, poche vista la continuità data al tecnico spagnolo nonostante gli inciampi dei primi anni, qualcosa di difficilmente proponibile da noi -.
Nonostante la sindrome da nuvoletta nera di Fantozzi che, come tante tifoserie, anche i Gunners si sono disegnati in testa, quella dell'Arsenal non è certo una favola o un trionfo inaspettato: il club gestito dallo statunitense Stan Kroenke (uno che non si vede mai dalle parti dell'Emirates, tanto per capire che nel 2026 la presenza in tribuna da parte del presidente è un valore che non conta più quasi nulla) è uno di quelli che ha speso di più sul mercato nell'ultimo quinquennio (295 milioni di euro nell'ultimo anno) puntellando una rosa già d'èlite, capace di arrivare in semifinale di Champions l'anno scorso, con Madueke ed Eberechi Eze, arrivati nell'estate 2025 per un esborso totale superiore ai 100 milioni.
Nell'estasi biancorossa partita ieri notte e destinata a colorare le strade di Londra (e non solo) per le prossime settimane trova un meritato spazio anche un italiano, Riccardo Calafiori, figura centrale (non titolarissimo, anche a causa dei costanti problemi fisici) nell'ultimo biennio, convertito ormai definitivamente da Arteta in un ibrido tra esterno basso a sinistra e mezz'ala mancina. Ci sarà poi anche un briciolo di viola sul pullman scoperto che porterà Rice e Saka (loro sì, i due simboli del recente passato dell'Arsenal) in giro per la capitale d'Inghilterra. Ve lo ricordate Christian Noorgard? Danese, classe 2004, sei presenze nella Fiorentina 2018/19 senza rubare l'occhio a nessuno: beh, dopo sei anni a ottimi livelli col Brentford, il mediano di Copenaghen è passato nel luglio 2025 all'Arsenal e si è ritagliato il suo spazio, seppur da comprimario. Anche per lui sarà un mercoledì di grande festa per una gioia attesa sin dal 2004, che potrebbe essere decuplicata fra dieci giorni, visto che Arteta e i suoi si giocano anche la finale di Champions League, il 30 maggio prossimo a Budapest contro il Psg.
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