ALMEYDA, Vi racconto i mali del calcio italiano

26.09.2012 16:31 di  Redazione FV  Twitter:    vedi letture
Fonte: Tmw
ALMEYDA, Vi racconto i mali del calcio italiano
FirenzeViola.it
© foto di Image Photo Agency

Matias Almeyda è sempre stato un grande personaggio. Con quei capelli alla Jesus - il suo secondo nome - la garra argentina e il moto perpetuo di chi è abituato a macinare chilometri per coprire magagne tecniche. Che, però, alle volte ti portano a fare gol stupendi come quello nel Parma-Lazio 1-2 del 26 settembre del 1999.
Tredici anni esatti da quel magnifico arcobaleno - a trafiggere un Gianluigi Buffon assolutamente incolpevole - El Pelado (a dispetto della fluente chioma) svuota il sacco, sparando a zero contro il calcio italiano e più precisamente contro il suo passato da parmense. Nel suo libro autobiografico "Alma y vida", l'ex centrocampista di Inter e Lazio racconta dell'abuso di farmaci ai tempi gialloblù, ben dopo la finale di Mosca con l'Olympique Marsiglia, delle uscite di Zeman e del videotape di Fabio Cannavaro. "Ci facevano una flebo prima delle partite. Dicevano che era un composto di vitamine, ma prima di entrare in campo ero capace di saltare fino al soffitto. Il calciatore non fa domande, ma poi, con gli anni, ci sono casi di ex calciatori morti per problemi al cuore, che soffrono di problemi muscolari e altro. Penso che sia la conseguenza delle cose che gli hanno dato". Niente che possa dire che ci sia stato doping (anche perché mai accertato), ma proprio quel che diceva l'ex tecnico boemo a proposito di farmaci e rischi per la salute dei calciatori.
E' l'anno del Nandrolone, quello che ferma il difensore parmense Torrisi (4 mesi), ma non solo: Edgar Davids della Juventus, Josep Guardiola del Brescia, Fernando Couto della Lazio e pure Jaap Stam. Insomma, uno scandalo che si allarga a macchia d'olio e che, probabilmente, non è scomparso con il passare del tempo.
Non solo, Almeyda getta l'ombra anche sullo scudetto della Roma, anno di grazia 2000/2001: "Sul finire del campionato alcuni compagni del Parma ci hanno detto che i giocatori della Roma volevano che noi perdessimo la partita. Che siccome non giocavamo per nessun obiettivo, era uguale. Io ho detto di no. Sensini, lo stesso. La maggioranza ha risposto così. Ma in campo ho visto che alcuni non correvano come sempre. Allora ho chiesto la sostituzione e me ne sono andato in spogliatoio. Soldi? Non lo so.

Loro lo definivano un favore". Niente che possa ipotizzare un reato e anche l'apertura di un fascicolo da parte della magistratura si scontrerebbe con una prescrizione certa: Almeyda fu effettivamente sostituito al 75' sul punteggio di 2 a 0 per la Roma, partita che poi finì 3-1. Un pentimento comunque a orologeria, per un Leone stanco che prende ansiolitici e antidepressivi tutti i giorni. E un modello che forse non si limitava ai ducali, perché Almeyda ha spiegato di essersi stancato del sistema calcio solo dopo, quando giocava nell'Inter.
Dulcis in fundo, i rapporti con il Parma: "Dopo che avevo litigato con Stefano Tanzi, una volta mi ferma la polizia e mi sequestra la macchina. Giorni dopo, mi sono svegliato e la macchina nuova era sparita dal garage. A Milosevic, lui pure in conflitto con la società e con un contratto alto come il mio, capitava lo stesso. Un giorno mia moglie torna a casa e sente delle voci all'interno. Scappa e chiama la polizia. A casa poi non mancava niente. Ma c'era una manata sulla parete. Fatta con olio di macchina. Un messaggio mafioso. Mia moglie ha avuto un parto prematuro. Dopo il Mondiale 2002 a Parma non sono più tornato". Insomma, una bella badilata sul sistema calcio italico che, se dovesse essere confermata, porta altri mali oscuri oltre a quelli relativi a Scommessopoli, al doping del 2001, insomma, a un futbol malato che non riesce proprio a rimanere in quei parametri di legalità che sarebbero consoni a quello che rimane uno sport. Fatto sempre più a pezzi da chi lo vive all'interno.