RIPRESA DELLA A, LO PSICHIATRA A FV: "SEDUTE DI GRUPPO IL PRIMO TEST. OGNUNO REAGIRÀ"

20.05.2020 19:00 di Giacomo A. Galassi Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
RIPRESA DELLA A, LO PSICHIATRA A FV: "SEDUTE DI GRUPPO IL PRIMO TEST. OGNUNO REAGIRÀ"

Una delle grandi incognite legate alla ripartenza del paese e del calcio è quella psicologica. Con il lento ritorno alla vita normale, ci sono alcuni interrogativi su come potremo convivere con il coronavirus. Anche in Serie A e nella Fiorentina, con il ritorno agli allenamenti collettivi, sono problemi da tenere di conto. Ne abbiamo parlato con Matteo Innocenti, specializzando in Psichiatria alla SOD di Careggi.

Dottor Innocenti, partiamo dalla questione allenamenti collettivi. I giocatori riusciranno a mettere la stessa intensità di prima o rischia di esserci un po' di tensione ulteriore nella testa?
“Ritengo che in questo momento sia molto difficile per chiunque agire senza risentire dell’influenza di pensieri al di fuori della normalità. Penso che la concentrazione e la tenuta mentale potranno variare molto da giocatore a giocatore in base ai rispettivi sentimenti riguardo alla questione Covid-19. La situazione attuale può, da una parte, rappresentare una fonte di preoccupazione e distrazione e quindi rischiare di compromettere la prestazione; dall’altra però può generare in ogni giocatore la consapevolezza di avere tra i piedi l’opportunità di regalare una piacevole distrazione a milioni di italiani in difficoltà, sia economica che sanitaria. Gli allenamenti saranno il primo grande test per verificare la tenuta mentale dei giocatori”.

Il fatto che nella Fiorentina si siano registrati più casi di coronavirus rispetto ad altre società, secondo lei mette i viola in una posizione di svantaggio dal punto di vista psicologico?
“Penso che anche in questo caso dipenda da come ogni singolo giocatore si approccerà psicologicamente a questa vicenda. Da una parte l’essere venuto a contatto stretto con la minaccia Covid-19 può generare paura o ansia e indebolire la tenuta psicologica; dall’altra può avvicinare l’atleta al problema, conferendogli una maggior comprensione di ciò che tante persone stanno passando. Potrebbero pertanto “sentire” di più la causa e sentire di essere parte di questa lotta”.

Immaginandoci una ripartenza del calcio, come inciderà l’atmosfera negli stadi totalmente diversa senza tifosi?
“Penso che la presenza dei tifosi sulle gradinate sia un elemento essenziale per il calcio. Il tifo, in tutte le sue forme e i suoi colori, trasmette emozioni fondamentali ai giocatori in campo e a tutto lo stadio, contribuendo a rendere meraviglioso lo spettacolo anche sugli schermi. L’assenza degli spettatori negli stadi avrà sicuramente un impatto, sia sui giocatori in campo che sui telespettatori a casa. L’effetto sarà maggiore su squadre per le quali il “fattore casa” ha sempre inciso in maniera determinante sul risultato dei propri incontri. La Fiorentina nel suo “Franchi” è sicuramente una di queste. Per quanto riguarda le ripercussioni psicologiche penso che, anche in questo caso, saranno molto diverse da giocatore a giocatore. Ne risentiranno i calciatori che si esaltano sotto stress, usando sia l’incitamento dei propri tifosi sia gli sfottò degli avversari per auto-motivarsi. Al contrario, i giocatori che soffrono queste situazioni, soprattutto coloro che non si sono ben inseriti nel contesto o coloro che sono talvolta scherniti dalle tifoserie, potrebbero trovare giovamento dal nuovo scenario. Sicuramente certi equilibri potrebbero sovvertirsi".  

Ritiene che la Fiorentina dovrebbe dotare il proprio staff e i giocatori di uno specialista per gestire la situazione anche a livello mentale?
“Assolutamente sì. Proprio quest’anno in NBA la lega ha inserito tra i requisiti essenziali per partecipare alla stagione 2019/2020 il piano “per la gestione delle emergenze” sulla salute mentale degli atleti. Ogni team ha dovuto mettere a disposizione almeno uno psicologo e personale competente alla gestione di emergenze. Ritengo che questa misura debba essere assolutamente inserita anche in serie A, soprattutto in questo duro momento. È ormai assodato il rapporto vicendevole tra benessere mentale e sport. I calciatori sono esposti continuamente ad innumerevoli stressors psicologici. Una corretta individuazione di questi, associata ad un giusto supporto, può evitare grosse ripercussioni sia sulla loro vita privata che sulle loro prestazioni sportive.

Un calcio senza abbracci dopo i gol è possibile?
“Tra i ricordi più belli ho ancora impressi, indelebili, alcuni interminabili abbracci in curva dopo alcuni gol. Ricordo in modo vivido l’abbraccio di gioia dopo la rete di Fantini di testa sotto la Fiesole nello spareggio con il Perugia o quello di conforto nel primo, interminabile, minuto di silenzio per Davide Astori. Lo sport è condivisione, è gioia. Gli abbracci sia tra i tifosi che tra i giocatori sono aspetti fondamentali ed integranti di questo gioco. Dunque, un calcio senza abbracci è possibile? È ovviamente possibile, oltre che doveroso, ma sicuramente non è la stessa cosa. È un dazio da pagare per guadagnarci il ritorno alla normalità che tutti agogniamo”.

Come valuta in generale l'attenzione delle società alle menti dei calciatori oltre che al fisico?
“Ritengo sia ancora troppa poca. Lo staff di qualsiasi società sportiva dovrebbe avere almeno un esperto di salute mentale all’interno del proprio organico. Avere un team di esperti in materia è fondamentale per innumerevoli aspetti: può innanzitutto servire, in senso proattivo, a migliorare le prestazioni individuali dell’atleta, aiutandolo ad esempio a vincere paure, gestire correttamente le proprie emozioni, aumentare la consapevolezza, l’autostima e la concentrazione. Può aiutare a migliorare, tramite sedute di gruppo, la sintonia dell’intera squadra, oltre a creare una team-mentality vincente. Un’attenzione alla salute mentale dei giocatori è essenziale anche per capire quando qualcosa in loro “non va” e fornire un immediato e corretto aiuto. Siamo abituati a vederli come eroi ma non ci rendiamo bene conto di quanto siano “umani” e, in quanto tali, suscettibili a influenze mentali: la girandola mediatica, l’ansia da prestazione, gli infortuni, la vita privata. Dovrebbe essere posta un’attenzione alla salute mentale equiparabile a quella operata nei confronti dell’integrità fisica”.