FOCUS FV, IL PALLONE OLTRE I SOLDI: VIAGGIO NELLA SCUOLA CALCIO DEL CS LEBOWSKI

31.03.2022 10:00 di Giacomo A. Galassi Twitter:    vedi letture
FOCUS FV, IL PALLONE OLTRE I SOLDI: VIAGGIO NELLA SCUOLA CALCIO DEL CS LEBOWSKI

Il calcio italiano si lecca le ferite dopo la seconda qualificazione al Mondiale mancata. Le alte sfere del calcio italiano hanno dovuto riprendere in mano questioni che erano finite sotto il tappeto, ragionando su come ricostruire il tessuto dello sport più praticato e seguito in Italia e ripartire dopo un fallimento così cocente.

L'aspetto dei settori giovanili e delle scuole calcio diventa fondamentale per la ripartenza e la ricostruzione del Pallone, e con la Scuola Calcio del Centro Storico Lebowski, realtà che ormai da anni si è posta come portatrice di nuovi valori in un calcio legato principalmente a soldi e risultati, proviamo a fare un quadro della situazione analizzando aspetti positivi e negativi del movimento calcistico italiano. "Il nostro è un progetto educativo, politico e sportivo - ci spiega Giovanni Concutelli detto Nanni, responsabile della Scuola Calcio - ed ognuna di queste sfere è necessaria ed interconnessa direttamente alle altre due. Dobbiamo essere in grado di ospitare e stimolare la crescita emotiva, psicologica e relazionale delle bimbe e dei bimbi che diventano protagonisti con le famiglie che hanno il ruolo di coprotagoniste, alleate e non di disturbatrici. L'educazione motoria inoltre, e per questo dico che si tratta di un progetto politico, deve essere un diritto e uno strumento per la giustizia sociale e la libertà. Bisogna garantire l'accessibilità allo sport a tutti e tutte. Stiamo portando avanti un percorso di polisportiva che non specializzi fin dalla prima infanzia su un unico sport, ma offra la possibilità di mettersi alla prova anche emotivamente in diverse discipline".

PAROLA D'ORDINE: ACCESSIBILITÀ
Matilde Emiliani
, vice-presidente del C.S. Lebowski e consigliera fondatrice, ci racconta il concetto fondamentale dietro la scuola calcio e lo spirito del club: "Il Centro Storico Lebowski deve essere accessibile a tutti. Questa accessibilità all’inizio aveva un senso soprattutto economico, un basso costo che permettesse a tutti i bambini e le bambine di frequentarla. Pian piano però il concetto si è sviluppato assumendo sfumature diverse, una su tutte il fatto che la scuola calcio sia diventata uno spazio frequentato sia da bambine che da bambini. Volevamo che fosse in grado di accogliere anche le bambine, e soprattutto farle stare bene tanto da rimanere. All’inizio erano solo tre, adesso sono tante spalmate su tutte le annate. Uno degli aspetti che è emerso prepotentemente in questi anni è il gap tra un bambino e una bambina della stessa età che giocano a calcio: non ci sono differenze fisiche a determinare questo divario, ma culturali. Sono le ore di gioco libero che fanno la differenza. Un bambino gioca a calcio a scuola, ai giardini, a casa, ovunque. Una bambina gioca a calcio solo durante allenamenti e partite. Questo è l’aspetto che più incide ed il più profondo da scardinare. Creare un contesto che faccia sentire una bambina libera di poter giocare con la speranza che poi questa libertà la porti a giocare anche al di fuori della scuola calcio è uno dei nostri obiettivi.

"Molto spesso si pensa che l'accessibilità sia legata esclusivamente all'aspetto economico - aggiunge Concutelli - i soldi contano non c'è dubbio, ed è per questo che la nostra scuola calcio ha una quota molto bassa. Ma altrettanto importante è l'accessibilità emotiva: ogni bimbo o bimba, indipendentemente dal grado di abilità e competenza innato ed in fase di acquisizione, si deve sentire libero di esprimersi per quelle che siano le proprie volontà e desideri. Questo non solo ci protegge dal repentino abbandono dei bimbi e delle bimbe un po' più indietro, ma salvaguarda soprattutto il corretto sviluppo dei bimbi e delle bimbe un po' più avanti o con un talento innato, che non va rovinato con inutili pressioni o tatticismi".

PROSPETTIVE FUTURE
"Sono ormai 6 anni che faccio parte del gruppo istruttori del Lebowski e forse questo è il primo anno che vado sui campi e sento che qualcosa sta cambiando", illustra Francesca, istruttrice ed educatrice. "Forse ho avuto solo fortuna ma per il momento non ho incontrato nessuno, per esempio, che si rivolgesse a me appellandomi come “Bella” o “Signorina”. Vengo riconosciuta per il ruolo che ho, se ripenso a quando ho cominciato non succedeva mai". Si può dire lo stesso del risultato come obiettivo da raggiungere a tutti i costi? "Nella maggior parte dei casi ancora il focus della domenica mattina è incentrato sulla vittoria, soprattutto nelle società più blasonate, sinceramente però ho avuto la fortuna in questa stagione di vedere dei cambiamenti anche sotto questo aspetto. A volte si riesce perfino a scambiare qualche battuta tra le due panchine. In tutto questo sicuramente è complice un piccolo ricambio generazionale che porta sui campi sempre più ragazzi giovani, ma voglio credere che sia anche frutto di una formazione migliore che negli ultimi anni ha arricchito il bagaglio tecnico aprendosi anche a tematiche del sociale, per esempio con il calcio della quarta categoria o tematiche di genere, con il calcio femminile, inducendo necessariamente gli addetti ai lavori a porsi nuove domande e cercare insieme nuove risposte". 

L'approdo di Borja Valero come ha cambiato le dinamiche del Centro Storico Lebowski? Risponde Emiliani: "Sicuramente ha dato grande visibilità sia al club che a tutta la scuola calcio. D'altronde è stato il motivo per cui un giocatore professionista ha scelto di sposare la "nostra" causa: darci visibilità e incentivare la partecipazione delle famiglie allo stadio".

Conclude Concutelli: "La nostra scuola calcio ha uno spirito punk: chiunque può salire sul palco, imbracciare uno strumento e far partire una jam session con i suoi compagni e le sue compagne. Questo per un discorso più ampio è davvero importante per lo sviluppo di un movimento calcistico nazionale: non dobbiamo mai dimenticarci che anche a 14-15-16 anni i ragazzi e le ragazze sono ancora dei bambini se rapportati al contesto del vivere civile, ed il calcio per loro deve rimanere esclusivamente un gioco e una fonte di divertimento".

© foto di Salvatore Battaglia
© foto di Salvatore Battaglia
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