DA13, 4 ANNI DOPO. MARANGON A FV: "OGGI SARÒ AL LÀ DI MORET: UN GIORNO INDIMENTICABILE"

04.03.2022 10:00 di  Andrea Giannattasio  Twitter:    vedi letture
DA13, 4 ANNI DOPO. MARANGON A FV: "OGGI SARÒ AL LÀ DI MORET: UN GIORNO INDIMENTICABILE"
FirenzeViola.it

Quattro anni fa a Udine, in una notte che resterà per sempre avvolta da mille incognite al Là di Moret, se ne andava all’improvviso Davide Astori, uomo, padre, capitano di una Fiorentina che ha segnato un’epoca e raro simbolo di un calcio fatto di sorrisi, esempi sul campo e buone parole per tutti. A più di millequattrocento giorni di distanza dalla data che ha cambiato per sempre il cuore dei tifosi della Fiorentina, Firenzeviola.it ha scelto di ricordare il suo eterno numero 13 attraverso la voce di chi, più di tanti altri, ha condiviso gioie e dolori dello spogliatoio con Davide, ovvero Alberto Marangon, ex team manager viola tra il 2016 al 2020 ed attualmente alla Sampdoria. Che oggi, per più di un motivo, vivrà sicuramente delle emozioni contrastanti: “Ne parlavo ieri con Marco Astori, il fratello di Davide: per uno strano scherzo del destino, oggi tornerò a Udine e dormirò al Là di Moret, visto che domani la Samp sarà impegnata nell’anticipo di campionato contro l’Udinese”.

Ci era già tornato?
“Sì, lo scorso anno a maggio e già quella volta mi fece un effetto strano. Ma quando è uscito il calendario questa estate e ho visto che la gara stavolta era a inizio marzo lo avevo interpretato come un segno del destino. Quando ho visto poi che giocavamo in anticipo e che avrei dovuto passare proprio la notte del 4 in quell’hotel potete immaginare quanti pensieri mi siano passati per la testa. Per chi c’era, quella data di quattro anni fa è una cosa che nessuno di noi potrà mai dimenticare”.

Quattro anni dopo la scomparsa di Davide, qual è il primo ricordo che le viene in mente di quel giorno tragico?
“I pensieri sono sempre gli stessi: in quella che doveva essere una normale domenica di campionato abbiamo perso un ragazzo splendido, con il quale condividevamo la quotidianità di lavoro e che sarà impossibile dimenticare. Tutti i miei pensieri oggi sono per la sua compagna Francesca, la figlia Vittoria e tutta la sua famiglia: per loro è stata una tragedia più grande della nostra e il dolore oggi sarà sicuramente doppio”.

Lo scorso anno, ricordando Davide, ci ha raccontato della gag con la bustina di Aulin. C’è qualcosa di lui che ci può raccontare che non è mai stato detto? 
“Con Davide non parlavo quasi mai di calcio: aveva talmente tanti interessi, passioni e tanta voglia di apprendere che i discorsi vertevano sempre su altro. Con lui per esempio mi capitava di parlare di arredamento, di design, di case, di cinema… E potrei ancora andare avanti. E poi aveva quel sorriso contagioso, quella battuta pronta… pensi che mi chiamava “Marangouse” come il personaggio dei Simpson Milhouse, perché porto gli occhiali”. 

Di quello spogliatoio del 2018 a chi è rimasto più legato e con chi le capita di ricordare più spesso Davide? 
“A tutti. Perché, come spesso ripeto, il giorno che ho salutato la squadra per intraprendere un nuovo capitolo della mia vita professionale dissi a tutto lo spogliatoio una frase: a distanza di anni ognuno di noi si potrà trovare in qualsiasi posto del mondo, magari avremo cambiato lavoro o chissà che esperienze avremo fatto… ma basterà uno sguardo tra di noi per sentirci spiritualmente vicini, perché siamo legati da un filo rosso indistruttibile. Mi capita spesso di parlare con i ragazzi di quell’anno lì e il ricordo di Davide è la cosa che prima ci viene spontanea affrontare. Mi è successo lunedì con Sportiello a Bergamo, mi è ricapitato il turno prima con Pioli quando abbiamo affrontato il Milan a San Siro. È una cosa che può capire solo chi ha vissuto con me quella stagione”.

Da quest’anno il capitano della Fiorentina è Cristiano Biraghi, uno dei pochi giocatori presenti in rosa quando Davide è scomparso…
“Sono certo che Davide sarebbe orgoglioso di lui perché Cristiano è un ragazzo che dà tutto. Non entro nel merito delle sue capacità tecniche, anche se è migliorato tanto: lui quello che ha, dà. Non si è mai risparmiato, proprio come faceva Davide. Può dare 10? Dà 10. Può dare 100? Dà 100. Incarna perfettamente quello che erano le qualità di Astori. Sono contento che si stia togliendo tante soddisfazioni a livello sportivo e personale a Firenze”. 

Che effetto le fa vedere la Fiorentina di oggi che dopo ogni partita va sotto la Curva e mostra la fascia di Davide? 
“Chi di quello spogliatoio è rimasto anche nella rosa attuale ha il dovere di trasmettere a chi arriva i valori di una società gloriosa gloriosa come la Fiorentina ma allo stesso tempo i principi di Davide, sapendo che era una persona che aveva uno spessore morale unico. Quando poi vedo Biraghi che va sotto la Fiesole, mostra la fascia e fa il saluto del capitano che coniò Vitor Hugo contro il Benevento a me non lascia certo indifferente, anzi…"