BAIESI A FV: "MA QUALE INCIVILE, PARTERRE DEL FRANCHI UN ESEMPIO IMITATO. ORA IL CLUB..."

30.08.2022 13:00 di Andrea Giannattasio Twitter:    vedi letture
BAIESI A FV: "MA QUALE INCIVILE, PARTERRE DEL FRANCHI UN ESEMPIO IMITATO. ORA IL CLUB..."
FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca

I postumi della litigata tra Luciano Spalletti e un tifoso della Fiorentina nell'immediato post gara di domenica al Franchi (che porterà, peraltro, al Daspo per due sostenitori viola) continuano a far discutere. Il pubblico di Firenze è davvero più antisportivo di altri? E poi: il parterre di tribuna in prossimità del terreno di gioco è una scelta logistica ancora poco praticabile in Italia? Per rispondere a questi quesiti, Firenzeviola.it ha contattato in esclusiva l'ex direttore operativo della Fiorentina Gianluca Baiesi, che nel 2013 mise a punto la ristrutturazione della tribuna coperta del Franchi avvicinando, sul modello degli stadi inglesi, il parterre al campo.

Baiesi, come nacque quasi dieci anni fa l'idea di ristrutturare quel settore dell'impianto oggi oggetto di così tante critiche?
"Con l'allora stadium manager Maurizio Francini facemmo una ricerca, sulla base anche di studi di sociologia, che dimostrava come le strutture degli stadi che prevedevano barriere o gabbie amplificassero l'aggressività delle persone anziché mitigarle mentre invece, viceversa, i tifosi ospitati in spazi più aperti avessero reazioni più contenute. Da allora facemmo una scommessa su Firenze e prendemmo la scelta di rivoluzionare il parterre del Franchi, facendo una cosa davvero innovativa per tutta la Serie A. All'epoca servì una deroga per quel settore, mentre invece non potemmo operare sulle curve per questioni di carattere strutturale dello stadio".

Una scelta che tanti hanno poi copiato...
"Lo stadio di Bergamo ne è un chiaro esempio, ma non solo. Sono molti gli impianti ai quali il Franchi ha fatto scuola e questo francamente ci rende orgogliosi.

Allora perché si discute tanto sulla bontà di questo progetto?
"Perché proprio in virtù della maggiore libertà che viene concessa ai tifosi, le persone vanno ovviamente monitorate. Come e forse più di prima. Quello che ogni tanto succede in tanti impianti, non solo a Firenze, va oltre quello che è consentito allo stadio. Lo sappiamo bene, qualche freno inibitore quando si passa dai tornelli tende a cadere... e magari qualcuno pensa che sia tutto lecito. Naturalmente non è così e non deve essere così".

Dunque a suo avviso cosa devono fare le società? Tornare indietro e allontanare la gente dal campo?
"Assolutamente no. I club devono monitorare e stigmatizzare, in alcuni casi, quegli atteggiamenti che vanno sopra le righe. Chiariamoci, un conto è il "vaffa" sporadico che qualunque allenatore avversario dalla panchina mette in preventivo di poter ricevere, un conto è l'imbecille di turno che trovi dappertutto che offende per tutta la partita e arriva ad alzare le mani. Certi atteggiamenti non sono accettabili".

Lei conosce Firenze molto bene, alla luce dei suoi tanti anni di lavoro: davvero quello viola è un pubblico più incivile di altri?
"No, nella maniera più assoluta. Basti pensare che dall'estate 2013 a oggi i casi di inciviltà si contano sulle dita di una mano e in ogni caso non sono mai successi fatti particolarmente gravi. Il pubblico viola è civile nella sua interezza ma questo non vuol dire che anche tra il pubblico più posato ci sia chi va sopra le righe. Firenze in questi anni si è ampiamente meritata questa "vicinanza" all'evento, con il parterre attaccato al campo e non è un caso che, statisticamente, quei posti lì siano i più richiesti ed apprezzati".

L'episodio più bello che ricorda in quella tribuna?
"L'abbraccio di Pasqual in mezzo ai tifosi, dopo il gol all'Udinese nella Semifinale di ritorno di Coppa Italia nel 2014: fu un'immagine bellissima ed è la cosa che ancora oggi mi gratifica. Guai ora a tornar indietro: la scelta di avere il pubblico attaccato al campo va assolutamente difesa".

Immaginiamo, dunque, che a distanza di qualche anno rifarebbe la scelta di ristrutturare in quel modo il parterre...
"Tutta la vita. Fu un lavoro fatto a quattro mani con Maurizio Francini, che si occupò della sicurezza e del livello di rischio. Da quell'esperienza lì, lo stadio senza barriere non è stata più l'eccezione ma è diventata la regola ed è un orgoglio che nel 2013 il Franchi sia stato il pri mo stadio a prendere questo indirizzo. Eravamo fiduciosi che sarebbe stato un ottimo esperimento e così è stato".