Paratici al comando: la fine del “fast, fast, fast” e le (nuove) competenze per evitare altre stagioni Flat
Chi è rimasto deluso si aspettava risposte più dettagliate probabilmente, e pure chi attendeva un ritorno all’annata orribile conclusa con la salvezza alla fine ha dovuto arrendersi. Eppure tra le pieghe della conferenza stampa andata in scena ieri c’è un evidente passaggio di testimone, la fine di un’era e l’inizio di una nuova visione.
Un nuovo metodo
In assenza di specifiche chiare è comunque evidente come il ds Paratici sia sempre più a suo agio in un ruolo ancora più ampio, non esclusivamente legato al campo. Nei suoi riferimenti alla ricostruzione di una struttura societaria, ma pure in quella di una nuova cultura sportiva Paratici sembra confermare d’aver ricevuto quella carta bianca che molti auspicavano, almeno tutti coloro (molti) che hanno terminato i bonus di fiducia dopo i primi 7 anni di gestione Commisso
La fine del Fast, Fast, Fast, e la richiesta di tempo
Sotto questo profilo Paratici sa bene che una ripartenza come quella che attende la Fiorentina impone tempi necessariamente lunghi, e sono gli stessi che poi il ds reclama in conferenza. Anche perché nel suo aprire all’arrivo di nuove figure, nel suo anticipare il bisogno di figure e competenze in grado di permettere ai calciatori di “overperfomare” Paratici di fatto scrive la parola fine sul “Fast Fast Fast” rilanciato a più riprese dal proprietario Commisso, e a suo modo certifica anche l’inefficacia di 7 anni di gestione culminati in una media da settimo, ottavo posto che il ds in primis esclude come obiettivo soddisfacente. Per inciso, a differenza di una certa narrazione del passato.
I fatti prima dei sogni
Chiaro, di questi tempi una spinta a sognare avrebbe fatto comodo, almeno a un ambiente per forza depresso, ma sotto questo profilo non si sono registrate concessioni. Per sognare bisognerà ripartire dai fatti, gli stessi che risulteranno utili per stilare un primo bilancio del lavoro del nuovo Deus Ex Machina Paratici. Che intanto, però, sta prendendo sempre più possesso del suo ruolo nel mondo viola, e che con le parole di ieri inaugura una nuova era che tutti si augurano prenda (anche in campo e nei risultati) le distanze da 7 anni contraddistinti più da delusioni che gioie.
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