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Il primo 'imprevisto' per Grosso: con l'addio di Solomon c'è un reparto offensivo da reinventare

Il primo 'imprevisto' per Grosso: con l'addio di Solomon c'è un reparto offensivo da reinventareFirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 20:00Copertina
di Alessandro Di Nardo

Con un post pubblicato nel pomeriggio di oggi Manor Solomon si è di fatto congedato dal mondo viola: "Ciao, quando sono arrivato qui qualche mese fa, avevamo un obiettivo chiaro e lo abbiamo raggiunto. Sappiamo tutti che questo grande club merita di lottare per obiettivi completamente diversi, e sono sicuro che a partire dalla prossima stagione, la Fiorentina tornerà dove si merita. Grazie per il vostro supporto e per avermi fatto sentire a casa a Firenze dal giorno uno. Mi sono goduto ogni singolo momento della stagione qui. Forza Viola, a presto".

Un messaggio che sà di addio e che non può essere un benvenuto per Fabio Grosso, sempre più vicino a diventare il prossimo allenatore della Fiorentina. Lui, allenatore che ha reso Armand Laurienté un'arma offensiva capace di diventare capocannoniere della Serie B 2024/25, un tecnico che si è appoggiato sempre agli esterni di passo e di qualità, non solo il francese ma anche Volpato e Domenico Berardi, si troverà una macchina senza ruote. Guardiamo la Fiorentina attuale - per onesta intelletuale, teniamo fuori Riccardo Sottil -: nel blocco degli esterni, bassi e alti, ce ne sono tre in partenza, Gosens, Fortini e Dodo, uno infortunato, Parisi e un ex Primavera, Luis Balbo, per quanto riguarda i cursori di fascia difensivi; davanti, con il possibile addio di Manor Solomon e l'altrettanto possibile addio di Harrison, vuoto cosmico. Ci sarebbe certo Albert Gudmundsson, giocatore che, per caratteristiche, non sembra incastrarsi benissimo nel 4-3-3 di Grosso. Serve quindi accelerare sulle corsie, ma che profili cerca la Fiorentina di Grosso?

Se ci atteniamo all'ultima versione di un Sassuolo che viaggiava in ripartenza proprio partendo dagli esterni, servono innanzitutto terzini di conduzione, in grado di rientrare nel centro del campo (Dodo e Parisi sarebbero perfetti per questo), poi però serviranno anche degli esterni d'imbucata, ibridi tra un dieci e un sette (difficilmente lo potrà diventare Gudmundsson), calciatori con gol nelle gambe - perché no, per l'appunto, uno come Laurienté-; ma anche centrocampisti d'inserimento e con un passo diverso da quello di Ndour e Mandragora (Thordsvedt?). Insomma, il sellino non sembra dei più ergonomici, Paratici dovrà provare a ribaltare un gruppo squadra che per adesso non di certo a immagine e somiglianza di Grosso.