Antognoni: "Cecchi Gori mi fece girare un film ma tagliò la mia parte. Bandiere? Sono stato fortunato a lavorare con tre proprietà"

Antognoni: "Cecchi Gori mi fece girare un film ma tagliò la mia parte. Bandiere? Sono stato fortunato a lavorare con tre proprietà"
Oggi alle 20:57Radio FirenzeViola
di Redazione FV

Dalla Fiera di Scandicci Radio FirenzeViola e Giancarlo Antognoni hanno presentato il libro scritto insieme a Luca Calamai "Una vita da dieci" raccontando aneddoti della sua carriera, con un'inevitabile breve commento sulla sconfitta della Fiorentina e la prova incolore di Ndour.

Perché non ha giocato bene? "Evidentemente aveva dato tutto in Nazionale (sdrammatizza, ndr). Lui è un giocatore di sostanza ed essendo giovane ha margini di miglioramento, ma non puoi pretendere che faccia il rifinitore. Occasione persa visto che ora la Fiorentina gioca con le big? Giochi meglio con chi ti fa giocare. Basti pensare che con l'Italia Under 21 noi abbiamo segnato al 90' con l'Armenia mentre con la Polonia che gioca ed era prima del girone abbiamo vinto 6-2".

Cosa ricordi dell'anno 81-82 e dell'infortunio? "Dell'infortunio mi ricordo solo il risveglio nello spogliatoio e per fortuna riconoscevo tutti ma non mi ricordavo nulla di quanto successo appunto. Per me l'81-82 è stato positivo solo per i Mondiali ma negativo sia per la finale saltata per infortunio ma soprattutto non avere vinto lo scudetto con la Fiorentina. Quello è il mio grande rimpianto"

Qualche aneddoto sugli ex viola? "Edmundo... Quando prendi un brasiliano in età avanzata, a 26-27, non puoi gestirlo perché qui c'è un regime che si segue per i giocatori e si sentono imbrigliati. Sul contratto aveva messo di andare al Carnevale di Rio e in effetti poi c'è andato. L'infortunio di Batistuta danneggiò molto la Fiorentina purtroppo".

Ha mai fatto un film con Cecchi Gori? "Ho fatto una particina in un film ma mi ha tagliato. Sono andato a Roma a registrare ma si vede che non gli è piaciuto perché poi mi ha tagliato appunto. Lui era particolare ma era molto attaccato alla Fiorentina. Ogni tanto mi chiama, nonostante la discussione avuta su Terim ed io in quell'occasione mi dimisi ma a distanza di 25 anni circa l'unico che chiama sono io e per me è gratificante perché significa che mi sono comportato bene pur senza essere uno yes man. Nel calcio chi ha i soldi bisognerebbe ascoltare i consigli di chi lavora con lui, quello non lo accetto".

La sua ambizione qual è? "Ormai ho un'età in cui il calcio mi piace tanto e lo seguo sempre anche perché per quello che faccio devo guardarlo. Ma è una passione che ho sempre avuto e mi fa piacere poterlo fare con la Federazione"

Come si confronta con i giovani? "I giovani di oggi sono molto bravi, ma è un altro mondo. Negli anni 70-80 era diverso, eravamo dipendenti dalla proprietà mentre oggi hanno il coltello dalla parte del manico e mi dispiace per i tifosi perché non ci sono più giocatori che stanno nella stessa squadra 15 anni. Ma tutti mi rispettano intendiamoci, però non chiedono certo consigli a me. Io dico di comportarsi bene con i compagni e con le società ma non c'è dubbio che sono più avanti di noi".

Perché da talent scout e dirigente non l'ascoltano, come per Thuram? "Lo avevo praticamente fatto ma in quel caso fu colpa del Monaco che dopo la stretta di mano con Luna non lo cedette alla Fiorentina. Con lui sarebbe stata una bella squadra perché ci mancava proprio il centrale. Me lo sono sempre chiesto anche io comunque. Il mondo del calcio è strano. Non sempre il giocatore che piace a me piace ad altri, io ho sempre scelto per il bene della squadra".

Un ricordo di Bearzot? "Per me è stato un padre, perché mi ha scelto pur giocando nella Fiorentina che non aveva lo stesso peso... Ho sempre giocato dall'inizio con il numero 10 e mi ha sempre difeso dagli attacchi dei giornali che preferivano calciatori delle squadre del nord. All'inizio facevo gruppo con quelli del Torino ma nell'82 erano già diminuiti. Se Tardelli provò a convincermi? Mi parlava della Juve ma io sono rimasto volentieri a Firenze".

Bandiere fuori dalle società ormai? "Io mi ritengo fortunato perché ho lavorato con Cecchi Gori, Della Valle e Commisso".

Come mai la Spagna anche a livello di U21 è più forte della nostra? Sono 20-22 anni che non vince un Europeo ma si sa, i giovani anche di oggi giocano poco in A, a parte Ndour. Perciò trovano difficoltà perché il salto è troppo grosso, una volta c'era l'Under 23. Il percorso della Spagna, che ai miei tempi non erano granché, è tecnico a tutte le età, perciò ci vorrebbe tornare alla tecnica di base. Comunque Mancini in Nazionale ha chiamato dei giocatori molto giovani in prospettiva per l'Europeo e i Mondiali. D'altronde le squadre di A di italiani ne hanno pochi, anche la Fiorentina oggi ne aveva due-tre ed altre come il Como anche meno. Di buono c'è che alcune giovanili azzurre hanno anche vinto perciò speriamo bene in prospettiva ma devono giocare nei club".