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La Fiorentina tifa Capo Verde: l'assurda storia di un gemellaggio lungo trent'anni

La Fiorentina tifa Capo Verde: l'assurda storia di un gemellaggio lungo trent'anniFirenzeViola.it
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di Alessandro Di Nardo
Viaggio in un arcipelago che da anni coltiva una strana passione per il viola

E' l'estate del 1997 quando un gruppo di studenti di Puerto Novo, città principale dell'isola di Santo Antao, una delle dieci che compongono l'arcipelago di Capo Verde, decide di fondare un nuovo club. Hanno ancora nelle retine le magie di Gabriel Omar Batisuta a Usa '94; così, al momento di scegliere il nome della squadra optano per 'Fiorentina'. Nasce così il Grupo Desportivo Recreativo e Cultural Fiorentina, non vi stiamo nemmeno a dire qual è il loro colore di maglia. Ecco spiegato il motivo per cui, a oltre trent'anni di distanza, tanti tifosi di Capo Verde, intenti a festeggiare in giro per il mondo lo storico esordio ai Mondiali, passaggio di per sé indimenticabile condito dal clamoroso pari per 0-0 contro i campioni d'Europa della Spagna, sfoggiavano delle maglie viola. 

La storia

Quella di Capo Verde per la Fiorentina è una fascinazione quasi totale che risale ai tempi dell'età dell'oro del nostro calcio. Negli anni novanta infatti la Serie A cominciò ad arrivare anche sull'arcipelago africano a est delle coste del Senegal. Da lì il colpo di fulmine con le big del nostro calcio, Milan, Inter, Juventus; ma l'attrazione maggiore - non sappiamo il perché a esser sinceri, forse dipende dall'inusuale colore della maglia - è proprio per la squadra allora guidata da Bati-gol. Tanto che nel corso degli anni novanta, oltre al Grupo Desportivo (che nel '97 vincerà il suo primo e unico titolo) nasceranno altre squadre legate al colore viola o comunque alla Fiorentina - un altro caso 'celebre' è quello della Fiorentina Calabaceira, società situata nella città di Praia, sull'isola di Santiago - oltre al valore sportivo, questo è un club che si distingue per l'aiuto diretto alla popolazione e ha quindi un forte connotato sociale nel tessuto urbano dell'isola, rappresentando quasi più un'associazione che una squadra di calcio -.

Altri motivi per tifare Capo Verde

Se non vi è bastato questo randomico 'gemellaggio' tra quello che di fatto è lo stato più piccolo (in termini di grandezza in chilometri quadri) ad aver mai partecipato a un Mondiale e la Fiorentina, vi diamo altri buoni motivi per simpatizzare per i 'tiburoes azules': basterebbe questo, appunto, il soprannome dei capoverdiani, squali azzurri. Capo Verde è infatti uno dei siti più celebri al mondo per fare shark diving, immersioni in gabbia (o senza) in mezzo agli squali. Fino a pochi mesi fa era un arcipelago famoso soprattutto per la morna, un genere musicale nato proprio tra quelle isole con melodia e tempi simili al fado. Cesaria Evoria, cantante capoverdiana scomparsa nel 2011, non ha fatto in tempo a vedere neanche una qualificazione alla coppa d'Africa della sua Nazionale. Cesaria è soprannominata la diva dai piedi nudi ed è colei che ha reso la morna un inno religioso per i capoverdiani.  Dicevamo delle dimensioni di questo paese: è grande quanto il Molise, conta gli stessi abitanti di Firenze (meno di 500mila).  

Di Capo Verde sappiamo poco, pochissimo, e tutto o quasi legato alle sue bellezze naturali, non al pallone: è un arcipelago vulcanico a largo delle coste del Senegal, famoso per i 'tiburoes', e le spiagge da cartolina. Ma la tradizione calcistica popolare è fortissima, a tratti viscerale e l'abbiam visto dalla partecipazione dei suoi abitanti alla festa post-partita con la Spagna. A portarlo a questi mondiali un gruppo di semi-sconosciuti con qualche volto noto, si fa per dire, della Serie A, come l'ex Verona Rocha Livramento e l'ex Lazio e Salernitana Jovane Cabral.  Ha una rosa abbastanza vintage e hypster: il centrale di difesa che ha messo le manette a Ferran Torres e soci è Roberto el Pico Lopes, 33 anni, capitano dello Shamrock Rovers in Irlanda e Irlandese de iure e de facto fino a qualche anno fa, quando venne contattato su LinkedIn dal Ct Bubista, che stava cercando di rintracciare calciatori 'naturalizzabili' per il sogno mondiale. Lopes aprì la chat, tradusse dal portoghese (che non conosceva) all'inglese e accettò, il resto è storia. La squadra come detto è un po' agée, se pensate che conta due tra i dieci giocatori più vecchi di questo Mondiale, il difensore Stopira, 38 anni, e il soprattutto il portiere Vozinha, 40 anni, con Messi, non scherziamo, l'uomo copertina di questa prima settimana Mondiale. 

La storia di questo Mondiale

In realtà si chiama Josimar José Evora Dias, nato a Mindelo il 3 giugno 1986. Per tutti è però Vozinha, 'vecchietta', soprannome di stampo bullistico affibiatogli da piccolo, quando i suoi compagni di scuola lo prendevano in giro per il fatto di essere troppo attaccato alla sua famiglia, intimandogli spesso di andare a piangere dalla 'vozinha', la nonna. Di quel soprannome Vozinha ha fatto un punto di forza, se l'è messo dietro la maglia anche contro la Spagna, gara conclusa con un clean sheet e il premio di Mvp. La sua storia colpisce dritto al cuore di tutti, anche della community social, è nel giro di poche ore diventa una star, passando da 20mila a oltre 10 milioni di  follower su Instagram (più di Bellingham, Olise, Saka, per intendersi). Ha debuttato in Nazionale nello stesso anno in cui Lamine Yamal veniva al mondo. Adesso, subito dopo Cesaria Evoria, la regina della Morna, c'è lui. E' anche questo il bello dei mondiali.


Trovate questa e altre storie Mondiali su Mundialito, il daily podcast a cura di Alessandro Di Nardo all'interno del palinsesto di Radio FirenzeViola, contenuto disponibile anche su Spotify e tutte le altre piattaforme.