"VINCENZO M’È PADRE A ME": I SACROSANTI MERITI DI ITALIANO

Una riflessione del nostro editorialista Stefano Prizio sulla partita di ieri tra Fiorentina e Milan
21.11.2021 15:00 di Stefano Prizio Twitter:    vedi letture
"VINCENZO M’È PADRE A ME": I SACROSANTI MERITI DI ITALIANO
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La celeberrima frase, la pronunziava Peppiniello alias Franco Melidioni, oggi 77enne ed interprete del fantastico cast nell’immortale capolavoro del 1954 ‘Miseria e Nobiltà’ firmata Mario Mattioli con un meraviglioso Totò: nella commedia il bambino va a servizio nella casa del ricco padre di Gemma (Sofia Loren), ma per farsi assumere deve fingere di essere figlio di Vincenzo, primo cameriere della dimora che gli dice appunto di affermare dinanzi al padrone: ‘Vincenzo m’è padre a me’.

E proprio di Vincenzo vogliamo parlare, lui arrivato in viola come ripiego rivelatosi di gran lunga meglio dell’originale, in barba alle ciance ritrite sulla programmazione nel calcio.

Dopo il mercato estivo, da buon aziendalista, ma non da cameriere, fa buon viso a cattivo gioco quando sembra proprio che la società non gli dia gran retta sugli acquisti, la sua unica richiesta di quell’esterno in più il ‘quinto’, viene infatti ignorata, ed ora se ne pentono e rimedieranno a gennaio.

Ma Vincenzo si butta sul lavoro che per lui vuol dire tattica à go go, ma anche psicologia, conoscenza del lato umano dei suoi ragazzi che lui ama vivere a tutto tondo, per poter essere loro mentore, padre, amico e giudice credibile.

Per questo Vincenzo gestisce il gruppo applicando non a sole parole il criterio meritocratico: chi si allena bene scende in campo, anche se così si rischia di giostrare troppo l’undici titolare e infatti gli arriva pure qualche critica, malgrado i risultati lo premino e si vedano anche bel gioco e personalità di squadra oltre che grandi recuperi umani e professionali come quello di Saponara, Vincenzo incassa le eventuali critiche senza scomporsi e non torna indietro sulle proprie convinzioni.

Tra capo e collo gli capita pure la querelle Vlahovic, sul serbo si dice tutto e il suo contrario dopo che la dirigenza per prima lo ha messo all’indice, dal tranchant ‘mettiamolo in tribuna perché non firma il rinnovo’ a roba psichedelica di chi dice ch  in futuro gli preferirebbe Gori (giovane viola quest’anno in prestito a Cosenza).

Vincenzo tappa le orecchie, le sue e dei ragazzi, serra le file del gruppo, lascia fuori il chiasso proteggendo il giocatore e il giovane attaccante serbo lo premia segnando a raffica, con le due reti al Milan è salito a quota 10 in classifica marcatori.

E siamo alla cronaca di queste ore, con la Firenze sportiva che si gode la vittoria sul Milan e guarda al futuro con fiducia per la sua bella squadra gestita da un uomo pieno di qualità, approdato a Firenze per sostituire Gattuso (Deo gratias), ma subito capace di conquistare  fiducia piena e affetto per lo splendido lavoro che sta compiendo.

E poiché questa Fiorentina nella sue manifestazioni tattica, caratteriale ed umana è tutta figlia delle mani artigiane di Vincenzo Italiano, come non dire a mo’ di Peppiniello: ‘Vincenzo m’è padre a me’, proprio come dicono quei ragazzi che lo seguono e si ritrovano protagonisti del bel campionato che sta facendo la Fiorentina.