AVANTI ADAGIO

03.08.2020 19:00 di Andrea Giannattasio Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
AVANTI ADAGIO

Che la chiarezza e il pragmatismo siano da sempre state due doti di Rocco Commisso se n’è avuta la riprova anche oggi, nel corso dei sessantacinque minuti di monologo a stelle e strisce che il presidente ha voluto concedere al termine della sua prima stagione da numero uno viola. Un’annata iniziata male ma che sarebbe potuta finire pure peggio se non ci avesse messo una pezza Beppe Iachini, l’uomo attorno al quale il club adesso vuole costruire una Fiorentina in grado di lottare per la parte sinistra della classifica. Rispetto a un anno fa dunque, quando il numero uno di Mediacom ha messo per la prima volta piede a Firenze, la sensazione è che adesso più che attraverso voli pindarici la società voglia muoversi “avanti adagio”, andando cioè pian piano a migliorare il proprio status con investimenti oculati e, soprattutto, di pari passo con quanto avverrà sul lato infrastrutture, dal centro sportivo fino allo stadio. I numeri snocciolati dal patron sono inconfutabili: oltre ai 165 milioni spesi per rilevare il club a giugno 2019, ci sono anche tutti i soldi spesi per le ultime due campagne acquisti più, ovviamente, l’esborso per il maxi progetto legato al training center, sul quale ancora una volta Commisso ha fatto trasparire tutto il suo fastidio a causa dei ritardi che hanno ormai reso saturo il suo livello di pazienza.

Quello che tuttavia non sembra piacere tanto ad una parte della piazza viola è il continuo riferimento ad altre realtà come quella di Bergamo e di Bologna, che il presidente ha tirato in ballo andando a ritroso nella storia e confrontando l’andamento della sua prima stagione a quando le due città videro l’arrivo di una nuova proprietà. In tal senso è stata citata anche la famiglia Della Valle, che alla sua prima stagione di A si salvò all’ultima giornata prima di aprire un ciclo dove - sul campo - la Fiorentina si sarebbe piazzata per quattro volte di seguito in Champions League. Chissà che anche Rocco non voglia ripercorrere un ciclo così entusiasmante. Una fetta di malcontento dunque rimane, inutile nasconderlo, specie perché le dichiarazioni di oggi (che mettono di nuovo in forte dubbio anche la permanenza di Chiesa, sul quale è stato detto di tutto fuorché aprire ad un'ipotesi rinnovo) arrivano al termine di una stagione estenuante, partita con ambizioni di riscatto e terminata al 10° posto. Molto chiare, del resto, sono però anche le idee della proprietà che senza fare promesse e tirare in ballo traguardi inarrivabili preferisce parlare coi fatti e navigare a vista, in attesa che gli obiettivi sportivi possano regalare soddisfazioni al pari degli investimenti immobiliari. Parafrasando un fortunato spot televisivo di qualche anno fa, la Viola 2.0 di Commisso sembra sempre più orientata a non vendere sogni ma piuttosto solide realtà.