Frey: "Viola, l'amore della mia vita. Un dirigente mi costrinse ad andar via"
All'interno di una lunga intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, l'ex portiere della Fiorentina Sebastien Frey ha raccontato tutti i dettagli della sua carriera, soffermandosi in particolare sugli anni vissuti in maglia viola: "La Fiorentina resta l'amore della mia vita. Anche se dopo pochi mesi ho rischiato di dover dire addio al calcio. Era gennaio, non dovevo neanche giocare, ma il secondo portiere aveva litigato con il preparatore. Mi sono scontrato con Zalayeta: era come se mi fosse esploso il ginocchio. I chirurghi dicevano che non sarei più tornato in campo. Mi allenavo quattro volte al giorno. Il primo mese è stato durissimo, il dolore era asfissiante. Le tempistiche per il rientro erano tra i sedici e i diciotto mesi: me ne sono bastati sei. La squadra? Un gruppo incredibile fatto di amici. È nato tutto nel campionato successivo a Calciopoli. Il secondo infortunio è stato meno grave del primo ma mi ha devastato psicologicamente.
Era coinciso con un momento di crisi familiare. Sono caduto in depressione. Non riuscivo più a dormire, travolto dai pensieri. Avevo perso autostima. Era troppo per me, non riuscivo a gestirlo. Ne sono uscito chiedendo aiuto a uno psicologo. Ho capito che da solo non ce l’avrei fatta. Probabilmente avrei smesso senza il suo supporto. Con lui ho imparato ad accettare la mia situazione, il matrimonio finito, le mie fragilità. L'addio a Firenze? La amavo, avevo rifiutato le proposte di Milan, Bayern Monaco, Barcellona e Juve per rimanere. Un dirigente, però, non mi voleva: si è comportato da vigliacco e mi ha costretto ad andarmene".
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