Punto sbarbato a Lecce e salvezza più vicina. E ora i cambiamenti: 15 operazioni in entrata e le idee di Paratici per ristrutturare il club. Potrà intervenire in ogni settore? Il nodo allenatore, un mercato difficile e lo scouting rifondato
Il punto sbarbato a Lecce avvicina ancora di più la Fiorentina alla salvezza, il gioco resta un optional ma insistiamo, è un dettaglio. Ci manca solo di fare gli snob in questa pessima, disgraziata stagione. Accontentiamoci perciò di vedere la fine del grande tormento, in attesa di capire come e quanto Paratici potrà incidere sul cambiamento - profondissimo - che ha in testa a tutti i livelli. Di questo parleremo dopo aver brevemente ripercorso la partita che è finita da pochi minuti. Nella quale Di Francesco ha fatto una disperata trasfusione di vitamine al Lecce con tre sostituzioni al 54’, chissà se aveva comunque progettato di cambiare passo con Banda, Stulic e Gandelman nell’ambito di un piano stabilito: fatto sta che il Lecce aumenta il ritmo e schiaccia la Fiorentina, dopo la paratona di De Gea su Banda arriva il pareggio di testa di Tiago Gabriel, sul quale non fa una gran figura Ndour. La tripla sostituzione viola (Fabbian per Ndour, Fazzini per Harrison, Brescianini per Fagioli) non aggiunge energie e il Lecce continua a spingere. Pigia pigia in area, qualche brivido ma il pareggio resiste.
Nel primo tempo il Lecce era stato poca cosa, alla Fiorentina è bastato accendere a tratti le proprie individualità. E così, senza sudare troppo : sinistro di Mandragora deviato da Falcone al 28’ e un minuto dopo il gol-chicca di Harrison, un sinistro accarezzato verso l’angolo lontano irraggiungibile per Falcone. Raddoppio vicino con un lampettino basso di Dodo per Piccoli, da parte del Lecce poco o nulla. Esattamente il contrario, rispetto alla ripresa.
A prescindere dal risultato di stasera, le grandi manovre per apparecchiare i cambiamenti sono già in corso. E sulla portata di queste manovre si giocherà una partita decisiva, perché Paratici da quando è arrivato si è immerso in una realtà calcistica sottodimensionata rispetto alle previsioni. Non tutto luccica, insomma, insieme alla ultra dimensionata stella polare del Viola Park.
Il nuovo manager ha in mente un ventaglio ampissimo di operazioni da affrontare: dalla scelta dell’allenatore, alla valutazione della rosa da fare al nuovo tecnico in vista di un numero congruo di operazioni (una quindicina in entrata) per ristrutturare una rosa che quest’anno ha mostrato ogni tipo di limite possibile. Lo squilibrio strutturale del materiale calcistico - e qui usiamo un eufemismo - è stato più volte al centro di un dibattito interno. Tutto questo senza tralasciare gli interventi che riguarderanno, a livello organizzativo, la complessa e delicata organizzazione che gira intorno alla prima squadra. E se allo scouting è stato data fin da subito una decisa accelerata con compiti da svolgere entro metà maggio agli osservatori, è mostruoso il lavoro per riportare la Fiorentina a lottare per un posto in Europa entro due stagioni. Questa è la realtà, perché ci sarà da ricostruire e non è giusto illudere i tifosi.
Quindi l’inizio sarà molto low profile, un’avventura così completa è una grandissima scommessa per un manager che ha fra l’altro alle spalle 9 scudetti consecutivi con la Juve e altri dieci titoli con il club bianconero: e se a Torino l’organizzazione era ai massimi livelli, qui a Firenze ci sarà moltissimo da lavorare per raggiungere un livello di efficienza superiore. E qui entriamo in un campo delicato, essendo in teoria la competenza di Paratici limitata al settore sportivo. C’è anche da aggiungere che un manager come lui - avendo firmato un contratto di 4 anni e mezzo - ha sicuramente preteso garanzie di un’operatività più ampia. La quale, è ovvio, potrebbe intaccare il raggio di azione altre figure apicali all’interno del club. Allora il punto è: Paratici ha già le idee chiare, cosa succederebbe se non riuscisse a impostare il lavoro che ha previsto?
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