GALLI A FV, LA MORTE DI PAOLO MI HA FATTO GELARE IL SANGUE

10.12.2020 10:30 di Riccardo Barlacchi Twitter:    Vedi letture
GALLI A FV, LA MORTE DI PAOLO MI HA FATTO GELARE IL SANGUE
FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca

Il mondo del calcio, i nostalgici, la generazione che ha assistito a quel Mondiale meraviglioso di Spagna '82, piangono oggi Paolo Rossi, stroncato nella notte da un male incurabile. Pablito è scomparso a distanza di pochi mesi dall'addio del suo Fino Fini, con cui aveva un rapporto speciale. Noi di FirenzeViola.it abbiamo contattato in esclusiva Giovanni Galli, ex portiere viola e Campione del Mondo, che insieme a Rossi ha vissuto momenti indimenticabili, coltivando un'amicizia unica. Commosso e affranto dal cordoglio, Galli ci ha raccontato gli istanti più belli passati insieme all'amico Paolo:

Qual era il suo rapporto con Pablito?
“Eravamo due toscani che si ritrovano a fare un percorso dalla Nazionale Juniores. Il primo incontro fu in quella circostanza. Da lì siamo sempre stati vicini, anche dopo la carriera. Mi accorgevo di continuo di quale fosse la grandezza calcistica di Paolo. Era il fratello, il figlio, il genero che tutti avrebbero voluto. Un ragazzo semplice, che sdrammatizzava nei momenti difficili. Era di grande compagnia. L’ho chiamato anche alla manifestazione che facciamo in memoria di Niccolò. È venuto spesso con la moglie e con le bambine. L’unico rimorso che ho è non essere mai andato nel borgo in cui ci ha sempre invitato ad Arezzo. Noi dell’82 dicevamo sempre "Andiamo da Paolo”, ma alla fine io non ho mai fatto in tempo. È l'unico rimorso che ho. Era molto orgoglioso di ciò che aveva costruito”.

Lo aveva sentito di recente?
“Sì, un mese fa prima del compleanno di Maradona. Dall’Argentina mi avevano chiesto un video, stavano raccogliendo una serie di auguri da parte degli amici di Diego. Lo mandò anche lui. Lo vidi appesantito, ma mi aveva detto che era stato operato all’anca. Io per ridere gli dissi: “Oh, finalmente ti hanno raddrizzato”. Lo prendevamo spesso in giro perché camminava storto. Pensavo che il malessere fosse legato a quello. Una settimana fa ho pubblicato sulla chat dei Campioni del Mondo una foto e lui mi aveva risposto con le faccine sorridenti”.

Deve essere stato un fulmine a ciel sereno…
“A breve contatterò anche gli altri campioni, perché magari sapevano quello che stava passando. Quando stamattina ho ricevuto il messaggio di Federica (la moglie, ndr), mi si è ghiacciato il sangue nelle vene”.

Ci può raccontare un aneddoto a cui è affezionato?
All’inizio della nostra carriera, nel ’76, eravamo a Funchal, a Madeira. Giocammo il 23 dicembre con la Nazionale e il 24 ripartimmo per tornare in Italia. Volevamo passare il natale a casa. Il viaggio era lungo. Ci volevano due ore e mezza per arrivare a Lisbona, da lì avremmo preso l’aereo per Milano. Arrivati in Italia prendemmo la macchina e arrivammo di corsa a Firenze. Io e lui, da soli, facemmo 22 ore di viaggio. Vorrei fermarmi qui”.