ARGENTINA CAMPEON UN PO’ VIOLA. FIRENZE HA SEMPRE AMATO L’ALBICELESTE: DA NICO E QUARTA ORA CI ASPETTIAMO TANTO. ATTACCO, UN PROBLEMA DA RISOLVERE. SCONCERTI, GIORNALISTA E FIORENTINO VERO
Da mesi dicevamo più o meno sottovoce che gli argentini pensavano intensamente al mondiale, in qualsiasi campionato. Non era un pensiero banale, loro intimamente erano convinti di poter vincere in Qatar. Sentivano dentro una fiamma che ardeva ogni giorno di più, era la grande occasione per alzare la “tercera”. Dopo Passarella ’78 e Diego nell’86.
Avevano ragione, lo abbiamo capito partita dopo partita. Anche con la partecipazione oceanica dei tifosi dell’Albiceleste. Un trasporto d’amore con pochi paragoni. Gli argentini hanno un legame con la Nazionale molto particolare, sicuramente forte. Più del nostro.
Così è arrivato il trionfo di eri, contro la Francia. In una finale pazzesca, carica di emozioni, dove gli schemi hanno lasciato spazio al talento dei marziani, Messi e Mbappè, e a quella carica agonistica capace di trascinare chiunque. Anche in questo caso pochi paragoni con finali di altri periodi, meno intense di queste. Messi ha dimostrato di essere il migliore del pianeta, mentre Mbappè a soli 24 anni con quelle statistiche impressionanti, davanti ha una prateria di gloria da percorrere. Firenze ha tifato per Messi e compagni perché ha sempre amato l’Argentina.
Fin dal 1980 quando con la riapertura delle frontiere sbarcò sotto il Cupolone Daniel Bertoni, campione del mondo in carica. Talentuoso, simpaticissimo, guascone, “puntero”, formidabile. È suo il primo gol non italiano dopo la riapertura. Una pennellata su punizione contro il Catanzaro all’allora Comunale. Una tela d’autore. In Fiesole cantavano “Argentina, Argentina”, fu subito amore. Poi due anni dopo arrivò il capitano dei campioni del mondo ’78, Daniel Passarella. Uno dei liberi della storia del calcio planetario, senza esagerazioni. Perché ogni tano vale la pena sottolineare chi è transitato dal Campo di Marte.
Quindi Ramon Diaz, che “tirava la bomba”. Dopo di lui arrivò anche lo sfortunato “Oscarone” Dertycia che però Firenze seppe amare lo stesso, ma certamente non assimilabile ai tre precedenti campioni. E agli inizi dei Novanta la Fiorentina abbracciò Batistuta, innamorandosene perdutamente. Il Re Leone, per alcuni anni, fu il centravanti più forte al mondo, pur senza vincere il Mondiale, ma diventando capocannoniere dell’Albiceleste e vincendo qualcosa in viola.
Ne sono passati altri di argentini, la lista sarebbe lunga, allora fermiamoci agli ultimi: Pezzella che ha alzato la Coppa del Mondo entrando nelle fasi più caldi della battaglia coi francesi. Quattro anni a Firenze di buon rendimento e grande attaccamento. Siamo felici per lui, è stato bello vederlo accanto a Messi. Con Pezzella in Qatar c’era pure Nico Gonzalez, ma prima del debutto ha dovuto abbandonare per un infortunio. E’ campione del Mondo anche lui, se non altro moralmente. Alle qualificazioni ha partecipato anche Quarta, uscito dalla lista dei 26 solo all’ultimo. Il ct Scaloni lo ha ringraziato alla vigilia, giusto così. Argentini viola, avanti, anzi, “vamos”. Adesso Firenze da Gonzalez e Quarta, galvanizzati da questo successo, si aspetta tanto. In particolare dal primo perché in quel ruolo si determinano le partite.
Nico se segnerà qualche gol aiuterà un attacco che in queste amichevoli, l’ultima col Monaco, ha fatto vedere di essere in crisi. Cabral non segna e Jovic anche. Dobbiamo aspettare la gare ufficiali, vero, ma non preoccuparsi sarebbe da incoscienti. La società ha un mese di mercato a disposizione e una riflessione profonda bisogna che la faccia. Siamo a tutti a sperare che il brasiliano e il serbo si sblocchino perché sperare è a costo zero. E se non fosse così? A quali controindicazioni andrebbe incontro la Fiorentina? Nel calcio può succedere di tutto e in un attimo.
Purtroppo in questo sport bisogna sempre ragionare su cosa è stato fatto, non su quello che accadrà. Quest’ultima fase afferisce alla sera delle previsioni, insomma ai buoni auspici. Questa è la differenza. Ad oggi l’attacco della Fiorentina è un problema da risolvere.
Chiudiamo con un saluto ad un maestro che ci ha lasciati, fuoriclasse del giornalismo e fiorentino vero: Mario Sconcerti. Lo ha ricordato sua figlia Martina, la Fiorentina per Mario è stata l’amore di una vita. Firenze perde un’eccellenza nazionale e una penna che senza fare sconti a nessuno, non dimenticava mai la sua città. E la sua squadra. Addio Mario, ci mancherai tanto.
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