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Il muro difensivo che non c’è: nove gol e tre coppie già bruciate

Il muro difensivo che non c’è: nove gol e tre coppie già bruciateFirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2026
Grosso ha già cambiato tre coppie centrali e alternato gli uomini sulle fasce, ma il risultato non muta: nove reti incassate in tre giornate

La prova del nove, per adesso, ha emesso una sentenza impietosa. Nove sono i gol incassati dalla Fiorentina nelle prime tre giornate, nove le crepe di una difesa che Fabio Grosso ha provato a ridisegnare cambiando uomini e combinazioni senza però riuscire a modificarne la sostanza. Dalla Roma al Torino, passando per il tracollo contro il Frosinone, il reparto viola è rimasto privo di automatismi e sicurezze. Un autentico colabrodo, il peggiore della Serie A. All’Olimpico era toccato a Dragusin e Ranieri comporre la coppia centrale, travolta quattro volte dalla Roma. Contro il Frosinone, Grosso aveva affiancato Pongracic al rumeno, senza evitare altri tre gol e una serie di errori individuali e collettivi. Ieri è arrivato il turno di Viery, schierato per la prima volta dall’inizio accanto all’ex Tottenham. Terzo tandem differente in altrettante partite, stessa risultante: una retroguardia incapace di proteggere il vantaggio e punita altre due volte dal Torino.

Fasce senza certezze

Se al centro si continua a cercare la coppia giusta, sulle corsie il quadro non è più rassicurante. Valdepeñas ha mostrato spunti interessanti e coraggio, ma resta un giocatore acerbo al quale è difficile chiedere subito personalità ed esperienza. Prima di arrivare a Firenze aveva collezionato una sola presenza con la prima squadra del Real Madrid, dopo il percorso nella formazione giovanile e nel Castilla, nella terza serie spagnola. Il potenziale non manca, il mestiere inevitabilmente sì. A destra si sono alternati Jimenez e Joao Mario, senza che nessuno dei due riuscisse finora a imporsi. Entrambi hanno evidenziato limiti tecnici, mentre lo spagnolo ha lasciato dubbi anche sotto il profilo caratteriale e della tenuta nei momenti di difficoltà. Sullo sfondo rimane Dodo, rimasto a Firenze in assenza di offerte ritenute adeguate dopo un’estate vissuta con le valigie virtualmente pronte.

Venezia, esame senza appello

Il risultato è un reparto eterogeneo, assemblato con profili molto diversi e ancora lontano dal parlare la stessa lingua. Dragusin è stato l’unico punto fermo, ma attorno a lui sono cambiati interpreti, riferimenti e gerarchie. La conseguenza sono nove gol subiti, zero punti e la peggior partenza viola degli ultimi 91 anni: tre sconfitte consecutive che non si verificavano dal 1935. Venerdì a Venezia arriverà dunque un altro banco di prova, forse il più delicato. Grosso dovrà decidere se continuare con Viery oppure rilanciare Ranieri o Pongracic, ma la questione ormai va oltre i nomi. Servono compattezza e protezione da parte dell’intera squadra. Perché dalla tenuta della peggior retroguardia del campionato dipenderà buona parte della possibilità della Fiorentina di rialzarsi. E, inevitabilmente, anche il futuro del suo allenatore.