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La Fiorentina di oggi sa solo quello che non è: il fattore identità e il paradosso dei numeri

La Fiorentina di oggi sa solo quello che non è: il fattore identità e il paradosso dei numeriFirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2026

Il bilancio di inizio stagione non lascia spazio ad alcuna interpretazione: sette gol subiti, zero gol segnati, zero punti. Tuttavia, al di là del lato numerico, l’aspetto che più inquieta dell’inizio stagione della Fiorentina sembra essere l’identità. Parziale, relativa, ma almeno da intravedere. Per il momento, invece, restano solo dei puntini di sospensione. La rosa è stata rivoluzionata – e a fine mercato si conteranno operazioni in entrata e in uscita in doppia cifra – ma ciò che il campo ha lasciato in eredità, come sottolineato dallo stesso Grosso, sono soprattutto fragilità e leggerezza. Il rimescolamento delle carte, rispetto all’Olimpico, non ha dato i suoi frutti. Il tecnico ha cambiato cinque undicesimi rispetto alla gara di Roma, inserendo sette volti arrivati dal mercato dal primo minuto: nella formazione titolare erano inoltre cinque i giocatori nati dal 2004. E se l’allenatore ha la responsabilità di trovare rapidamente una risposta alle tante domande sul tavolo, dall'altro la rosa resta incompleta. Un caso su tutti: la Fiorentina, scesa in campo con il tridente titolare formato da Gudmundsson, Mastantuono e Pellegrino, non aveva (complice il caso Kean non ancora risolto e l'assenza di esterni) alcun ricambio offensivo oltre al Primavera Mazzeo a disposizione dalla panchina. E questo, nella lettura della ripresa, ha indubbiamente inciso. Per recuperare dallo 0-2, le uniche mosse possibili sono state l’inserimento di Fagioli e poi l’avanzamento di Atta sulla trequarti. Non è stata da meno la prestazione della difesa, sopratutto per Dragusin, uno dei grandi frutti del mercato estivo. Le responsabilità si spostano così su più fronti, perché le risposte, ad oggi, tardano ad arrivare sia dal campo sia dal mercato. Come nella celebre storia di Balto, insomma, questa Fiorentina sa solo quello che non è: non è ancora la squadra di Grosso, ma non è neanche quella immaginata (ma non completata) da Paratici, non si è ancora liberata dal suo passato e non ha ancora aperto le porte al futuro.

NUMERI AGLI ANTIPODI

I dati della gara contro il Frosinone mostrano una netta sproporzione tra il volume di gioco, le statistiche e il risultato finale. La squadra viola ha chiuso avanti per xG (1,89-1,08), con 25 tiri a 12 di cui 14 a 10 dentro l’area. Un dato, questo, già sufficiente a spiegare due criticità emerse: la Fiorentina non è precisa in fase offensiva (solo 4 tiri in porta sul totale di 25) e subisce con troppa facilità, tra errori e negligenze che hanno portato i viola a subire 7 gol su 14 tiri in porta: il 50% delle conclusioni avversarie nello specchio, insomma, si traducono in una rete. I gol segnati restano zero, a fronte di otto tiri in porta (e due pali) in 180 minuti. Contro il Frosinone la Fiorentina ha avuto la supremazia anche per i tocchi nell’area avversaria (48-24) e per gli ingressi nella trequarti avversaria (55-36), tutti numeri rimasti vani, di fronte a uno squilibrio che ha visto i viola spesso infilati in ripartenza o allungarsi in campo. All’orizzonte, insomma, non vi è solo l’urgenza di una semplice inversione di rotta, ma una sintesi tra l’ambizione delle idee estive e la cruda realtà del campo. Il calcio, implacabile, non concede sconti a nessuno, tanto a Grosso, quanto a Paratici, men che meno alla Fiorentina