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Fabio Zaza (all. ACF Under-15): "Viola Park, un privilegio. Mi ispiro a De Zerbi ma oggi il mio mondo sono i ragazzi"

Fabio Zaza (all. ACF Under-15): "Viola Park, un privilegio. Mi ispiro a De Zerbi ma oggi il mio mondo sono i ragazzi"
Oggi alle 20:00Copertina
di Andrea Giannattasio
Il tecnico dell’Under-15 viola si racconta per la prima volta a RFV: dalla chiamata di Angeloni al confronto con Andreazzoli

Far crescere i ragazzi, prima ancora di inseguire le vittorie. È il principio che guida Fabio Zaza, nuovo allenatore della Fiorentina Under-15, approdato in viola dopo le esperienze nei settori giovanili di Empoli e Bologna. Dall’emozione quotidiana di lavorare al Viola Park all’ammirazione per De Zerbi, passando per il confronto con Andreazzoli e la fiducia ricevuta da Angeloni: il tecnico si è raccontato in esclusiva a Radio FirenzeViola, nel corso della seconda puntata della nuova stagione di “Made in Viola”, il programma a cura di Andrea Giannattasio dedicato al settore giovanile della Fiorentina in onda su RFV tutti i giovedì dalle 19 alle 20.

Partiamo dalla chiamata di Valentino Angeloni: che cosa le ha chiesto quando le ha proposto di entrare nel settore giovanile della Fiorentina?
"Ho ricevuto la chiamata del direttore con grande piacere. Mi ha illustrato il progetto e la sensazione è stata subito positiva, soprattutto perché si è concentrato sulla crescita dei ragazzi: è l’aspetto che mi piace di più e il motivo per cui faccio questo lavoro. Entrare in una società come la Fiorentina, che conoscevo già da avversario, è stata un’opportunità importante. Angeloni mi ha trasmesso stima e fiducia, insieme alla responsabilità di accompagnare la crescita dei giovani. La priorità sono loro".

Aveva conosciuto il mondo viola dall’esterno: che effetto fa viverlo da dentro e lavorare al Viola Park?
"È un privilegio. Venire qui da avversario era già un’emozione per i ragazzi e per noi dello staff. Ho visitato tante società e strutture di altissimo livello, ma non avevo mai trovato un’organizzazione e un centro sportivo come questi. Siamo appena al quarantacinquesimo allenamento e ogni giorno, quando entro al Viola Park, mi emoziono ancora. Ci vorrà del tempo per ambientarsi, ma è davvero bello".

La squadra ha cominciato bene, con undici punti e tanti gol nell’ultima partita contro l’Avellino. Qual è stato l’impatto con il gruppo?
"Molto positivo. Mi aspettavo ragazzi con un’identità già consolidata, perché alle spalle hanno un percorso importante nell’attività di base, e ho trovato conferma di questo lavoro. Considero l’Under 15 un po’ come la Primavera dell’attività di base: si arriva con un bagaglio individuale da consolidare e si comincia a inserire una componente collettiva più marcata. Le basi sono importanti e dobbiamo continuare a svilupparle".

Conosce bene questa categoria, avendola allenata anche al Bologna. Quanto è delicato il passaggio al campionato nazionale?
"È una categoria che mi piace moltissimo. Si passa dal calcio dei bambini a qualcosa di più vicino a quello dei grandi, continuando però a lavorare tanto sulle qualità individuali. Cambiano le partite, i ritmi e anche la vita fuori dal campo. Alcuni ragazzi arrivano da altre regioni e affrontano per la prima volta un’esperienza lontano da casa. Anche per quelli del territorio gli impegni diventano più intensi: vanno a scuola, si svegliano presto e fanno tanti sacrifici. Con lo staff dobbiamo considerarli nella loro interezza e concedere loro il tempo necessario per abituarsi".

Che cosa si porta dietro dalle esperienze con Empoli e Bologna?
"Ringrazierò sempre l’Empoli per avermi dato la possibilità di iniziare nei professionisti e il Bologna per avermi permesso di proseguire, affidandomi anche una categoria alla quale tengo molto. Sono state due esperienze formative sotto tutti i punti di vista: di Empoli porto con me soprattutto il lavoro metodologico, di Bologna anche la crescita nella gestione del gruppo. Ho scelto Firenze per continuare a migliorarmi, mettermi alla prova e dare tutto me stesso alla società e ai ragazzi".

Che calciatore era Fabio Zaza?
"Ero un centrocampista con un baricentro basso, dinamico, al quale piaceva abbinare qualità e quantità: un motorino di centrocampo. Una caratteristica che mi ha sempre accompagnato è stata la curiosità. Nel settore giovanile del Bologna ho avuto la fortuna di incontrare allenatori che mi hanno lasciato molto, sul piano umano e calcistico. Crescendo ho voluto approfondire quel mondo, studiando e formandomi per trasformarlo in un lavoro. Allenare nel vivaio è un mestiere diverso rispetto alla prima squadra: lavorare con queste fasce d’età è complesso, ma anche molto stimolante e gratificante".

Quando ha capito di voler diventare allenatore?
"Verso la conclusione del mio percorso da giocatore ho cominciato a formarmi e ho preso il patentino UEFA B. Ricordo un allenatore di una società dilettantistica di Latina, città della quale sono originario e dove vive la mia famiglia: Andrea Chiappini. Fu lui a consigliarmi di intraprendere questa strada, perché vedeva in me delle qualità che avrei potuto mettere a disposizione dei ragazzi. Ho iniziato nei dilettanti, poi è arrivata l’opportunità di entrare nei professionisti".

A Zola Predosa ha ricoperto diversi ruoli, anche nel settore giovanile. Che cosa le ha lasciato quell’esperienza?
"Lo Zola è una seconda casa. Mi ha accolto da giocatore, verso la fine della carriera, e mi ha dato la possibilità di iniziare un percorso da allenatore, dagli Esordienti fino alla prima squadra. Quando guidavo l’Under 17 Élite dei ragazzi del 2005, a novembre si dimise il tecnico della prima squadra, che militava in Promozione. Il direttore sportivo mi chiese di concludere la stagione e accettai volentieri. È una società che mi ha trattato come un figlio: ho mantenuto rapporti importanti con il presidente e i direttori e la porto nel cuore".

Quanto conta il confronto con gli altri allenatori del vivaio viola?
"Molto. Ho la fortuna di lavorare in una società nella quale la Primavera è guidata da un allenatore che ho seguito negli anni e che mi ha sempre colpito, sia per la proposta di gioco sia per il profilo umano: Aurelio Andreazzoli. Poterlo osservare in campo, ascoltarlo e vedere come interagisce è una grande opportunità. È disponibile con tutti. Anche con gli altri tecnici del settore giovanile c’è molta condivisione: essere accolto così, entrando in una società nuova, è stato importante".

Quali sono i principi del calcio che vuole insegnare ai suoi ragazzi?
"Parto dalle loro caratteristiche: il gioco deve permettere ai ragazzi di esprimere al meglio il proprio potenziale. Angeloni ci ha chiesto fin dall’inizio un calcio propositivo, un’idea che condivido pienamente. Mi piace una squadra che manovra e nella quale i giocatori siano responsabilizzati nelle scelte, imparando a leggere le situazioni individualmente e insieme ai compagni. Durante la settimana dobbiamo fornire strumenti che consentano loro, la domenica, di riconoscere ciò che accade e trovare delle soluzioni".

Come si conciliano intensità, apprendimento e divertimento?
"Il divertimento deve essere la base. Si lavora con ritmo e intensità, si fa fatica, ma divertendosi. Possiamo esprimere il nostro potenziale quando siamo sereni e felici di quello che facciamo. Cerchiamo di creare un ambiente nel quale i ragazzi si sentano coinvolti, si aiutino e vedano nello staff un sostegno. Anche sulla componente mentale lavoriamo attraverso il pallone e le relazioni tra loro. Sono contento perché nelle prime partite stanno cominciando a esprimersi anche in confronti di valore".

Ha un modello di riferimento tra gli allenatori?
"Ho studiato molto Roberto De Zerbi: durante il periodo del Covid ho seguito tanti suoi webinar e la sua idea di calcio mi ha sempre affascinato. Mi interessano gli allenatori che propongono un gioco manovrato, propositivo e posizionale. Anche alla Fiorentina ne sono passati diversi, capaci di accompagnare la crescita di ragazzi poi arrivati nei professionisti. Nel settore giovanile, però, al centro devono restare i calciatori: devo conoscerli e capire come aiutarli, adattando la proposta alle loro caratteristiche. Abbiamo otto o nove mesi a disposizione e rappresentiamo soltanto un passaggio del loro percorso: dobbiamo scegliere su quali aspetti concentrarci e lasciare loro il più possibile, seguendo le linee guida della società".

Quanto conta il risultato in Under-15?
"Credo profondamente che nel settore giovanile il risultato non possa essere la priorità. Altrimenti si rischia di spostare l’attenzione dalla formazione ad altro. È un concetto che ho condiviso con Angeloni già nella prima conversazione: la vittoria deve essere una conseguenza del lavoro settimanale. I ragazzi vogliono competere e vincere, ed è giusto così. Noi dobbiamo però mantenere coerenza: se in settimana insegniamo qualcosa e la domenica lo abbandoniamo per inseguire i tre punti, perdiamo un’occasione di crescita. Il risultato acquista valore quando nasce dal percorso che stiamo costruendo".

Quanto è difficile far comprendere questi concetti alle famiglie?
"È un tema importante e abbiamo la fortuna di avere una società che cura i rapporti con le famiglie. Dal 4 agosto, quando abbiamo cominciato, vedo ragazzi sereni e tranquilli, pur frequentando il campo cinque volte alla settimana. Credo quindi che alle spalle ci siano famiglie con le quali la Fiorentina ha lavorato bene. È fondamentale che i genitori si affidino alla società e lascino vivere ai figli questo percorso con serenità, sia nelle difficoltà sia nei momenti positivi. Le variabili sono tante: il sostegno della famiglia deve aiutarli ad affrontarle nel modo migliore".

A fine stagione che cosa la renderebbe soddisfatto?
"Vorrei che negli ultimi mesi il gruppo riuscisse a esprimere al meglio ciò su cui avremo lavorato e che tutti i ragazzi, dal primo al ventiseiesimo, si sentissero molto migliorati rispetto all’inizio. È il desiderio più grande mio e dello staff. Sul piano dei risultati spero che la stagione finisca il più tardi possibile: le fasi finali permettono di confrontarsi con altre squadre di alto livello e sono un’esperienza stimolante. Mi piacerebbe arrivarci con una squadra autonoma, determinata, capace di esprimersi individualmente e collettivamente e di rappresentare al meglio le idee della Fiorentina che il direttore ci ha trasmesso".