Prima Atta e Dragusin, poi Oulai. Non è mercato...ma una sfida totale. Bakayoko probabile, Paratici un carroarmato
Erano anni, ma tanti davvero, che a Firenze non si respirava un’aria così. Tifosi increduli, spiazzati, entusiasti, sognanti, inorgogliti. Avversari preoccupati, disorientati e pure incazzati. Nessuno si aspettava una Fiorentina così decisa e aggressiva. Con idee così chiare da risultare diafane. Dal porto delle nebbie degli anni precedenti ad un sole accecante che illumina con potenza la strada da seguire. E siamo solo all’inizio…
Normalità
A pensarci bene in questo lavoro di Paratici non c’è niente di eccezionale, ma è tutto dolcemente normale. E la normalità è elemento assente in molti club di serie A. Ci sono grandi società allo sbando che incassano una delusione dopo l’altra e c’è una nobile decaduta che si sta rialzando, la Fiorentina. Quando vieni da stagioni all’insegna dell’improvvisazione, con una turnazione di calciatori degna delle porte girevoli di un hotel, è bastato mettere un grande dirigente di calcio a fare calcio, cioè la cosa a lui più congeniale - appunto la normalità - per ritrovare immediatamente quel sapore antico di cose fatte bene.
Bastava poco…
Siate onesti, quanti di voi lo hanno sussurrato sotto voce in questi giorni. Sì, bastava poco. Un diesse molto abile come Paratici al comando, con delega a costruire - è il verbo che ha usato lui nella conferenza stampa al rientro dagli Stati Uniti - una società. Un giorno sapremo con certezza quello che è accaduto in quei giorni a New York. Per adesso siamo solo a qualche sussurro, ma il tempo chiarirà tutto. Ciò che abbiamo compreso subito dopo è che al cospetto di Joseph Commisso e grazie al suo imprimatur, a Firenze è arrivata una svolta dopo 7 anni incompiuti. Paratici ha chiesto massima autonomia assumendosi un carico pesante di responsabilità. Ma essendo lui in prima linea, per forza gli dovevano spettare le scelte. E di queste dovrà rispondere alla presidenza.
Volti nuovi
Ciò ha riallineato i pianeti all’interno della costellazione viola, consentendo per la prima volta, dal 2019 ad oggi, un contatto diretto e costante con la proprietà. Senza filtri o blocchi sul percorso che troppi danni hanno causato in questo lungo periodo. Non sono saltate teste, anzi, ne sono arrivate di nuove: vedi il dottor Bruzzone a implementare e migliorare lo staff medico e Morganti, ex diggi del Catanzaro, messo a dirigere tutte le attività sportive del Viola Park. E potremmo andare avanti parlando del team degli scout e della fiducia piena consegnata a Goretti, la cui figura è sempre più centrale. Senza dimenticare la carta rivoluzionaria con il volto di Andreazzoli, una mossa che sul piano politico ha detto molto rispetto alla mentalità del diesse viola.
Un uomo solo al comando
Paratici ha in mano tutta la parte calcistica della Fiorentina, quella più importante, quella che determina i destini dei viola, l’unica che conta. Decide, sceglie, indirizza. E’ un leader autorevole. Mentre il direttore generale Ferrari si occupa della gestione ordinaria della società, con le dinamiche che riguardano qualsiasi azienda. Ognuno fa il proprio mestiere. Ognuno si occupa di quel che sa. Un conto è il pallone, un altro sono le fatture dei fornitori e la gestione del personale. E guarda caso la Fiorentina è tornata a funzionare.
Sfida totale
Sono arrivati giocatori di rilievo come Atta e Dragusin e oggi potrebbe essere il giorno di Oulai. Quindi Jimenez, terzino di valore e Viery, brasiliano che intriga. Oltre a Valdepenas, canterano del Real che a giudicare da clausola e diritto sulle recompra dovrebbe essere molto valido. Bakayoko sarà probabilmente il prossimo volto da copertina di un’estate da protagonisti. Sarebbe un errore di visione, però, considerare questi nomi semplici colpi di mercato. Sono molto di più, infatti. Paratici ha lanciato una sfida totale a tutto il movimento e questo con il sostegno totale di Joseph Commisso. Paratici ha voluto spiegare con decisione che la Fiorentina sta tornando. Senza slogan presuntuosi, ma attraverso un’azione precisa. Si muove come un carroarmato, avanza metro dopo metro. La Fiorentina ha un obiettivo: tornare a rappresentare se stessa così come l’avevano conosciuta in 100 anni di vita, tranne nell’ultimo decennio. Portando a termine questa manovra la Fiorentina rappresenterà al meglio la città che la ospita. Non dimentichiamo mai che Firenze viene prima di tutto e la sua squadra deve essere sempre l’espressione in campo di un luogo unico al mondo.
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