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Angeloni in esclusiva: “Il mio vivaio. Kouadio e Fortini non sono una sorpresa e Kayode non è un rimpianto. Vi spiego Kospo"

Angeloni in esclusiva: “Il mio vivaio. Kouadio e Fortini non sono una sorpresa e Kayode non è un rimpianto. Vi spiego Kospo"
Oggi alle 20:00Copertina
di Andrea Giannattasio

Il responsabile del settore giovanile della Fiorentina Valentino Angeloni è intervenuto a Radio FirenzeViola, nella prima puntata del format "Made in Viola" a cura di Andrea Giannattasio per tracciare un bilancio del suo operato e gli obiettivi, soffermandosi poi sui giovani in prima squadra. Un viaggio unico nel mondo delle pianticelle cresciute e lanciate in questi anni dalla Fiorentina: dagli attuali Fortini e Kouadio, passando per Comuzzo, Kayode, Harder e tanti altri talenti che stanno sbocciando sotto gli occhi di tutti.

Direttore, ci può fare un bilancio del suo lavoro nel settore giovanile? 
"Questo viaggio, fin qui, è stato per me motivo di grande soddisfazione e ci tengo a ringraziare la società dell'opportunità che mi ha dato perché è stato un completamento della mia carriera: sono felice ed orgoglioso di quello che la società mi ha chiesto e di come stanno andando le cose. Sono felice perché c'è grande passione in tutto quello che facciamo. Il bilancio è, secondo il mio modo di vedere e con grande umiltà, molto positivo perché negli anni siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi che erano del presidente Commisso che ringrazio sempre per l'appoggio e la costante attenzione verso il mondo Fiorentina ma nello specifico il settore giovanile. Abbiamo raggiunto quello che era il lavoro che mi era stato chiesto perché nel giovanile c'è un lavoro lungo e ci vuole pazienza e bisogna sapere aspettare e i risultati, al di là delle vittorie che sono arrivate così come le sconfitte, e sono arrivati giocatori in prima squadra. Sabato contro la Juventus c'erano due 2006 in campo, non credo che in Italia ci sia questo perciò è un motivo di orgoglio per tutto il lavoro fatto negli anni e dall'attenzione che ci hanno messo tutti, prima Joe Barone poi Pradè ed ora Alessandro Ferrari che spinge sempre su questa tematica. Io sono il responsabile ma c'è l'apporto di tutti come di Maurizio Niccolini in questi anni e di tutti gli allenatori. L'orgoglio più grande per me dopo qualche anno è aver creato un ambiente familiare. La soddisfazione più grande è la presenza di tutor, manager, preparatori e allenatori... Questo ci permette di fare un lavoro positivo in un clima positivo. Abbiamo giocatori in prima squadra, due all'estero come Bianco e Amatucci e tanti in serie B perciò sono contento.

Il Viola Park ha facilitato il suo compito?
"Molto, per tutti noi. Perché al di là della bellezza, e per questo Firenze e la Fiorentina devono ringraziare a vita Rocco Commisso e lo direi anche se non ci lavorassi, ha facilitato per il fatto di essere tutti insieme, dall'under 8 alla primavera e le ragazze e questo permette un senso di appartenennza e un confronto tra tutti gli allenatori. E stando qui seguo gli allenamenti di tutti e poi ci sono aree di performance determinanti nel lavoro perché c'è tutto quello che serve per i ragazzi sotto ogni aspetto".

Vi sentite un modello di riferimento per tutte le altre società d'Italia?
"Ogni società ha delle qualità, io ho lavorato in altri club, se siamo un modello non sta a me dirlo ma negli anni abbiamo avuto dei riconoscimenti come il quarto livello della Uefa, è venuta qua la Fifa. E' dunque un lavoro riconosciuto e per noi è un modello tarato per la Fiorentina e per Firenze, perché non bisogna mai dimenticare la storia dando un'identità attraverso un lavoro fin da piccolini. Portare giocatori in prima squadra non è facile quindi cerchiamo di crescere giocatori di personalità di livello di determinazione e qualità. Per noi è il modello giusto anche se siamo attenti a come poter migliorare ma la società ci ha dato il massimo di quello che si può dare proprio per migliorare la qualità del lavoro. Noi abbiamo i dati tecnici di tutti i ragazzi, con un software costosissimo che la società ci ha dato per migliorare alcuni aspetti tecnici appunto".

Si stanno affacciando in prima squadra Kouadio e Fortini: se lo aspettava e che soddisfazione è?
"Per quanto riguarda Fortini dopo la stagione scorsa ne ero convinto perché ha giocato un solo anno in Primavera e gli abbiamo cambiato ruolo perché giocava punta e l'esterno. E' stato un processo importante per lui e dopo un anno di fronte all'opportunità di mandarlo in B non ci abbiamo pensato un attimo; lo abbiamo ceduto l'ultimo giorno e sapevamo di indebolire la Primavera ma sapevamo di acquistare una esperienza fondamentale e poi altri come Trapani hanno trovato più spazio. Ha qualità fisiche di resistenza forza ed elasticità importanti con un'ottima personalità e molta tranquillità nel gioco. Perciò ero convinto potesse far bene, ai ragazzi bisogna dare fiducia. Ognuno ha il suo percorso. Kayode ad esempio non passò da altri campionati ma direttamente dalla Primavera alla Prima squadra. Quello che ci dobbiamo chiedere è quanto incida la fiducia. Nelle prime partite Kayode con la stima e la fiducia ha tirato fuori la qualità piano piano, come Comuzzo ma bisogna avere una linea chiara. La Fiorentina chiede uno o due giocatori in Prima squadra tutti gli anni. E' molto difficile perché il livello viola è alto. Kouadio aveva delle qualità incredibile, come Harder o Lucchesi. Kouadio ha giocato sotto età in Under 17 senza presenze in Under 15 o 16, lo abbiamo aspettato tanto, ha avuto alti e bassi nel suo percorso, ha doti fisiche importanti e ci abbiamo lavorato sotto l'aspetto della marcatura e dell'attenzione che gli mancavano. Prima di andare in ritiro con la prima squadragli ho detto di andare forte perché il calcio è starno e magari il mister se ne sarebbe convinto sulla scia di Comuzzo. Poi è stato bravo lui a farsi trovare pronto ma per competere a questi livelli il dato più importante è quello fisico ed Eddy si è allenato con grande attenzione. Che potesse starci subito è stata una sopresa ma quando ha avuto spazio come sabato, in un ruolo da quinto, se l'è cavata molto bene. La base importante è che sono ragazzi a posto, con la testa a posto, che lavorano ed hanno famiglie a posto e questo aiuta ad aver più chance che arrivino"

Kayode  è stato un fiore all'occhiello: ad oggi per voi è un rimpianto?
"Rimpianto non lo so, bisogna analizzare i momenti e in quel momento lui voleva giocare e lo voleva fare ovunque. Aveva fatto cose straordinarie, il Brantford lo voleva già a giugno ma il presidente e il club non avevano ascoltato offerte ma poi è stato giusto mandarlo a giocare. E' stata un'opportunità per la società anche altrimenti non giocando la sua crescita sarebbe stata stoppata. Non è un rammarico ma siamo contenti per lui".

Andiamo alla Primavera: si aspettava che fosse in testa alla classifica nonostante la rivoluzione estiva?
"Che fosse prima non me lo aspettavo ma ritenevo che sarebbe venuto fuori un bel mix tra i 2006 che venivano da un percorso particolare come Bertolini che ha giocato il suo primo campionato tra gli Under 18 e che sono cresciuti tanto e i 2007 che era un gruppo che ha fatto due finali scudetto e una semifinale. La squadra ha delle qualità, è stato preso anche qualche ragazzo ed ero convinto che potesse far bene e il lavoro di Daniele Galloppa e dello staff è un buon lavoro".

Galloppa ha avuto l'opportunità di lavorare se pur per poco in prima squadra: che effetto le ha fatto? 
"Daniele è cresciuto con noi ed è cresciuto molto sotto tanti aspetti e nella sofferenza degli infortuni che ha avuto ha saputo cogliere la positività. Ascolta, abbiamo lavorato molto su di lui perché doveva crescere, è un ragazzo curioso e questo è importante per un allenatore e in quella conferenza ha dimostrato lo spessore umano e l'allenamento fatto con la prima squadra è stato di grande livello e lo hanno capito anche i giocatori della prima squadra. Si è messo a disposizione in un momento difficile e lo ha vissuto con grande serenità con uno staff preparato perché il compito del settore giovanile è formare giocatori ma anche figure per il settore giovanile e la dimostrazione è che Vanoli che ringrazio ha chiesto dei professionisti per la prima squadra. Abbiamo promosso figure dall'attività di base e questa è uno stimolo. Daniele in estate era stato cercato e lui ha fatto le sue valutazioni ed ha scelto di stare con noi. Magari gli capiteranno delle opportunità,  sa bene cos'è Firenze e la Fiorentina ma so che vuole fare l'allenatore e deciderà lui e so che può farlo. La soddisfazione è che cambiando tutte le annate in tre anni abbiamo fatto due finali scudetto e vinto una Coppa Italia, è un merito del lavoro di tutto. Anche se Kouadio Capparella lo ha avuto in Under 16 senza presenze ma mi suggeriva di tenerlo, perciò il lavoro è complessivo. Io alle famiglie dico che non so dove i ragazzi arriveranno ma troveranno una famiglia".

Che prospettiva ha Kospo e come è nata l'idea di prenderlo? 
"Prima che andasse a Barcellona avevamo provato a prenderlo ed è stato seguito dallo scouting della prima squadra che lo ha ritenuto di ottime prospettive. Dopo due anni al Barcellona che ha uno stile di gioco e una filosofia diversa il ragazzo ha ritenuto di dover migliorare alcuni aspetti e di farlo in Italia e nella Fiorentina. L'arco di tempo che ci siamo dati con Roberto Goretti è un anno, deve dimostrare di essere da Fiorentina, migliorando in alcuni aspetti difensivi siamo convinti che diventerà un giocatore importante".

Che bilancio fa delle altre squadre giovanili?
"Abbiamo pochissimi stranieri, ma non vuol dire che non dobbiamo guardare all'estero. La nostra filosofia è dare tempo e spazio di quello che creiamo dal basso, creare fiorentinità. Perché, al di là dei risultati, quello che vedo nelle nostre squadre che crescono insieme sono uniti ed anche le famiglie lo sono. E confermo che ci sono altri prospetti interessanti. A Mark Stephan, uomo di Commisso, qualche tempo fa dissi che abbiamo giocatori forti da prima squadra e lo dico anche adesso. L'Under 18 sta facendo un lavoro importante anche se negli anni a livello di risultati ha fatto meno ma ha profili interessanti, qualcuno è un tardivo e va aspettato. Harder è l'esempio più grande, aveva fatto tre partite tra 15, 16 e 17 da titolare ma l'abbiamo aspettato. Il lavoro di Capparella e del suo staff è importante per questi giocatori e tra un paio d'anni potremo avere altri profili. Due sono in Nazionale, il portiere Mazzi e il difensore centrale Melani. Tra i 2009 ci sono ragazzi di buon livello, tra i 2010 ne abbiamo di più, abbiamo Croci capocannonniere importante. Anche il gruppo 2011 è buono. Poi con l'area scouting facciamo un lavoro per la Primavera, come fatto per Kayode che aveva giocato in serie D, senza chiudere lo spazio a quelli in cui vediamo potenzialità altrimenti ne stopperemmo la crescita. In cinque anni ho la soddisfazione di aver fatto cinque finali scudetto anche se (sorride, ndr) non ne ho vinta una, che è quello che mi chiede il presidente e spero prima o poi di fargli un regalo".

Marco Benassi, entrato nello staff dell'Under-18, che cosa vi ha portato?
"Lo conosco dalla Primavera dell'Inter, come Biraghi e Duncan, visto che ero al settore giovanile nerazzurro perciò lo conosco da tanti anni e i suoi figli giocano nel nostro settore giovanile, piccoli ma promettenti. Marco ne veniva a vedere gli allenamenti e lo vedevo molto triste perché era fermo ed allora a gennaio chiesi al suo agente se poteva piacergli questa esperienza visto che viveva a Firenze ed è sempre stato un ragazzo intelligente e di carisma ma anche di umiltà. Perciò a mercato chiuso lui non ha voluto più andare a giocare ed io gli ho proposto di venire a vedere gli allenamenti e come funziona, lui lo ha fatto su tutti i campi ed ha iniziato da collaboratore. Ho visto che gli piaceva avere a che fare con i ragazzi più grandi e dunque c'è stata l'opportunità di inserirlo nello staff di mister Capparella ed ora sta facendo un ottimo lavoro. Chi ha fatto il calciatore può avere il vantaggio della conoscenza del campo e dello spogliatoio ma poi ci vuole anche intelligenza e Marco ce l'ha, credo che possa fare l'allenatore dunque, deve solo continuare a crescere e migliorare e Capparella gli sta dando il giusto spazio".

Quali sono i progetti e gli obiettivi per il 2026?
"Ora vivo con serenità la classifica pur importante e le finali perse. Certo mi piacerebbe fare un regalo a Firenze, al presidente, ad Alessandro Ferrari e a noi stessi, sarebbe una soddisfazione per la società non pe me. L'augurio mio è di continuare ad avere una società che crede in questo e di avere una prima squadra attenta ai giovani e questo è il nostro obiettivo e il mio fin quando sarò qui e il presidente lo vorrà. Ma non è facile, ci vuole duro lavoro e costanza, oltre a credere in quello che si fa".