I tre mesi di Paratici: i numeri dicono tutto. Vanoli il primo a trarne giovamento. La rivoluzione del diesse: nessuno la fermi. Niente paura, sono inglesi...Giochiamocela
Una stagione atroce, probabilmente la peggiore nella storia viola e ancora non è finita. Ma finalmente è spuntata una luce. Mai in questo campionato, infatti, i viola avevano avuto un distacco così ampio (cinque punti) sulle terzultime che, tra l’altro, hanno pure perso contro Bologna e Torino. Lo spiraglio quasi abbagliante dopo il buio pesto di tanti mesi porta ad alcune riflessioni.
La più rilevante investe il cambio di marcia che i viola hanno avuto dall’alba del nuovo anno. Il cammino del 2026 in A racconta di 23 punti in 14 partite su 32 totali disponibili (il 72 per cento conquistato), con una media punti 1,64 a partita.
E non può essere un caso che proprio nei primi giorni di gennaio la Fiorentina abbia annunciato l’arrivo a Firenze di uno dei manager più preparati e più vincenti del calcio italiano. E’ vero che “tecnicamente” Fabio Paratici è stato presentato solo 4 settimane dopo (era il 4 febbraio), ma il cronometro del suo lavoro, più o meno sotterraneo, è scattato quando i tappi di champagne sono saltati per dare il benvenuto al 2026.
Non c’è niente di casuale in questo percorso così diverso da quello precedente che aveva toccato il punto più basso il 15 dicembre 2025 quando i viola furono sconfitti in casa dal Verona, oggi ultimo in classifica col Pisa. Quel pomeriggio così triste per la Fiorentina e per la sua gente segnò un altro record negativo registrato da questa società: mai nessuna squadra si era salvata in A alla quindicesima giornata con quella distanza numerica. La Fiorentina non aveva vinto ancora una partita. Da allora è cambiato il vento, anzi, si è scatenata una tempesta positiva targata Paratici.
I numeri spiegano tutto. E il primo a beneficiarne è stato Vanoli. Il tecnico era stato preso al posto di Pioli dopo che la Fiorentina aveva totalizzato 4 punti in 10 gare. L’impatto di Vanoli non è stato subito elettrizzante: pari a Genova e con la Juve al Franchi, sconfitta in casa in Europa con l’Aek Atene, inciampi anche a Bergamo e Reggio Emilia col Sassuolo, vittoria con la Dinamo Kiev, altri stop a Firenze col Verona e a Losanna, trionfo sull’Udinese (prima vittoria in campionato) e semaforo rosso ancora a Parma.
Un fine anno terribile per la Fiorentina, la paura di retrocedere aveva pervaso l’anima dei più, e invece la strambata è arrivata. E i meriti, sia chiaro, vanno dati anche a Vanoli. Gli stessi numeri danno ragione al lavoro di Paolo.
Vanoli non aveva una figura di spessore in società con cui interfacciarsi: l’unico uomo di calcio era Goretti, preparato certamente, ma senza esperienza per questi palcoscenici. Vanoli era solo nella burrasca. Paratici è partito proprio dall’allenatore. Ha cercato qualsiasi metodo per dargli fiducia, per donargli un po’ di forza, facendo passare fuori dal Viola Park il pensiero che lui non lo avrebbe cacciato. E Vanoli lo ha ripagato ricostruendo la parte atletica, riaggiustando la componente tattica, valorizzando uomini come Fagioli, Parisi e Ndour. Questo, è bene ribadirlo, vale in chiave salvezza perché il futuro è tutto ancora da scrivere. Così come abbiamo negli occhi la brutta prestazione di Verona che ha partorito comunque una vittoria utilissima. La Fiorentina non esprime un gioco apprezzabile sul piano estetico, ma ora conta solo portare la pelle a casa, mantenendo la categoria. Paratici ha confessato i giocatori, ha capito dal vivo ognuno di loro. E queste valutazioni torneranno utili per la nuova annata.
Il diesse ha fatto tanto altro che appartiene alla grammatica del calcio e non tutto è spiegabile o raccontabile. Ha inciso in profondità osservando da dentro una società con tante criticità, altrimenti in sette anni non avrebbe lottato tre volte per non retrocedere, al netto di una proprietà così ricca. Paratici, adesso, se non ha compreso tutto poco ci manca, la fotografia è nitida. Ha corretto anche il comportamento dei componenti della panchina, a cominciare dal team manager. Ha cercato di attingere al proprio bagaglio di esperienze e conoscenze.
Vi raccontiamo un piccolo episodio che può spiegare molto. Durante il riscaldamento dei viola a Verona, a bordo campo c’era solo Paratici che osservava, come sempre, la postura dei suo calciatori. Arbitro e guardalinee secondo prassi si scaldavano pure loro lì davanti: quando Guida i suoi assistenti hanno visto Paratici, hanno deviato la traiettoria della corsa e sono andati subito a salutarlo con cordialità, ricevendo il solito trattamento. Sono formalità di un normale pre-partita, ma sono dettagli che francamente prima non si verificavano da queste parti.
La Fiorentina dopo 7 anni di errori, improvvisazioni, dirigenti digiuni di pallone, mercati fatti a caso, battaglie inutili e pure perse, aveva la necessità di inserire una manager con questo profilo. E nonostante tutto, non siamo ancora a nulla…
Paratici sa benissimo che se sbaglierà la sua missione niente gli sarà perdonato, ma sa anche che se riuscirà nell’impresa di trasformare la Fiorentina in una società di calcio, con una squadra in grado di lottare stabilmente per l’Europa, Firenze gli darà riconoscenza eterna. Intanto c’è da completare la prima fase: raggiungere la salvezza perché ancora, sia chiaro a tutti, è da guadagnare.
Paratici ha usato questi 3 mesi per gestire l’emergenza ribaltando la Fiorentina. Ma la vera rivoluzione comincerà a giugno. E nessuno provi a fermarla perché pagherà un prezzo altissimo. Paratici merita fiducia assoluta e amplissimo margine di operatività. Lui dovrà rivoltare la Fiorentina come un guanto. E’ l’ultima possibilità, per questo club, di diventare finalmente una società.
Analizzando ulteriormente la marcia del 2026 si scorge però una distonia tra gare in casa e trasferta, come se al Franchi sorgessero dei freni psicologici. In trasferta, infatti, i viola hanno raccolto 4 vittorie in campionato oltre alle 2 in Conference, in totale 6 successi. Un pareggio a Roma con la Lazio e 2 sconfitte (Napoli e Udine). In casa 2 affermazioni (Cremonese e derby col Pisa), con 4 pareggi e una sconfitta. Ma a questa dobbiamo sommare le altre 2 incassate col Como in Coppa Italia e con lo Jagiellonia in Europa. Anche questo ragionamento difficilmente può essere ricondotto a qualcosa di casuale. La Fiorentina di Vanoli si esprime meglio lontano da Campo di Marte.
E ora? Avanti con la Perfida Albione. Il Crystal Palace e’ al 14esimo posto in Premier, non proprio una zona nobile, ma è pur sempre espressione di quello che viene definito il miglior campionato al mondo. Niente paura, non servirebbe. Sono inglesi e quando affrontano gli italiani sono sempre un po’ tesi, non tanto per quello che esprimiamo oggi, cioè poco, quanto per il nostro blasone che è una cosa seria. Il Palace ha un solo grande vantaggio: è portatore sano di intensità, quell’energia sconosciuta da queste parti. Lo ha ribadito anche Capello in una recente intervista: loro corrono, noi in Italia camminiamo… Sarà una battaglia giovedì, potete scommetterci, ma finalmente i tifosi viola vivranno un duello vero a livello internazionale perché questa Conference di avversari come il Crystal Palace ne presenta pochissimi. Saranno 1500 i sostenitori viola a Londra.
Dunque giochiamocela…
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