ESSERE SCHIAVI DI UN'IDEA NON AIUTA A CRESCERE

12.02.2013 00:00 di  Silvia Nanni   vedi letture
ESSERE SCHIAVI DI UN'IDEA NON AIUTA A CRESCERE
FirenzeViola.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Il popolo viola è stordito. Il freddo siberiano di questi giorni ha congelato il corpo, mentre la brutta sconfitta di Torino ha raffreddato gli animi e gli entusiasmi. Il tifoso vive fra l’incredulo e l’arrabbiato: in un’odiosa altalena di emozioni, alla disperata ricerca di un equilibrio emotivo e di giudizio. La vittoria contro il Parma “non fu vera gloria” e per l’ardua sentenza i posteri non han dovuto attendere molto. La scialba prestazione di sabato ne è stata l’amara conferma, maturata, peraltro, nell’occasione più attesa ed importante, almeno per la piazza fiorentina, del girone di ritorno. Perdere contro la Juventus fa sempre male, ma farlo in virtù di una prestazione incolore amplifica il dolore e annulla l’effetto anestetico che, talvolta, oltre alla sofferenza, toglie anche lucidità. Il tifoso vive di incrollabile fede - è il suo mestiere - ma i dogmi, ogni tanto, possono non bastare. Si ha bisogno di verità, per non vacillare.

Si cercano risposte e, talvolta, per comodità si reperisce le più soft per farsi meno male. Forse, in questo amaro e deludente 2013, ci si è nascosti dietro falsi problemi e paraventi che non hanno permesso di vedere la realtà. La Fiorentina è in una fase involutiva: al netto di sfortuna e sviste arbitrali la squadra non gira più come prima. Molto di quello che, nei primi mesi della stagione, funzionava a meraviglia e con la puntualità di un orologio svizzero, si è inceppato. Ogni reparto ha diminuito il proprio rendimento: parlano i numeri e non l’isterismo collettivo. Il popolo rimugina, analizza e ipotizza soluzioni. 
Montella è un allenatore brillante e preparato, che piace all’esigente piazza fiorentina. Incassa stima e fiducia da parte della tifoseria e riconoscergli qualche peccato di gioventù, non deve essere vissuto come reato di lesa maestà. Provare a cambiare, talvolta, non è segno di debolezza, bensì di coraggio. E’ giusto essere orgogliosi della propria identità calcistica, come è giusto cercare di non snaturarsi in una schizofrenica corsa da personalità multipla; ma ci sono momenti, contingenze ed emergenze in cui, forse, un briciolo di duttilità può rivelarsi terapeutico. E, poi, c’è la campagna acquisti di gennaio che ha fatto sognare, che ha distolto l’attenzione dal presente per proiettare la mente e il cuore alla prossima stagione. La Fiorentina è un progetto in divenire…si lavora oggi per costruire il domani e una città intera si è crogiolata al sole della sana e giusta programmazione.
Operazioni intelligenti, economicamente vantaggiose e di prospettiva hanno addolcito anche i palati più esigenti, ma la sconfitta con la Juventus ha avuto il potere di riportare la tifoseria con i piedi per terra, a quel presente che non consente di avere visioni di lungo periodo. Niente è pregiudicato, il treno per l’Europa è sempre a portata di mano, ma per salirci sopra occorrerà concentrarsi sull’oggi e cambiare qualcosa per correggere limiti e difetti di una squadra che, se vuol diventare grande, dovrà superare i fisiologici problemi di crescita e non rimanere prigioniera di un’idea.