Riccardo Sottil, Peter Pan e il tempo che passa: 27 anni di promesse mancate
Ventisette anni, è l'età giusta per ricominciare. Se lo augura Riccardo Sottil, nato il 3 giugno 1999 - e per questo, tanti auguri-. Se qualcuno avesse abbracciato la cultura Amish negli ultimi anni forse si stupirebbe nel vedere adesso l'ex pupillo della Primavera viola a spasso, reduce da una stagione più ombre che luci in periferia, a Lecce, e di fatto esubero di rientro al Viola Park, da inizio luglio.
Le ultime parole famose
Fra qualche giorno saranno tre gli anni passati da una delle conferenze di fine anno in cui l'ex Ds gigliato Daniele Pradè, nel fare il punto sul passato e proiettarsi sul futuro, parlava di lui come del giocatore su cui puntare, "E' quello da cui mi aspetto di più". Giugno 2023. Quel futuro non è mai arrivato e Ricky si è impantanato nei suoi problemi, fisici e tecnici. E' rimasto il classico esterno di strappo che qualche squadra lancia nel finale di stagione, prelevandolo dalla Primavera. Solo che dalla Primavera sono passati ormai otto anni, un suo coetaneo, Gigio Donnarumma, ha la piazza in testa e la fascia da capitano della Nazionale. Lui, Ricky, si è cristallizzato in una fase di carriera che non ha mai superato, è una promessa non mantenuta, un petardo mai scoppiato. Ha fatto il 'salto' al Milan, un 'sogno' come lui lo ha definito, che è durato pochissimo, una manciata di partite. E' tornato a Firenze, poi subito a Lecce.
Capolinea
Ha sperimentato più livelli, Pescara, Cagliari, Milan, Lecce, e in tutti questi ha indossato la stessa maschera: quella dell'ala dal passo svelto, che salta spesso il primo avversario e poi si incarta quando è il momento di collegare i poderosi cavalli di cui è dotato alle sinapsi. In tutto fanno 140 gare in carriera in Serie A in otto anni, 138 in totale in maglia viola, con 15 reti, qualche flashback di gloria - i gol all'Inter e al Lech Poznan su tutti -, un numero spropositato di occasioni bucate. Era il suo anno il 2023, come doveva esserlo quello prima e quelli successivi. Tornerà a Firenze appunto, con un club che ha rifiutato più volte di recidere un cordone ombelicale ormai sempre più datato nel tempo. Ad accoglierlo Fabio Grosso, uno che con esterni dalle caratteristiche di Sottil (Cristian Volpato ad esempio) ha dimostrato di lavorare bene. Ma, a metà 2026, l'augurio, per la Fiorentina e per il calciatore, è che le due strade si separino. Perché anche Peter Pan a un certo punto ha smesso di essere Peter Pan. Magari a 27 anni. E perché non è troppo tardi per cambiare, nemmeno se ti chiami Riccardo Sottil.
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