Dainelli e il Centenario: "Esultai al gol di Fantini. ADV, quanti scherzi. E con Vargas..."
Nel corso di una lunga intervista esclusiva rilasciata ai microfoni di Radio FirenzeViola nell'ambito del centenario della Fiorentina, l'ex capitano viola Dario Dainelli ha così parlato dei suoi ricordi del passato con la maglia gigliata. Il resto dell'intervista potete ascoltarla nel podcast della puntata odierna di "Viola amore mio"
Si ricorda come si concretizzò il suo trasferimento alla Fiorentina?
"Me lo ricordo bene. Io ero già d'accordo con l'allora ds viola Lucchesi che sarei andato alla Fiorentina in caso di promozione dei viola dalla B alla A con il Perugia. E al gol di Fantini esultai tantissimo come tanti tifosi. Fui, di fatto, il primo acquisto dei viola in Serie A dopo il fallimento".
Il suo arrivo a Firenze fu preso con stupore. La Juventus la voleva…
"Sì, avevo avuto la fortuna di giocare in un Brescia molto forte con Toni, Guardiola e Matuzalem. Raggiungemmo anche la Coppa Intertoto e io, sì, feci molto bene. Ma la voce della Fiorentina fu troppo bella per me. E da toscano, con il babbo Dante grande tifoso, non potevo dire di no".
Si ricorda il suo primo gol in viola?
"Sì, fu contro il Cagliari. Fu un gol importante. Ma quell'anno ne feci tanti, tutti molto importanti in chiave salvezza".
Un suo pensiero su Andrea Della Valle.
"Con Andrea c'era un rapporto molto più stretto e, di conseguenza, quando noi eravamo soliti stare insieme e fare gruppo, qualche volta veniva anche a cena con noi. Sono stati momenti davvero divertenti, con tante risate. Mi ricordo che una volta era venuto anche il figlio di Diego e lì gli scherzi si sprecavano. Al tavolo c'eravamo io, Luca, Gamberini e il figlio di Diego. Luca, con il suo modo di fare, gli diceva sempre: "Te non hai ancora capito tutto quello che hai. Quando lo capirai?". Poi gli chiedeva, per scherzo, di farsi portare dal fisioterapista un gelato al puffo, anche se eravamo in ritiro in montagna e sapevamo benissimo che era impossibile trovarlo. Erano tutte battute e prese in giro che nascevano perché ci divertivamo davvero a stare insieme".
E invece ha un aneddoto legato a Pantaleo Corvino?
"Sì, quello legato al rinnovo di contratto di Alessandro Gamberini. Ale andò a parlare del suo contratto e giustamente gli chiedeva una cifra più alta rispetto al passato, visto che era diventato un giocatore importante. Il direttore a quel punto gli fece: "Alessandro, ti ho preso che eri un prete, ti ho fatto papa, non rompere!" Questo era il direttore".
Ci parli adesso di Juan Manuel Vargas: che tipo era?
"All'inizio era quasi diffidente, perché non sapeva di chi potersi fidare e di chi no. Ma quando capiva di poter contare su una persona, allora ti dava davvero tutto. Era così sia dal punto di vista umano che all'interno del gruppo: una volta ambientato e sciolto, diventava un compagno straordinario. Sul piano tecnico, poi, aveva una forza impressionante. Il suo tiro, il suo cross... era tutto potente, tutto fuori dal comune. Non c'era davvero niente di gestibile. Anche nello spogliatoio era così. Per metterlo a suo agio scherzavo spesso con lui, a volte spingendomi anche un po' oltre. Ma quando reagiva erano dolori. C'è più di un aneddoto che lo racconta bene: nello spogliatoio del Franchi c'era una grande vasca utilizzata per il recupero post partita e lui, più di una volta, mi ci ha trascinato dentro di peso. Quella stagione, comunque, fece un'annata eccezionale".
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