Cecchi Gori contro la Figc: respinto il risarcimento per il fallimento della Fiorentina

Cecchi Gori contro la Figc: respinto il risarcimento per il fallimento della FiorentinaFirenzeViola.it
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di Redazione FV

Un risarcimento di circa 300 milioni di euro: è questa la cifra che Vittorio Cecchi Gori ha richiesto alla Figc per i danni economici e personali legati all’esclusione della Fiorentina dal campionato di Serie B 2002/2003. Secondo l’ex patron, la decisione fu conseguenza dell’eccessivo indebitamento della Regal srl, società di sua proprietà e controllante del club viola. Lo scrive la Nazione.

La vicenda, tornata d’attualità proprio nel giorno del suo 84° compleanno, affonda le radici nel fallimento della Fiorentina, dichiarato il 1° agosto 2002 dopo una crisi finanziaria con debiti superiori ai 300 miliardi di lire. Il club fu escluso dai campionati professionistici e costretto a ripartire dalla Serie C2 con il nome Florentia Viola. Assistito dall’avvocato Gianfranco Passalacqua, Cecchi Gori ha avviato azioni legali sia in sede civile sia amministrativa contro Figc e curatela fallimentare, chiedendo 298,6 milioni di euro. A suo dire, la Federazione avrebbe danneggiato la società escludendola dal campionato senza riammetterla, diversamente da quanto accaduto ad altre squadre, e sottraendole il titolo sportivo, assegnato poi a un’altra società senza compenso.

Da oltre vent’anni l’imprenditore cerca di fare luce sulle cause del fallimento, disposto dal giudice Sebastiano Puliga, poi condannato in un’inchiesta su fallimenti pilotati. Tuttavia, i suoi tentativi legali non hanno avuto esito positivo. Il Consiglio di Stato ha respinto definitivamente la richiesta, stabilendo che Cecchi Gori non ha titolo per chiedere il risarcimento, poiché ha riproposto istanze già avanzate dalla sua società senza averne legittimazione diretta. Secondo i giudici, inoltre, egli non agisce come socio della Fiorentina, ma per un danno personale. Di conseguenza, non ha diritto ad alcun indennizzo. Una conclusione che sembra definitiva, conclude la Nazione.