Paratici, no ai compromessi sulle scelte tecniche. È arrivato per assumersi responsabilità e non deve deludere: da Grosso a Tedesco, il casting è aperto. Sarri? Ora è una suggestione. Tornano 27 prestiti, solo Beltran potrebbe restare

Paratici, no ai compromessi sulle scelte tecniche. È arrivato per assumersi responsabilità e non deve deludere: da Grosso a Tedesco, il casting è aperto. Sarri? Ora è una suggestione. Tornano 27 prestiti, solo Beltran potrebbe restareFirenzeViola.it
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Angelo Giorgetti

Meno quantità e più qualità, senza Europa è in arrivo una sforbiciata per modellare un nuovo vestito più mini, ma elegante. Qualcuno dirà: è più facile comprare Lamine Yamal che ridurre un affollamento che da giugno riporterà a Firenze altri 27 (ventisette) giocatori in prestito che si aggiungeranno alla maxi rosa che già c’è, con un monte stipendi da quasi top club. In effetti di fronte a Paratici c’è un lavoro gigantesco, conclusa o quasi la missione salvezza, sarà la fase 2 a farci comporre un giudizio sul nuovo Ds.

Paratici si è intestato insieme a Vanoli la salvezza (1,80 punti in media a partita da quando l’ex Tottenham è arrivato a Firenze, chi pensa sia un caso si sbaglia) e ora ha di fronte il lavoro di una rivoluzione globale/totale. Tanto da sfoltire, qualcosa di buono da riciclare, un'eccellenza da coltivare (Fagioli) e un'altra da gestire probabilmente in uscita (Kean). Il casting degli allenatori è in corso, anche se Vanoli conserva una speranza e non perde occasione per rivendicare - giustamente - il numero di posizioni recuperate dalla Fiorentina da dicembre in poi. Rispetto a oltranza per lui, qualche dubbio per l’organizzazione di gioco e la gestione delle partite, scusanti a iosa per gli infortuni che hanno impoverito la squadra nel finale di stagione. Bilancio positivo, ma ridotte possibilità di un bis.

L’esame più duro sarà in ogni caso per il nuovo Ds, il quale è arrivato con un grande futuro dietro le spalle per riportare il senso del Calcio all’interno di un club che negli ultimi 7 anni ci ha stupito per la stravaganza delle scelte e i vulcani che improvvisamente si sono aperti.

Paratici dunque. Le scelte tecniche spetteranno a lui e siamo sicuri che non ci saranno interferenze. Confronti sì, compromessi sulle idee no. Sarebbe una sorpresa e una delusione, se un manager del suo livello accettasse un ruolo condizionato da altre pressioni, se non quelle imposte dal budget. Tutti i settori che ruotano intorno alla prima squadra, comparto medico compreso, sono da tempo al centro di valutazioni e proprio per impostare l’inizio di un nuovo cammino: le scorie di un passato calcistico che ha riservato così poche gioie, nonostante gli investimenti elevati che indubbiamente ci sono stati, impongono un deciso cambio di rotta anche attraverso la rimozione delle scorie. Capitolo prestiti: fra chi è andato (o stato spedito) a cercare fortuna altrove, i nomi più pesanti sono quelli di Beltran, Sohm, Richardson, Valentini, Sottil, Bianco, Amatucci, Moreno, Barak e Martinelli. Solo il primo potrebbe avere qualche possibilità di restare, mentre su Martinelli il giudizio è ancora sospeso: a oggi la tendenza è quella di farlo maturare ancora un anno in prestito, dopo l’esperienza alla Samp che comunque gli ha permesso di mostrare le proprie potenzialità.

Capitolo allenatori. Vanoli spera e il casting è più che mai open: Grosso è lusingato per le voci viola che lo riguardano (una mezza ammissione, anzi intera nel linguaggio del calcio), Tedesco è un prospetto che intriga ed è stato esonerato dal Fenerbahce da secondo in classifica dopo la sconfitta col Galatasaray, Sarri per ora è una suggestione e tutto si può escludere fuorché Paratici abbia un nome coperto e mai uscito da proporre. Possiamo nel frattempo eliminare Maresca e per altri motivi De Rossi, mentre la Fiorentina si prepara alle ultime 4 partite sapendo di essere già salva.

Piccola parentesi sul caso Braschi, che tante critiche è costato a Vanoli che non l’ha fatto esordire contro il Sassuolo, nonostante le assenze di tutti i centravanti in rosa e nel circondario: primo, l'attaccante della Primavera sta per compiere 20 anni e in altri campionati europei i classe 2006 sono già titolari o hanno continuità da almeno due stagioni. Dovremmo forse preoccuparci di questo, più che un esordio mancato in prima squadra in una partita che contava poco. Secondo, un giovane si valuta offrendogli continuità e non una presenza-spot in una partita di fine stagione senza particolari obiettivi. Pur avendolo criticato molte altre volte, offriamo dunque a Vanoli il beneficio del dubbio: e se non avesse considerato Braschi all’altezza, rinunciando alla comoda soluzione dell’esordio per accontentare la piazza? Ci può stare, non sarebbe un dramma. L’importante sarebbe programmare, magari battezzando all’inizio di stagione due diciottenni per valutarli con continuità in un campionato che è un’altra dimensione rispetto a quello della Primavera.