SPECIALE MERCATO: UN ANNO DI AFFARI MOLTO DISCUTIBILI

26.12.2010 08:30 di Marco Gori   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
SPECIALE MERCATO: UN ANNO DI AFFARI MOLTO DISCUTIBILI

Le mosse di mercato messe in atto dalla Fiorentina nelle due campagne trasferimenti dell’anno solare 2010 risultano estremamente difficili da comprendere, seppur analizzate in un contesto più ampio legato ai risultati sportivi, al progressivo deterioramento dei rapporti tra la società viola e Prandelli, che hanno portato poi all’addio del tecnico lombardo, e al ruolo sempre più controverso della famiglia Della Valle, non solo all’interno del club di cui sono proprietari ma anche dell’intero panorama cittadino.

La Fiorentina si presenta alla sessione di mercato di gennaio in una situazione tutta particolare: l’estate precedente ha visto due partenze eccellenti come quelle di Felipe Melo e Zdravko Kuzmanovic, per cui il centrocampo gigliato, nonostante l’arrivo di Zanetti, è ridotto all’osso; in attacco Ignacio Castillo non pare una valida alternativa ad Alberto Gilardino, che, tra campionato, Coppa e Nazionale rischia di dover giocare oltre sessanta partite; in difesa, nonostante gli arrivi di Natali e De Silvestri, manca ancora della qualità, soprattutto per quanto riguarda il pacchetto centrale. Ciononostante la squadra riesce, seppur a fatica e con prestazioni alterne, a mantenersi nelle zone alte della classifica, e, soprattutto, si rende protagonista di una trionfale cavalcata nella fase a gironi di Champions League, dove termina prima nel proprio raggruppamento lasciandosi alle spalle Lione e Liverpool. Approdare agli ottavi di finale della massima competizione europea, dopo aver ottenuto ben cinque vittorie, tre delle quali davanti ad un “Franchi” stracolmo, ha due significati: un’opportunità da non perdere e grosse entrate nelle casse societarie, il che si traduce nella inevitabile necessità di rinforzare la squadra. Lo sa e lo pretende il popolo viola, lo sanno e lo capiscono i Della Valle. Un rinforzo per reparto è quello che serve alla compagine di Prandelli. E il mercato parte alla grande, con l’arrivo di un giocatore da tempo seguito dalla Fiorentina, il difensore brasiliano, ma ormai friulano d’adozione, Felipe. Il suo arrivo è però il preludio ad un addio importante, quello di capitan Dainelli. Il pacchetto centrale della retroguardia gigliata appare ora meglio assortito, ma, già nella sua gara d’esordio, a Siena nel giorno dell’Epifania, Felipe dimostra di non essere più quel difensore completo ammirato nelle stagioni precedenti. Arriva, dopo un lungo tira e molla con due club ed un procuratore che ne detengono il cartellino, anche il tanto ambito centrocampista, quel Mario Ariel Bolatti che poca fortuna ha avuto nella sua precedente esperienza europea ma che sta diventando uno dei punti fermi della nazionale argentina guidata da Diego Armando Maradona. Il vero problema è l’attacco: Castillo, con sollievo da parte di molti, si trasferisce al Bari, si fanno molti nomi per quello che dovrà essere l’alter-ego di Gilardino, ma nel frattempo accade l’impensabile: Mutu si imbatte in una nuova disavventura, che però stavolta non gli lascia scampo: squalifica per doping e niente calcio giocato fino al mese di ottobre. Ora Corvino, oltre a dover trovare una punta centrale di scorta, deve supplire anche all’assenza del calciatore di maggior classe della rosa gigliata. Mancano ancora per fortuna diversi giorni alla chiusura del mercato, e il ds viola tenta il doppio colpo: mentre in segreto tratta il giovane brasiliano Keirrison, prendono sempre più consistenza le voci che vogliono Antonio Cassano ad un passo dalla maglia viola. Ed il talento di Bari Vecchia a Firenze non ci arriva davvero per un soffio, e in attacco la Fiorentina si ritrova col misterioso K9. Ah, è arrivato anche un altro gioiellino di scuola Partizan, Adem Ljajic, ma siamo ancora nell’era Prandelli, che i giovani in prima squadra li ha sempre inseriti col contagocce. E, dulcis in fundo, se ne va anche Martin Jorgensen, lasciando a Riccardo Montolivo e Marco Donadel il ruolo di leader dello spogliatoio.

Fine maggio: il campionato di Serie A è finito nel modo più triste che si potesse immaginare per la Fiorentina, che, dopo quattro annate esaltanti, termina la propria corsa nella parte destra della classifica: dopo una immeritata eliminazione dalla Champions League ad opera del Bayern e dopo essere stata fatta fuori dalla Coppa Italia in un’avvincente doppia semifinale contro un Inter assatanata, la squadra ha smesso di giocare. Forse anche perché ha capito che colui che la guidava era ormai un ex; e infatti Cesare Prandelli lascia la Fiorentina per diventare il successore di Marcello Lippi alla guida della Nazionale. Senza Prandelli, per la cui successione si fanno i nomi di Lerda e Giampaolo, senza la prospettiva di giocare le Coppe e con i Della Valle che iniziano a innervosirsi per i sempre più frequenti intoppi al progetto Cittadella, Firenze vive settimane di apprensione. Per fortuna le prime mosse di Pantaleo Corvino riaccendono un po’ di speranza: come tecnico viene scelto Sinisa Mihajlovic, un allenatore emergente ma soprattutto ambizioso e grintoso; e invece che una partenza eccellente, la prima operazione di mercato vede l’acquisto di un centrocampista di indubbio spessore come Gaetano D’Agostino. I tifosi salutano la squadra che parte per il ritiro di Cortina tra timore e speranze: dal Sudafrica Riccardo Montolivo, uno dei pochi a salvarsi dalla disavventura azzurra, manda messaggi poco confortanti; ci si aspetta a momenti la partenza di Vargas, e forse anche quella di Gilardino, ma se i due dovessero venire sostituiti da alcuni di quegli onesti giocatori che hanno costruito assieme al tecnico serbo un Catania capace di mettere sotto molte delle big del campionato, non sarebbe certo un dramma. Invece non parte nessuno, ne’, a parte Artur Boruc, giunto a Firenze tra stupore e scetticismo, arriva nessuno. Il vero dramma è un altro: l’infortunio in cui incappa Stevan Jovetic nei primi giorni della seconda fase del ritiro. Ancora una volta la Fiorentina è fortunata nella malasorte, perché manca quasi un mese alla fine del mercato. Ma ancora una volta la scelta adottata è discutibile: il giovane montenegrino non verrà sostituito, Mutu rientrerà a breve e nel frattempo si punterà su Ljajic; si investirà, ma non in quel ruolo. Si pensa ad un vice-Gilardino, visto che Keirrison è partito e Babacar non pare avere un grande feeling con Mihajlovic. Arriva invece, negli ultimi giorni della campagna trasferimenti, Alessio Cerci, l'ennesimo esterno, pagato tra l’altro non poco per un giocatore che a Roma non aveva chances e che per giunta stava per andare in scadenza di contratto.

Non vogliamo metterci a fare "i conti della serva", ne’ a ricordare come nell’anno solare 2009 nelle casse societarie siano finiti, tra cessioni, sponsor, incassi da botteghino e premi UEFA, diversi milioni di euro: nel 2010 i Della Valle hanno speso eccome. Ma alla fine, nel calcio, quello che conta sono i risultati, Che, fino ad oggi, 26 dicembre 2010, parlano in maniera del tutto chiara.