IACHINI E QUELLE SCELTE CHE NON HANNO PAGATO. COME LE PAROLE DELLA SOCIETÀ

02.07.2020 16:30 di Luciana Magistrato   Vedi letture
© foto di Giacomo Morini
IACHINI E QUELLE SCELTE CHE NON HANNO PAGATO. COME LE PAROLE DELLA SOCIETÀ

Scelte che non hanno pagato. Giocando ogni tre giorni, tra assenze e giocatori stanchi, è difficile trovare la quadra giusta. Iachini ieri è partito da due presupposti: non poter contare su Duncan al 100%, in recupero dopo l'affaticamento accusato con il Brescia, e l'assenza di punte di ruolo ad eccezione di Cutrone (Vlahovic squalificato). Così a centrocampo il tecnico ha puntato tutto su Ghezzal, con un modulo che oscillava tra il 3-4-3 in attaacco e il 3-5-2 in fase difensiva ma che chiedeva forse troppo alle capacità del franco-algerino che da esterno di tridente doveva poi richiudere a mezzala. Così facendo tra l'altro il centrocampo a due, Pulgar-Castrovilli (più avanzato), è andato sempre in difficoltà tanto che un pur lieve miglioramento si è visto quando sono entrati, troppo tardi, due di ruolo come Duncan e Benassi, diventato ormai la riserva delle riserve.

E tardiva è stata l'introduzione dell'unica punta a disposizione, Cutrone (che all'Olimpico non ha brillato, è vero) solo per tenere un attaccante fresco da impiegare in corsa. Il problema è che Chiesa falso nueve ha deluso e sbagliato l'unica vera occasione della gara, Ribery ha finito inevitabilmente la benzina nonostante sia stato l'unico faro in campo e nel frattempo il Sassuolo è andato in vantaggio su errori sì individuali ma abbastanza concettuali di squadra (come su contropiede da calcio piazzzato che grida vendetta). Insomma le scelte di Iachini non hanno neanche tenuto troppo conto della reale condizione (Caceres col Brescia e Castrovilli ieri si è visto subito che non erano lucidi) e concentrazione dei singoli e sono più "studiate" in base a ragionamenti tattici che non pagano.

Forse la pressione di proprietà e ambiente su Iachini, di voler vedere un gioco per la conferma, gli hanno fatto mettere da parte la grinta iniziale. Quella stessa pressione tra le parole della proprietà e le voci di un nuovo tecnico per il futuro che lo hanno destituito ("deve guadagnarsi ancora la riconferma" con alle spalle i fantasmi di Spalletti e Juric tanto per citarne due) e che incosciamente può condizionare anche la squadra che non vede più nel tecnico la guida che è stata all'inizio, nonostante le parole decise di Pradè nel dopo gara che richiamava i giocatori a dimostrare il proprio talento, rischiando però di essere tardive.