CERCI, La storia dell'Henry di Valmontone

29.06.2011 17:43 di Marco Sarti   Vedi letture
© foto di Giacomo Morini
CERCI, La storia dell'Henry di Valmontone

"Alessio Cerci è il nostro Messi" probabilmente non suonerà più. In queste ultime ore, infatti, il Manchester City di Mancini sembra aver fatto passi importanti per l'acquisto dell'esterno, e a questo punto la probabilità che la carriera dell'Henry di Valmontone continui in Premier League è molto alta. Il ragazzo comincia nelle giovanili della Roma e sottoscrive il primo contratto da professionista nel 2005 quando il club capitolino si accorge delle qualità del ragazzo che da molti viene identificato nel "nuovo" Francesco Totti. Nel 2006-2007 va al Brescia, un'esperienza non felice che culmina col ritorno a casa ed al prestito al Pisa. Con Ventura, nel 2007-2008, esplode come uno dei migliori giovani italiani, probabilmente favorito dalla filosofia e dallo stile di gioco dell'allenatore genovese. Nel 2008-2009 viene girato in prestito all'Atalanta di Del Neri, ed è ancora un buco nell'acqua causa anche qualche infortunio di troppo. Nella stagione 2009-2010 torna alla Roma con la quale colleziona soltanto 9 presenze. Il 26 agosto 2010 si trasferisce a titolo definitivo alla Fiorentina per 4,2 milioni di Euro. Con i viola comincia male, tra l'indifferenza generale e pure qualche diffidenza dovuta al suo essere intensamente giallorosso. Dopo due mesi di anonimato assoluto, segna il suo primo gol in Serie A il 7 novembre contro il Chievo, poi una serie di prestazioni incolore e qualche uscita a vuoto di troppo (anche fuori dal campo) gli valgono l'antipatia del pubblico fiorentino che lo fischia addirittura prima dell'entrata in campo. Tutto questo fino alla partita in trasferta contro il Cagliari, quando - in campo per il piccolo infortunio occorso a Santana - segna una doppietta tra lo stupore generale dei (pochi) tifosi accorsi al Sant'Elia. Da lì in poi, Cerci, innesta la quinta marcia e segna quattro gol in poco più di quattro gare. Nonostante ciò, il rapporto tra Cerci e la tifoseria viola fatica a sbocciare, e le dichiarazioni del giocatore a fine campionato sono la classica goccia che fa traboccare il vaso. "Il mio rapporto con i tifosi non è un rapporto diretto: non mi vedranno mai correre sotto la curva. Nemmeno per un gol. Perchè sono stato ferito, ferito dentro. Forse perché romano mi chiamavano arrogante. Queste persone le terrò sempre a distanza".