ATTO PRIMO

15.12.2019 16:00 di Dimitri Conti Twitter:    Vedi letture
© foto di Giacomo Morini
ATTO PRIMO

Vincenzo Montella, come da pubbliche disposizioni della dirigenza viola, si gioca già questa sera il posto da allenatore della Fiorentina. "Sarà in panchina contro Inter e Roma", aveva annunciato Pradè rapidamente già dopo la sconfitta in casa del Torino: ecco perciò che alle ore 20.45, al Franchi, andrà in scena l'atto prima del tentativo dell'Aeroplanino di conservare il suo ruolo anche con l'arrivo del 2020. L'avversario, però, è tra i peggiori che potessero capitare: un'Inter volenterosa di mantenere il primato in classifica e allo stesso tempo di rialzarsi dopo la battuta d'arresto in Champions, costata il declassamento in Europa League.

Di fronte, arriverà un allenatore diametralmente all'opposto di Montella: se quest'ultimo infatti è tecnico che preferisce incidere nell'avvicinamento e nella preparazione della partita, con un atteggiamento in panchina sempre piuttosto composto e pacato, lo stesso non si può dire di Antonio Conte. Il nuovo condottiero nerazzurro è infatti una sorta di leone in gabbia, ogni volta che gioca la sua squadra: si sbraccia, strilla, impreca urla e grida indicazioni a ciascun calciatore in campo. Una specie di telecomando perennemente acceso.

Ma lo stile non fa in automatico il risultato, e in questo senso Montella potrà perlomeno provare ad aggrapparsi ai ricordi, o più semplicemente ai precedenti. Indimenticabile, per il popolo viola, fu infatti quel 20 ottobre 2013, quando la Viola di Pepito Rossi (protagonista totale di quel pomeriggio di lucida follia con una tripletta), Cuadrado e Joaquin fece pagare amaramente le provocatorie esultanze di Tevez e Pogba nel primo tempo, a scimmiottare quella mitraglia che a Firenze e dintorni è quasi religione, imponendosi in rimonta per 4-2 sulla Juve di Conte.

Già scorrendo nomi e volti dei protagonisti di quel giorno, si realizza come però la distanza appaia considerevolmente più importante dei sette anni realmente trascorsi: quella era una Fiorentina che ambiva a traguardi europei, addirittura provando ad entrarci dalla porta principale. Quella attuale è invece una squadra decisamente più modesta, presa a battagliare su altri fronti. Meno nobili, senz'altro, ma non meno importanti. Perché una stagione come quella scorsa, sarebbe insostenibile per un ambiente pronto a prendere il volo verso l'alto, e attualmente invece ancorato al terreno come poche volte prima d'ora. Una risalita è necessaria, e se vorrà essere Montella l'uomo alla guida anche nel 2020, dovrà provare a sfruttare la doppia occasione concessa lui. Partendo già da questa sera, dall'atto primo contro l'Inter.