Caso Malagò, la grana del tesseramento arriva al CONI: si valuta la decadenza

Caso Malagò, la grana del tesseramento arriva al CONI: si valuta la decadenzaFirenzeViola.it
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Oggi alle 12:35News
di Redazione FV
fonte Tuttomercatoweb.com

La vicenda legata al tesseramento di Giovanni Malagò rischia di aprire un nuovo fronte di tensione tra FIGC e CONI e Tuttomercatoweb.com prova a spiegare la situazione. Dopo le questioni giuridiche già affrontate in seguito alla sua candidatura alla presidenza della Federcalcio, torna infatti d’attualità il tema della regolarità della sua elezione.

Il nodo riguarda l’articolo 29 dello Statuto FIGC, secondo cui per poter essere eletti a cariche federali bisogna «essere in regola» con il tesseramento. L’interpretazione sostenuta da Malagò, dagli uffici legali della FIGC e dalla segreteria generale federale, che aveva vidimato la candidatura, è che il tesseramento non sia obbligatorio, ma che chi è tesserato debba essere in regola. Una lettura condivisa anche dal procuratore FIGC Giuseppe Chiné, intenzionato ad archiviare la questione nata dai ricorsi presentati contro l’elezione di Malagò da Renato Miele, avvocato ed ex giocatore della Lazio. A riaprire il caso è stato però ieri Sergio Taucer, procuratore generale dello Sport presso il CONI, che ha respinto la richiesta di archiviazione chiedendo ulteriori approfondimenti e un chiarimento alla FIGC sull’interpretazione della norma. Taucer, che in passato aveva sostenuto la stessa lettura di Chiné, sembra dunque aver modificato la propria posizione e ha trasmesso la relazione anche a Luciano Buonfiglio, presidente del CONI.

Ed è proprio questo il passaggio che potrebbe diventare decisivo: mentre a livello federale l’archiviazione dell’indagine su Malagò appare ancora probabile, ora la questione potrebbe arrivare direttamente sul tavolo della Giunta del CONI, convocata per martedì 15 settembre. Buonfiglio, che nelle ultime settimane ha avuto diversi motivi di contrasto con Malagò, tra cui la nomina di Nadia Bianchedi a capodelegazione della Nazionale italiana maschile di calcio, potrebbe quindi portare il caso all’ordine del giorno. La Giunta sarebbe chiamata a valutare anche l’eventuale decadenza del presidente, con lo stesso Malagò che partecipa all’organismo in quota CIO. L’eventuale invalidità dell’elezione, però, non porterebbe automaticamente al commissariamento.

Il precedente recente dell’AIA, rimasta operativa dopo la decadenza del presidente Zappi, dimostra infatti che, in presenza di un vicepresidente vicario, l’organizzazione può proseguire l’ordinaria amministrazione fino a nuove elezioni. Il rischio di commissariamento potrebbe però emergere qualora l’eventuale errore della segreteria generale FIGC, oppure l’interpretazione di una norma considerata troppo vaga, fosse ritenuto così grave da compromettere il funzionamento della Federcalcio. Si tratta al momento di uno scenario poco probabile, anche per gli equilibri politici e per i rapporti che Malagò conserva con diversi esponenti del CONI, ma dal punto di vista regolamentare non può essere completamente escluso.