FIORENTINA, QUESTA VOLTA LA MATURITÀ NON C'ENTRA. I PROBLEMI SONO TECNICI E C'ERANO ANCHE PRIMA. I FLOP DEI SINGOLI E LE RESPONSABILITÀ DI ITALIANO. MERCATO, LA POTENZA È NULLA SENZA CONTROLLO

04.02.2024 12:45 di Luca Cilli Twitter:    vedi letture
FIORENTINA, QUESTA VOLTA LA MATURITÀ NON C'ENTRA. I PROBLEMI SONO TECNICI E C'ERANO ANCHE PRIMA. I FLOP DEI SINGOLI E LE RESPONSABILITÀ DI ITALIANO. MERCATO, LA POTENZA È NULLA SENZA CONTROLLO

La verità è stata detta senza tanti e inutili giri di parole da Cristiano Biraghi, calciatore mai banale e che da capitano e leader della Fiorentina non ha voluto trovare nessun tipo di scuse per giustificare la brutta (e meritata) sconfitta di Lecce “una cosa che non esiste per una squadra che vuole ambire a determinati obiettivi. Non è possibile fare queste figure vergognose”. Tutto corretto, difficile pensarla diversamente anche perché sarebbe come raccontare una realtà parallela. L’attuale momento negativo però a differenza delle altre volte non parte né dalla testa e tantomeno dalla maturità, qualità che come è stato dimostrato nei mesi precedenti è stata finalmente raggiunta dopo un lungo percorso e una serie di occasioni fallite per compiere lo step in avanti sotto il profilo mentale. Gli attuali problemi della Fiorentina sono di natura prettamente tecnica, di sbagli dei singoli, di limiti che c’erano anche prima ma che sono stati coperti dall’incredibile lavoro fatto da calciatori e allenatore che hanno spinto parecchio andando ampiamente oltre l’ordinario. Lo sforzo fatto per raggiungere vette per cui la squadra a livello di rosa non è attrezzata per raggiungere ora si fa sentire. E questa Fiorentina nel momento in cui abbassa la soglia anche solo di un livello sotto la normalità va in affanno.

Rendimento lento Dopo aver sovraperformato per tante settimane consecutive ora in diversi fra i giocatori di Italiano non stanno rendendo quantomeno secondo i propri standard. Uno dei casi più evidenti riguarda Milenkovic, il migliore fra i difensori centrali ma che a Lecce ha sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare e forse anche qualcosa in più. Purtroppo per lui e per la Fiorentina è stato in buona compagnia perché, ad eccezione di Ranieri, anche Martinez Quarta e Biraghi in difesa hanno sbandato dall’inizio alla fine. I flop di Sottil e Nzola ormai non fanno più notizia. La sorpresa sarebbe, al contrario, quando indovinano la prestazione giusta e per più gare di fila. Cosa di fatto mai avvenuta nella storia recente. In tutto questo l’allenatore, vero valore aggiunto, non è esente da colpe. Alcune scelte di Italiano sono discutibili: i cambi, la gestione della partita, i cali che si ripetono con costanza. Quella di Lecce contro una squadra molto ben organizzata e allenata da Roberto D’Aversa, e costruita con pochi milioni da quel fantastico talent scout di Pantaleo Corvino, è una sconfitta che deve far riflettere parecchio.

Potenza senza controllo A proposito di riflessioni a margine: cosa sarebbe stata la Fiorentina con uno con le competenze e l’esperienza del suo ex direttore sportivo unite all’ambizione e al budget del presidente Rocco Commisso, con in più delle strutture all’avanguardia e la giusta ambizione che il club nutre? La domanda chiaramente non può avere risposte, perché Corvino sta facendo le fortune del Lecce e l’attuale proprietà per completare la propria area tecnica ha scelto altri dirigenti. Resterà una semplice curiosità ma di certo se c’è una cosa di cui il club ha bisogno è proprio una figura alla Pantaleo Corvino in materia di scelte e di strategie di mercato. Massimo rispetto per l’attuale management ma anche il mercato di gennaio ha dimostrato che la Fiorentina non ha idee. Si muove senza un filo logico, naviga a vista, non ha una strategia da seguire. Il problema non è la mancanza di voglia da parte della proprietà di investire (era pronta a offrire più di 20 milioni per Gudmundsson), ma come muoversi per investire il budget messo a disposizione per rinforzare la squadra.

L’area tecnica (al di là delle solite smentite di facciata) ha seguito una serie di esterni offensivi tutti diversi fra loro per età e caratteristiche: da Bryan Gil a Vargas, da Brian Rodriguez e Ngonge passando per Reyna fino ad arrivare a Gudmundsson a poche ore dalla fine della sessione invernale. Tutto e il contrario di tutto, l’opposto rispetto a una pianificazione che doveva essere preparata nei minimi dettagli nei mesi precedenti e che deve appartenere a una società del calibro della Fiorentina. Le esigenze erano note, l’allenatore poi è sempre stato molto chiaro: serviva in particolare un esterno, poi il resto. Chi è arrivato? Un buon terzino destro come Faraoni, che comunque serviva, e una punta in più come Andrea Belotti dalla Roma. L’attaccante avrà 6 mesi di tempo per cercare di rilanciare una carriera in fase calante e provare a guadagnarsi una riconferma. Dell’esterno quindi nemmeno l’ombra. La Fiorentina dal mercato invernale non è uscita rinforzata, avrà gli stessi pregi e i soliti difetti. Vincenzo Italiano ne prenderà atto e farà le sue valutazioni anche in ottica futura. Si aspettava di più, meritava di più. Per quello che è stato fatto e per ciò che comunque si può ancora fare.