Casarin: "Var? Limitato all'area di rigore ok ma ora sta debordando. In tribunale per Antognoni"
L'ex arbitro Paolo Casarin ha presentato il libro "Vita e pensieri di un arbitro" con Piefrancesco e Giandomenico Salvetti, al Museo del calcio. Queste le sue parole a margine dell'evento: "Spero innanzitutto che ci saranno ancora ragazzi giovani che faranno gli arbitri, seriamente, e anche grandi giocatori italiani. Adesso sono in una quantità minima, ma non credo che siano finiti. Mi verrebbe voglia di occuparmi dei giovani arbitri e dei giovani calciatori per far sì che, anziché andare in giro coi coltelli, si mettano a fare calcio. Così diventerebbero uomini e non delinquenti".
Sul VAR ha aggiunto: "Il VAR sta in piedi perché bisogna che migliorino gli arbitri. All'inizio il protocollo era limitato all'area di rigore, per dare una mano visto che non sempre l'arbitro di campo può vedere quello che vede chi è al VAR, che vede e rivede peraltro. Adesso mi sembra però che ci sia un debordare, un andare a dare ragione al VAR prima che all'arbitro. Bisogna che gli arbitri pensino a fare un arbitraggio chiaro e serio, gli arbitri devono decidere. Ci sarà sempre un uomo e non un sistema ad arbitrare. L'arbitraggio è una roba degli uomini, non della tecnologia".
Sul famoso infortunio di Antognoni dopo lo scontro con Martina e il cambio della regola: "Sono stato in tribunale per lui, perché non avevo punito abbastanza Martina. La regola però non prevedeva il provvedimento quando c'era l'involontarietà di uno scontro. Lo scontro fu terribile, ma il tribunale mi diede ragione. Poi andai alla FIFA chiedendo maggiore cautela ai portiere nelle uscite contro gli attaccanti. Così la regola è stata trasformata, non c'è più negligenza o meno oggi grazie a quel momento lì. Antognoni voleva fargli passare il pallone sopra la testa, Martina lo colpì col ginocchio e io rimasi lì un quarto d'ora, senza sapere se fosse vivo o meno".
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