Viola, basta: tirate fuori le palle… Non c’è ferocia nel vostro gioco. Vanoli deve dare una sveglia ai suoi. Mercato: il nuovo centrale è Rugani. Grazie Gosens, un gran gesto
D’accordo, non era Napoli la tappa ideale per raccogliere punti salvezza, ma il destino aveva creato un’occasione ghiotta. La squadra di Conte era decimata - prima della partita 8 infortunati, dopo mezz’ora 9 con l’incidente capitato a Di Lorenzo -, oltre che provata da impegni ravvicinati in sequenza, delusioni fortissime come l’eliminazione in Champions, con interpreti stanchi perché costretti a giocare sempre in mancanza di alternative. Non sarebbe stata facile in partenza per la Fiorentina perché gente come Hojlund, Lobotka e McTominay, sa sempre cosa fare. Però con uno spirito diverso, chiamiamolo guerriero come evoca la storia di Firenze, almeno un punto i viola, in quelle condizioni, avrebbero potuto raccattarlo. E invece al 92’ è stato McTominay a strappare un pallone dai piedi dei viola e non il contrario. Il Napoli, stremato e protagonista di un secondo tempo speso a limitare i danni, ha trovato lo spunto per lottare su ogni pallone. Il contrario della Fiorentina. I viola sembrano mosci, poco reattivi, perennemente distratti nella fase difensiva, il primo gol preso su rinvio di Meret ne è la rappresentazione plastica oppure il secondo dove uno dei più esperti, Gosens, ha concesso il sinistro a Gutierrez. E nessuno l’ho aiutato nel raddoppio sulla fascia. Non ci siamo. Anche perché nel primo tempo, giocato male dalla Fiorentina, le uniche azioni pericolose sono nate da due punizioni di Fagioli: testa di Piccoli e palo, quindi una soluzione sempre aerea di Gudmundsson in area piccola parata di Meret, ma l’islandese avrebbe potuto fare meglio. Nella ripresa, quella che qualcuno ha definito buona, ci sono stati questi episodi: punizione di Mandragora, un tiro discreto di Kean deviato da Meret, il gol di Solomon. Prima dello scadere una chance per Piccoli. Insomma di gioco ne abbiamo visto poco e di occasioni ancora meno.
I viola dopo 23 giornate non hanno capito dove sono e soprattutto dove devono andare. Per salvarsi non conta l’estetica, bensì servono concretezza e ferocia. Gli uomini di Vanoli non hanno un’anima di carta vetrata. La Fiorentina non sa essere “sporca” come lo sono invece le formazioni che lottano per sopravvivere. E adesso gli alibi della “squadra costruita per i quartieri alti che non sa calarsi nell’arena della battaglia”, non reggono più. Siamo francamente sfiniti di ascoltare o leggere queste facezie. Se i giocatori della Fiorentina al 2 febbraio non hanno ancora compreso che stanno retrocedendo, delle due l’una: o sono veramente scarsi oppure sono incoscienti. Cioè non si rendono conto che con il loro atteggiamento, così poco pugnace, si portano dietro una città e una comunità che amano alla follia la Fiorentina e che non meritano di retrocedere. L’aspetto che più fa tremare è che nonostante un avvio 2026 all’insegna di 2 vittorie e altrettanti pareggi, la squadra sia ripiombata nell’abisso. Anche in quel periodo restavamo convinti che la Fiorentina avrebbe sofferto fino all’ultima giornata, ma ci eravamo illusi che quantomeno avesse intrapreso la strada giusta per salvare la categoria. E invece niente. Ricadere nei soliti errori è peggio di quando si sono commessi la prima volta.
E’ un campionato modesto, in basso continuano a perdere tutti. La quota salvezza per adesso resta molto bassa, ma il tempo per la Fiorentina è finito. Sabato arriva il Torino che è riuscito con fatica a battere il Lecce. Con i granata i viola vivranno una finale, una sfida con un solo risultato a disposizione: la vittoria. La domenica alle 15 il Lecce, un punto sopra i viola, ospiterà l’Udinese. Non ci sono discussioni: viola, ora tirate fuori le palle.
Anche Vanoli deve dare di più al proprio gruppo. Se continuano queste pause difensive ha responsabilità pure l’allenatore. Se i calciatori in campo non riescono ad essere pervasi da un certo furore agonistico, la colpa è anche del tecnico. Vanoli deve dare una sveglia al suo branco. Tocca a lui produrre una scarica di adrenalina.
Mercoledì sarà il giorno dell’arrivo di Paratici e così capiremo quanto l’ex dirigente del Tottenham abbia inciso sul mercato viola e come avrà intenzione di muoversi. Paratici da giocatore ha trascorso molti anni in C e come manager ha fatto la gavetta prima di vincere 9 scudetti (e non solo) alla Juventus. La speranza è che lui sappia dare a una nuova mentalità alla Fiorentina che gioca, ma anche alla società. C’è stato il trauma della scomparsa di Rocco Commisso e in poche ore come suo successore è stato nominato il figlio Joseph. Mancava da anni da Firenze e quindi dovrà anche lui comprendere in quale contesto sia sbarcato: crediamo uno dei peggiori dei quasi 100 anni della Fiorentina. Si ha la sensazione, leggendo le sue parole così cariche di entusiasmo, che non abbia la consapevolezza del frangente drammatico, calcisticamente parlando, che attraversa la Fiorentina. Joseph Commisso va aiutato e messo nelle condizioni di operare al meglio. E ha diritto ad un po’ di tempo per essere giudicato. Ma ribadiamo, deve capire in fretta, l’emergenza viola.
A Firenze sbarca Rugani in prestito dalla Juventus. La formula è un prestito oneroso a 500mila euro con un obbligo di 2 milioni che scatterà solo in caso di permanenza in serie A della Fiorentina. Toscano di Lucca, classe ’94, esplose nell’Empoli di Sarri, come giovane centrale in tandem col fiorentino Tonelli. Una lunga carriera, spalmata in tre fasi alla Juventus, con parentesi a Rennes e a Cagliari, oltre ad una stagione nell’Ajax. Alle spalle di Chiellini, Bonucci e Barzagli, come riserva di lusso, ha vinto 5 scudetti, 2 Supercoppe italiane e 4 coppe Italia. Con la Nazionale ha messo insieme 7 presenze. Il 20 dicembre ha avuto un infortunio muscolare, dal quale sembra essersi ripreso. Un difensore con 10 anni in meno, con il quale costruire un percorso, sarebbe stato l’ideale, ma evidentemente sono state incontrate difficoltà e si è preferito ripiegare su un’opzione per tamponare il presente. E il mediano da interdizione? Lo aspettavamo a braccia aperte, ma se ne sono perse le tracce. Intanto la Roma ci ha riprovato per Fortini offrendo 11 milioni, ma la Fiorentina resiste. Per ora.
Bella storia quella di Gosens. Nella notte buia della Fiorentina uno squarcio di luce: il Nottingham lo voleva e aveva fatto una bella proposta. Robin con educazione ha risposto “no grazie”. Lo ha fatto perché ama Firenze e la sua gente. Perché non è voluto scappare nel momento in cui c’è da rimboccarsi le maniche per dare di più. Non è al massimo del suo rendimento, anche Gosens è sotto standard, ma con una testa così si riscatterà sicuramente.
Sono ipotesi, ma ricordiamo che allo stop del mercato mancano ancora 20 ore. Per le considerazioni definitive aspettiamo domani, ma intanto si può dire che da questa breve campagna acquisti-cessioni attendevamo qualcosa di più dalla Fiorentina. Paratici ci spiegherà come sono andate le cose.
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