FirenzeViola

Un mercato così e così: tornano le ali, ma in difesa e a metà campo il decifit di personalità rischia di rimanere tale

Un mercato così e così: tornano le ali, ma in difesa e a metà campo il decifit di personalità rischia di rimanere taleFirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2025
Oggi alle 00:00Copertina
di Tommaso Loreto

C’è da preoccuparsi nell’approccio a un giudizio sul mercato invernale della Fiorentina, anche e soprattutto alla luce delle valutazioni arrivate al termine della scorsa estate, e forse anche per questo nell’analisi degli affari appena conclusi servirà mantenere la maggior cautela possibile. Tra le certezze c’è indubbiamente un’altra buona dose d’investimenti, almeno quelli legati alla salvezza che si avvicinano ai 30 milioni per gli eventuali obblighi sui riscatti di Fabbian (15), Brescianini (11) e Rugani (2) (un totale di 28 milioni cui aggiungerne altri 18 se si volessero confermare anche Solomon ed Harrison), ma pure una lacuna emersa fin da inizio stagione che non è stata coperta in mezzo al campo, e più in generale una strategia cambiata in corsa che alla fine ha spinto i viola a rincorrere a ridosso del fischio finale l'ennesimo esterno di fascia. 

Due mediani d’inserimento più che d’interdizione
Sotto il profilo delle esigenze che già si erano manifestate a inizio stagione c’è dunque quella, insoddisfatta, di un centrocampista più muscolare rispetto agli altri da inserire in gruppo. Qualcuno che avrebbe potuto garantire maggiore copertura a Fagioli che invece la Fiorentina non ha messo a disposizione di Vanoli, lasciando peraltro scoperta anche la casella di un’alternativa al numero 44, l’unico al momento in grado di alimentare la manovra ma che, con Nicolussi Caviglia al Parma, ora come ora si ritrova senza reali sostituti di ruolo. E dire che proprio il tecnico, a inizio gennaio, aveva ipotizzato di virare sul 4-2-3-1, modulo nel quale però manca proprio l'elemento di peso da piazzare accanto a Fagioli oltre che veri e propri candidati al ruolo di trequartista centrale alle spalle della punta (Gudmundsson? Fazzini? Fabbian? Chi altri?). 

La discriminante difensiva
Diverso il discorso in difesa dove Rugani arriva con i gradi del titolare in mezzo al trio Pongracic-Comuzzo-Ranieri, è vero, ma la cui dote in termini di personalità (merce assai rara nella squadra viola, tanto più davanti a De Gea) è tutta da valutare. L’ormai ex bianconero ha dalla sua l’esperienza maturata a Torino (oltre che una certa mentalità) da mettere a disposizione dei compagni, ma lascia ancora qualche dubbio sull'abilità necessaria a guidare una retroguardia che in questo momento rappresenta senza dubbi il reparto più fragile di tutta la rosa. Certo, senza grande disponibilità economica, e con il poco appeal di una squadra in fondo alla classifica, non era semplice per la dirigenza convincere profili del calibro di Dragusin, e rispetto ai ceduti Viti e Marì l'ex Juve è certamente un miglioramento, ma contando il tempo avuto per accorgersi di cosa serviva a questa squadra c'è da comprendere chi non dovesse risultare entusiasta dell'arrivo di Rugani. 

Il ritorno degli esterni
E’ invece sulle corsie esterne che la Fiorentina ha cambiato completamente volto, o almeno c'ha provato, facendo arrivare Solomon ed Harrison (che però si troverebbero più a loro agio a sinistra dove oggi gioca Gudmundsson) e inseguendo nell’ultimo giorno di mercato altri uomini di fascia come Zappa prima e Nedeljkovic poi. Complici le condizioni di Lamptey che non preludono a un rientro è a destra che i viola avrebbero voluto muoversi, salvo dover abbandonare i due obiettivi sul fil di lana: il cagliaritano perchè trattenuto dal club sardo e il serbo per i ritardi del Lipsia nella compilazione dei documenti, più o meno mentre Kouamè finiva nel mirino del Verona con tanto di giallo (ancora da sciogliere) sul desposito del suo trasferimento. Un ultimissimo affare sul fil di lana sfumato dopo che Gosens aveva già rifiutato il Nottingham Forest (ci sarebbe da domandarsi, semmai, quale esito avrebbe portato una cessione del tedesco che la società aveva comunque messo in conto) e prima che Sabiri dovesse accettare di restare in viola seppure ai margini del gruppo di Vanoli.

Basteranno questi movimenti a ridurre tutti i deficit che questa Fiorentina ha messo in mostra fino ad ora? Al campo la sentenza.