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Non fate arrabbiare Paratici...

Non fate arrabbiare Paratici...FirenzeViola.it
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venerdì 8 maggio 2026, 00:00Copertina
di Mario Tenerani

Nella Fiorentina di questa gestione, partita con la fanfara dei bersaglieri sette anni fa e arrivata al disastro della stagione attuale, non è mai stato facile proporre un’idea di calcio. Si è sempre parlato d’altro, perdendo di vista, più o meno scientemente, l’obiettivo sportivo. Questa Fiorentina è stata molto efficace sul piano infrastrutturale, il Viola Park ne è la rappresentazione plastica, anche se la proprietà ha perso la battaglia per lo stadio. Lo avrebbe voluto costruire, ma poi sappiamo come sia finita. Adesso, pare, che si arrivi ad un compromesso che accontenti Comune e Fiorentina, ma che mai sarà come un impianto di proprietà.  

In questi lunghi sette anni quasi mai abbiamo ascoltato qualcosa di calcio, se non frasi svuotate di qualsiasi contenuto come il “siamo molto ambiziosi”, diventato ormai tristemente leggendario. Gli errori hanno presentato il conto ed è salato. Forse domenica col Genoa, quando resteranno due partite alla fine, arriverà la certezza aritmetica della salvezza. E’ vero che è solo un dettaglio perché la squadra è virtualmente salva, ma anche i numeri hanno la loro importanza.

Il lascito di questa annata parla di quasi 100 milioni estivi spesi per raccogliere ora un cumulo di macerie calcistiche perché l’aria che tira è quella di una rifondazione della rosa. Un fallimento che in altri contesti avrebbe prodotto esoneri in sequenza. Senza dimenticare che la conferma di Vanoli è tutt’altra che certa, anzi in ribasso, non a caso volano nomi per la sua sostituzione.

Si fa presto a parlare di ricostruzione: è semplicissimo da un punto di vista dialettico, altra storia è mettere a terra tutto questo. Il compito che aspetta Fabio Paratici è improbo. Non lo invidiamo proprio. La società lo ha prelevato in uscita dal Tottenham perché era disperata: la Fiorentina in campo stava retrocedendo e i dirigenti non sapevano cosa fare. Una nave alla deriva senza comandante e col presidente in fin di vita. Non restava che affidarsi ad un figura con un palmares pesante e così hanno fatto. Scelta più che condivisibile. Ma ora Paratici dovrà lavorare sodo e per farlo dovrà essere messo nelle condizioni di farlo.

Troppi venticelli sussurrano che all’interno del club ci sarebbero sacche di resistenza rispetto al cambiamento del nuovo che avanza. Ci auguriamo che non sia così, ma se lo fosse vorremmo vedere un Paratici versione Tramontana. L’uragano che tutto spazza via. Paratici sta portando avanti una lenta, ma inesorabile rivoluzione che dovrà avere un alleato forte, il tempo. Servirà pazienza in una città che non ne ha più quando si nomina la Fiorentina. Troppe delusioni, troppe aspettative vanificate. Lui però dovrà capire in fretta questa comunità, scegliendo le parole giuste e comprendendo che la polemica quotidiana nasconde un cuore grande di colore viola. E’ stato a Torino più di 10 anni, luogo dove tutto è sempre ovattato, soprattutto quando di mezzo c’è la Juventus. Firenze invece è adrenalina pura. Un po’ come passare dalla Specola ad un rock contest. 

E dovrà fare in fretta a entrare nelle corde di Firenze, ma quando Paratici avrà ultimato questa operazione, sarà lui il primo a sorprendersi di quanta bellezza si nascondeva dietro a quelle battute al vetriolo. 

Paratici deve lavorare, dunque, ma non può tollerare pozzi avvelenati e imboscate di infimo cabotaggio. Non fatelo arrabbiare perché ad andarsene impiegherebbe il tempo di un battito ci ciglia. Sarebbe un disastro perché la Fiorentina perderebbe una grande opportunità e l’eventuale sabotatore resterebbe nudo di fronte da una tifoseria inferocita: pagherebbe un dazio pesantissimo. Ci rimetterebbero tutti, senza vincitori né vinti.  

E’ il momento, più di sempre, di anteporre il bene della Fiorentina ai singoli interessi personali, quelli da rendita di posizione. Meditate gente, meditate…