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Il mercato accende Firenze: entusiasmo da coltivare, euforia da evitare

Il mercato accende Firenze: entusiasmo da coltivare, euforia da evitareFirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2026
76,3 milioni già investiti e altri colpi in arrivo: la piazza si scalda ma a Grosso andrà concesso il tempo di costruire la sua squadra

A Firenze, si sa, basta poco per accendere la miccia. Un acquisto importante, qualche giocata in amichevole (i video delle magie di Atta con il Depor sono già virali da un pezzo sui social) e un mercato che, finalmente, ha restituito la garanzia di una squadra costruita con ambizione. E così l’entusiasmo cresce, alimentato anche dai 500 tifosi presentatisi a Peretola per accogliere Franco Mastantuono. È un segnale bellissimo, perché una squadra ha bisogno della passione della propria gente. Ma proprio adesso arriva il momento più delicato: fare in modo che l’entusiasmo non si trasformi in euforia. Sono due parole che sembrano sinonimi e invece raccontano stati d’animo profondamente diversi. L’entusiasmo può essere benzina da mettere nel motore, l’euforia, invece, rischia di far sentire più bravi di quanto si sia davvero. E allora può diventare pericolosa.

Il mercato non è una sentenza

Anche perché i numeri, stavolta, invitano a sognare. La Fiorentina ha già investito 76,3 milioni di euro tra acquisti e prestiti onerosi e non ha ancora chiuso il proprio mercato. Il progetto di Fabio Paratici deve completarsi con almeno tre, se non quattro pedine: un vice Valdepenas in difesa, un mediano di rottura in mezzo al campo e soprattutto due esterni offensivi di spessore. È difficile, davanti a una campagna acquisti di questo tipo, non lasciarsi trascinare. Ma il mercato non può diventare una classifica anticipata. Un anno fa, anche per colpa di una comunicazione fin troppo tronfia da parte dell’allora allenatore, a Firenze si era arrivati a parlare persino a parlare di Champions con una leggerezza che il campo poi ha smentito senza appello. Quell’errore non va ripetuto.

Adesso a Grosso serve tempo

Perché questa Fiorentina dovrà ancora trovare una propria identità. A Fabio Grosso va concesso il tempo necessario per amalgamare una squadra profondamente rinnovata, senza trasformare le prime giornate in una sentenza. È vero: a Firenze ci sono stati allenatori capaci di imprimere immediatamente una forte identità ai propri gruppi al primo anno di un nuovo progetto (Prandelli, Montella e Italiano) ma proprio perché si tratta di eccezioni, non possono diventare il metro di paragone. Grosso, insomma, dovrà avere anche il diritto di sbagliare. I grandi progetti, del resto, non nascono sempre da partenze lanciate: qualche volta passano anche da una falsa partenza. Ecco perché Firenze può e deve respirare entusiasmo, ma senza perdere l'equilibrio.