David e Cesc, due modi di essere spagnoli: da amici a compagni, domenica di nuovo avversari, storia del rapporto tra De Gea e Fabregas
Uno catalano fino al midollo, di Areyns de Mar; l'altro madrileno, figlio della corona reale. Due anime della Spagna dell'ultimo ventennio, separate soltanto da tre anni d'età, che si rincontrano sul prato del Franchi domenica pomeriggio. Uno, Cesc Fabregas, a capo dell'ottovolante Como, realtà scritta e diretta dal suo genio; l'altro, David de Gea, di fronte all'amico in un duello western che lui stesso ha vinto qualche mese fa, a inizio anno, grazie proprio ad alcuni suoi interventi da supereroe. Fiorentina-Como è anche De Gea contro Fabregas, anche se i due non incroceranno i tacchetti in campo come fatto in alcune occasioni in Inghilterra, ai tempi di United-Chelsea. Cesc e David sono però soprattutto parte della storia recente di una delle Nazionali più vincenti dell'ultimo millennio, con due parabole sfortunate: il primo è arrivato appena dopo la generación dorada, dei due Europei e del Mondiale vinti, ed è uscito dal giro delle convocazioni appena prima la nuova epopea delle furie rosse, l'altro è stato decisamente più fortunato, anche se, causa concorrenza di extraterrestri lì in mezzo al campo, mai così centrale.
Cesc difende David
L'attuale tecnico del Como, tre anni più anziano del portiere viola, è sempre stato accanto al compagno, pure nei momenti no. Il primo capitolo della storia è quello scritto con la maglia della Roja appunto: Fabregas, interprete di quella generazione capace di vincere tutto, e De Gea, chiamato a raccoglierne l'eredità tra i pali, si sono ritrovati fianco a fianco anche nei momenti in cui le pressioni non mancavano. Come nell'estate del 2016, quando Cesc prese pubblicamente le difese dell'amico e compagno di nazionale, finito nel mirino delle critiche dopo la sconfitta contro la Croazia a Euro 2016. «È un ragazzo che ha molta fiducia in sé stesso. Lo vedo bene, non ha problemi nella testa», disse allora il centrocampista, schierandosi dalla parte del portiere. E dire che un anno prima, nel settembre 2015, i due erano stati al centro di un piccolo caso: dopo una partita contro la Slovacchia, Fabregas era finito sotto accusa sui social per non aver salutato De Gea al momento della sostituzione. Il sospetto di una frattura durò poco: Cesc pubblicò una fotografia insieme a David, accompagnandola con poche parole, «All is fine guys». Tutto a posto, insomma. Poi le strade dei due si sono incrociate anche in Inghilterra, dove la maglia del Chelsea di Fabregas e quella del Manchester United di De Gea li hanno messi più volte uno contro l'altro. Fino all'Italia, dove il passato comune torna oggi a fare da cornice a una sfida che per entrambi vale molto più di una stretta di mano prima del fischio d'inizio.
Cesc chiama David
L'idea di ritrovarsi di nuovo insieme, questa volta in Italia, è rimasta sullo sfondo. Nell'estate del 2024, dopo l'addio al Manchester United e un anno intero senza squadra, De Gea era tornato a essere uno dei nomi più intriganti del mercato degli svincolati. Il Genoa aveva provato a convincerlo con una proposta importante, ma quando si è fatta avanti la Fiorentina la trattativa ha preso un'altra direzione. David cercava soprattutto una nuova occasione per tornare a misurarsi con il calcio giocato ai massimi livelli, e Firenze gli ha offerto la possibilità di ripartire. Una scelta che nel giro di pochi mesi si sarebbe rivelata azzeccatissima, riportandolo al centro della scena italiana ed europea. Ma nel duello Genoa-Fiorentina ha rischiato di iscriversi il Como, sfruttando la sponda dell'amico Cesc, fresco di promozione in Serie A. Tra lago e cupola del Brunelleschi, alla fine, David ha scelto la seconda.
Cesc esalta David
Il primo incrocio italiano fra i due risale al 24 novembre 2024, al Sinigaglia. La Fiorentina di Raffaele Palladino si impose per 2-0, ma a prendersi la scena fu soprattutto De Gea, protagonista di un intervento prodigioso nel secondo tempo: prima la parata sul tentativo ravvicinato di Goldaniga, poi la risposta sulla ribattuta di Barba e infine il colpo di reni per allontanare definitivamente il pallone. Una sequenza di riflessi e istinto che lasciò senza parole anche Fabregas, costretto a fare i conti con il talento dell'uomo che aveva avuto accanto in Nazionale. «Negli ultimi tempi ci manca un po' di qualità, chiamala come vuoi. Poi De Gea ha fatto una parata straordinaria, una di quelle che non si vedevano da anni», disse l'allenatore del Como nel dopo-partita. Parole che valevano più di un semplice riconoscimento all'avversario: il tributo di chi conosceva David da compagno e che, ritrovandoselo davanti, aveva potuto misurarne ancora una volta il valore. Domenica al Franchi i ruoli saranno gli stessi, con Cesc a disegnare calcio dalla panchina e David a provare a negargli la gioia del gol. Con una certezza in più: Fabregas sa bene quanto possa essere difficile superare il suo vecchio compagno.
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