UN DOLORE CHE NON PASSA

UN DOLORE CHE NON PASSAFirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2024 @fdlcom
venerdì 31 maggio 2024, 00:00Notizie di FV
di Pietro Lazzerini

Se la finale di Praga ci aveva fatto male, quella di Atene ci ha letteralmente distrutto. E le ferite fanno male anche a freddo, anche il giorno dopo. La Fiorentina ha perso la sua terza finale in due anni, forse un record, ma questo non interessa a nessuno. Italiano e i suoi giocatori non sono riusciti ad andare oltre i propri limiti, molti dei quali fin troppo evidenti seppure la società non abbia voluto correre ai ripari a tempo debito, oltre alla comprensibile stanchezza, che però in una finale andava superata e messa da parte. Nell'analisi del giorno dopo andrà tenuta di conto la diversa freschezza fisica dei greci al cospetto di una Fiorentina calata troppo in fretta, più o meno dopo l'intervallo. L'esperienza non ha aiutato il mister e i suoi, la consapevolezza non è stata abbastanza per provare a portare la partita sul giusto binario già nel primo tempo quando Bonaventura si era ritrovato sui piedi il pallone buono e quando effettivamente i viola avevano giocato meglio del proprio avversario. 

I fantasmi di Praga nei cambi di Italiano - La stanchezza dicevamo, è stata di sicuro un fattore, inutile negarlo. E i cambi di Italiano che non hanno dato quello che probabilmente il tecnico pensava. Uno su tutti, come quello di Igor in Repubblica Ceca, ha pesato ai fini del risultato finale. L'ingresso in campo di Ranieri, senza voler gettare la croce addosso a nessuno ma facendo solo cronaca, è stato decisivo. La marcatura su El Kaabi ha permesso al marocchino, impalpabile fino a quel momento e letteralmente annullato da Milenkovic, di trovare il guizzo definitivo. 

I 10.000 di Atene meritavano di più - Chi era sugli spalti della OPAP Arena e chi in tutto il mondo ha tifato Fiorentina con tutto il cuore non meritava di dover digerire un altro boccone così amaro da risultare impossibile da digerire. Il pubblico fiorentino ha spinto anche in inferiorità numerica, senza mai mollare di un centimetro. Nemmeno dopo il gol beffa. Un cuore enorme che ai fini del risultato non è bastato. La coppa alla fine l'hanno alzata gli avversari, anche meritatamente per quanto visto in campo. 

Il futuro in fretta - In migliaia non hanno dormito e non dormiranno nelle prossime notti. Di nuovo per la tristezza di aver perso un'altra finale. Inutile in questo momento pensare cosa succederà nel futuro, ma è chiaro che le riflessioni saranno tante e profonde. Il prossimo anno si ripartirà dalla Conference, per il terzo anno di fila. Non c'è niente da esultare o di cui essere felici, c'è solo da ripartire. Ma stavolta sarà ancora più dura del recente passato.