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Femminile: Viola fuori anche dalla Coppa Italia. Stagione verso l’anonimato. Sarà rivoluzione in estate?

Femminile: Viola fuori anche dalla Coppa Italia. Stagione verso l’anonimato. Sarà rivoluzione in estate?FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 00:00Notizie di FV
di Stefano Berardo
La rubrica settimanale sulla squadra femminile di Firenzeviola

Prima di cominciare dobbiamo fare un po’ di chiarezza a proposito dell’editoriale uscito lo scorso martedì mattina. La norma FIFA approvata dal Consiglio Direttivo che noi abbiamo ribattezzato “Editto Ellis” che obbligherà le Nazionali e i club di tutto il mondo ad avere almeno due donne all’interno degli staff tecnici del calcio femminile di cui una deve essere, per regolamento, o allenatrice o vice, per noi è una norma giusta e sacrosanta che va verso la parità di genere invocata anche da chi vi scrive in questi appuntamenti settimanali più e più volte. Quello che noi contestiamo è la mancanza di donne con esperienza in questo settore e basta vedere i numeri tra Serie A e Serie B Femminile per rendercene conto. Una sola allenatrice donna in A (Bakker), qualche d’una sparsa tra i vari staff di Serie A, due sole prime allenatrici in Serie B (Mazzantini a Como e Mazza al Lumezzane), i numeri sono questi. Quello che contestiamo alla FIFA è che pensano che le donne crescano come i funghi e siano già pronte e con l’esperienza giusta per operare nel calcio femminile, a livelli sia alti che bassi ma non è così. Abbiamo bisogno di più donne e noi le invochiamo con forza, ma non possiamo prenderle appena ritiratesi, farle fare il corso a Coverciano in quattro e quattr’otto e buttarle subito ai massimi livelli. Così il rischio è quello di indebolire il nostro calcio femminile più che rafforzarlo. Poi magari ci sarà chi si troverà bene sin da subito e dimostrerà di reggere la pressione e il lavoro quotidiano ad alti livelli certo, ma in che percentuale? E quali garanzie avranno gli allenatori che attualmente operano nel calcio femminile qualora venisse imposto loro di lasciare le società o relegarsi come secondo tecnico magari controvoglia? Capite che così si rischia di creare l’ennesimo cortocircuito in un sistema che è già pieno di fallacie. Siamo favorevoli alla norma ma siamo anche convinti che debba essere introdotta con giudizio e parsimonia. E se dopo questo chiarimento c’è chi penserà che chi scrive questi editoriali e segue il calcio femminile dal 2016 e ha lottato e partecipato a serate ed eventi a sostegno dei diritti delle donne sia un sessista, allora che sia così!

Detto ciò, la Fiorentina Femminile vede sfumare l’obiettivo finale di Coppa Italia al termine del doppio confronto contro la Juventus Women. Dopo lo 0-2 al Viola Park, le bianconere si sono imposte anche a Biella 2-1 al termine di una partita che non scaccia la crisi ma che inevitabilmente fa morale. In mezzo la rete di Omarsdottir il cui ingresso in campo nella ripresa si è rivelato tardivo ed è la riprova che il tecnico svedese Pinones-Arce continua a commettere errori difficili da comprendere. Già col pari casalingo senza reti contro il Parma di settimana scorsa, era abbastanza palese di quanto Madelen Janogy soffrisse il ruolo di falso nueve non essendo una punta di ruolo al pari della collega norvegese. Sebbene il tecnico scandinavo abbia optato per il 4-3-3 standard con Bonfantini alla quarta presenza da titolare consecutiva (può non sembrare ma è una notizia), alla fine ha riproposto un undici troppo simile a quello che ha sbattuto contro le ducali. Risultato: dopo dieci minuti la Juventus è passata in vantaggio con Capeta che quando vede viola si scatena. Il raddoppio bianconero, dopo una sequela di chance mancate, arriva nella ripresa sempre con la portoghese e suggella quello che ormai è il traguardo raggiunto. La rete di Omarsdottir arriva troppo tardi ed è inutile ai fini del risultato, utile solo per le statistiche.

Rimane solo la corsa al terzo posto dunque, ma vedendo come si sta impostando questo campionato l’obiettivo appare di per sé irraggiungibile. Il solito pessimista qualcuno dirà. Non serve esserlo basta analizzare la cornice. La Fiorentina è a soli tre punti dalla Juventus terza in classifica, che potrebbero diventare sei se le bianconere dovessero nuovamente imporsi a Firenze nella gara di campionato che si disputerà sabato prossimo al Viola Park alle 12:30. Qualora si vincesse la questione sarebbe ben diversa ovvio, ma non dimentichiamoci che la Fiorentina sta facendo la corsa con due squadre che forse non hanno un valore di rosa che ha la Viola, ma che stanno lottando con le unghie e con i denti per arrivare a quello stesso traguardo, e sono Lazio e Napoli. In più ci sono le stesse bianconere che sono ovviamente le più quotate al terzo gradino del podio lasciando di fatto fuori le tre squadre precedentemente citate. Mancano cinque giornate alla fine della Serie A Women 2025-2026 e sebbene sulla carta il cammino della Fiorentina non è nemmeno tanto difficile (le uniche sfide top sono contro Juventus domenica prossima e Lazio a Firenze all’ultima giornata), le chance di arrivare al terzo posto sono minime. Di conseguenza si rischia di vivere un secondo anno consecutivo di totale anonimato. Il progetto Fiorentina Femminile non sta crescendo ma nemmeno naufragando. È letteralmente fermo al palo. La scelta di affidare la panchina ad un tecnico straniero, e proveniente da un calcio più sviluppato, si è rivelata controproducente. Ci sarebbero altri aspetti da considerare ma ne riparleremo quando sapremo quale sarà la sorte del tecnico svedese a fine stagione. Riteniamo comunque ingiusto dare tutte le colpe al coach. Perché anche chi si diletta di aver costruito questa “grande” Fiorentina deve per forza di cose rientrare nei soggetti sui quali fare delle doverose riflessioni. Tutto sarà rimandato a fine stagione ma le mosse della società nella prossima estate ci faranno capire qual è il progetto che gira attorno al calcio femminile a Firenze. E se possiamo fare una previsione: le cose sembrano molto buie.

Una buona notizia arriva però nuovamente dal fronte Primavera Femminile. La squadra di Simone Gori è riuscita a strappare un punto d’oro nella gara di Vinovo contro la Juventus (che coincidenza) senza segnare ma mantenendo anche la porta inviolata. Più passano le settimane più ci si mangia le mani per tutto quel tempo e quei punti perduti nella prima parte di torneo che hanno quasi fatto rischiare alla Fiorentina la caduta in Primavera 2. Anzi, attendiamo fiduciosi il doppio confronto con il Parma in semifinale di Coppa Italia Primavera Femminile. L’accesso alla sfida finale potrebbe veramente trasformare una stagione da dimenticare in un insperato successo. Che per il centenario non sarebbe nemmeno così male.

Per chiudere dobbiamo però fare i conti con una triste verità. Lo diciamo subito e senza mezzi termini: il calcio femminile in Italia non interessa a nessuno, e parliamo di ambienti del tifo. Sabato scorso abbiamo visto le tribune del Viola Park gremite di oltre duemila sostenitori gigliati a supportare i ragazzi di Paolo Vanoli in allenamento. Sarebbe bello vedere quei duemila sostenitori – tra cui abbiamo visto molto bambini – a seguire anche le vicende della Fiorentina Femminile. Sebbene l’Italia riempie le tribune quando c’è da seguire la Nazionale Femminile, al livello di club – salvo la Roma che registra sempre buone presenze al Tre Fontane perché vince e convince – cadono le braccia. Intanto chi vi scrive ha seguito negli ultimi dieci giorni tre partite in giro per l’Europa. Partiamo da Arsenal-Tottenham di sabato scorso, disputata all’Emirates Stadium: 46.123 spettatori. Prima ancora il quarto di finale di Champions sempre tra Gunners e Chelsea Women, sempre all’Emirates: 27.000 e passa. Ultima, anche per importanza, Olympique Marsiglia-Montpellier (squadra di una nostra vecchia conoscenza) al Velodrome: 35.713 presenti. E per quest’ultima gara aggiungiamo che era tra quartultima della classe contro ultima. Che dire abbiamo capito che nel nostro paese ci sono barriere culturali troppo toste da buttare giù e probabilmente combattiamo una battaglia che non può essere vinta, anche perché sono le stesse società che hanno smesso di combatterla. Ci viene da pensare a tutte quelle calciatrici top che al momento sono qui e non vedono l’ora di darsela a gambe. O anche quelle che hanno scelto di rimanere temporaneamente in Italia ma che vivono coi loro occhi l’immobilismo di un movimento che in sette anni è nato, ha raggiunto il culmine e ora sta morendo e sono costrette ad ascoltare le balle di chi governa questo sistema che continua a raccontarci la favola dello “stiamo crescendo”. Vedrete vedrete… sì, i biglietti aerei delle calciatrici pronte ad andarsene dall'Italia. La prossima potrebbe essere Wälti della Juventus.