CIAO ALESSANDRO, CI MANCHERAI TANTO

06.04.2020 00:00 di Tommaso Loreto Twitter:    Vedi letture
CIAO ALESSANDRO, CI MANCHERAI TANTO

Alessandro Rialti era prima di tutto un punto di riferimento. Lo era per la Fiorentina che si trattasse di sottolineare un aspetto positivo o evidenziarne un difetto. Lo era per i tifosi, con i quali mai si è sottratto al confronto e con cui ha sempre discusso di Fiorentina in quell'università del calcio che Mario Ciuffi aveva fondato al Bar Marisa davanti al Franchi. Ed era un punto di riferimento anche per chiunque volesse provare a seguirne le orme professionali.

Sandro era la Fiorentina, nella sua essenza. I suoi pezzi, divenuti collezione nel ricordo delle vittorie più belle dei viola, trasudavano di quella fiorentinità che aveva sempre portato come fiore all'occhiello. Schietto, diretto, ironico, talvolta persino affettuoso o battagliero a seconda del momento. Pronto a conteggiare almeno un migliaio di tifosi in più all'allenamento a porte aperte solo per poter sottolineare lo straordinario attaccamento di quella Curva che lui difendeva sempre e comunque. Ed è anche per questo che poi tutti, anche in società, un parere glielo chiedevano sempre.

Portava con sé storia e tradizione di una città intera, il ricordo di una vita spesa da tifoso prima di accomodarsi in una tribuna stampa che allo stadio non è mai stata così comoda come avrebbe voluto. Portava con sé anche un modo di lavorare che ha fatto scuola, una conoscenza di quel mestiere che ha sempre onorato restando sul marciapiede, in attesa della notizia a discapito di qualsiasi intemperia. Che fosse in attesa di un'intervista o in sala stampa con Alessandro ci parlavano tutti, dai più giovani appena arrivati ai senatori del mestiere che con lui hanno girato l'Italia e l'Europa in lungo e in largo per raccontare la Fiorentina. Anche questa sua disponibilità l'ha reso figura di riferimento, quel suo modo di apparire burbero per poi ascoltarti con attenzione a Firenze lo conoscevano e lo apprezzavano tutti.

Chi ha vissuto la Fiorentina prima di tutto da tifoso non dimenticherà mai i suoi articoli, le sue narrazioni di partite mitologiche, ma chi lo ha vissuto da maestro ancor prima che collega non dimenticherà nemmeno la sua sintesi giornalistica e quella vena fiorentina impossibile da contenere quando le cose si facevano brutte o ancor peggio noiose. Figuriamoci il vuoto che lascia oggi a chi ha vissuto entrambe le figure. I titoli del suo giornale, il Corriere dello Sport Stadio, hanno a lungo tappezzato i muri di una camera qualsiasi, incastonati tra i poster di Rui Costa e Jim Morrison. Poi quando nel 2006, alle porte di Calciopoli, cominciò il mio cammino professionale fu quasi immediato andare oltre l'iniziale timore reverenziale. Sandro sapeva tenere eccome un contraddittorio, ma non l'avrebbe mai fatto con un collega alle prime armi, piuttosto lo avrebbe bonariamente ripreso di fronte a un'inesattezza. 

In tanti si sono abbeverati dei suoi consigli, anche chi scrive. Come quando mi ritrovai sotto il diluvio a Newcastle per un'amichevole con la Fiorentina poi interrotta e mentre riferivo tabellino e risultato parziale se la rideva di gusto, o come quando si prestò volentieri a un pesce d'aprile con Firenzeviola.it che lo proponeva nuovo responsabile delle comunicazioni della società. Fosse andata davvero così avrebbe certamente trasmesso la sua fede viola e quel suo dna unicamente fiorentino, e certamente avrebbe saputo reggerne peso e responsabilità. In questo periodo drammatico la domenica appena trascorsa è ancora più triste delle precedenti. Firenze, la Fiorentina e i fiorentini perdono un pezzo della loro storia e un uomo che come pochi altri sapeva raccontarla e tramandarla. Ciao Sandro, ci mancherai tanto.